72. Sailor Song

630 28 14
                                        


È tardo pomeriggio quando rientro in casetta, ancora un po' frastornata dalla giornata. Nonostante tutto, è stato un compleanno diverso da tutti gli altri. Forse il primo in cui non mi sono sentita completamente sola.

Appena entro, trovo sul mio letto una busta chiusa con il mio nome scritto a mano sopra. Lo riconoscerei tra mille, quel modo un po' nervoso di tracciare le lettere, come se le parole fossero sempre troppo lente rispetto ai pensieri.

È la calligrafia di mio padre.

Resto immobile per qualche secondo, con il cuore che mi martella in petto. Poi, lentamente, mi siedo e la apro.

"Isabelle
so che oggi compi diciott'anni. Non so nemmeno bene perché ti sto scrivendo, o forse lo so fin troppo bene.

Ho perso tanti giorni con te. Troppi. Anni che non torneranno più indietro, parole che avrei dovuto dire e che sono rimaste incastrate tra l'orgoglio e la paura.
Non so se tu possa mai perdonarmi, e forse nemmeno lo pretendo più.

Ma volevo che sapessi una cosa: oggi ho pensato a te tutto il giorno. Ho pensato a quando sei nata, alla prima volta che ti ho presa in braccio, alla tua testardaggine, alla tua voce che cantava anche quando non c'era nessuno ad ascoltare.

Tu sei sempre stata speciale, Isa. Solo che io non ero abbastanza forte per restarti vicino dopo tutto quello che è successo. Ti ho visto diventare il ricordo vivente di tua madre, e per me era troppo. Troppo dolore, troppa verità.

E invece tu sei cresciuta. Hai trovato il tuo posto. Stai brillando.
E oggi, da lontano, ti guardo e mi dico che, anche se non sono stato lì, tu ce l'hai fatta.

So che le parole non bastano, ma oggi te le lascio lo stesso.
Tuo padre."

Resto a fissare la lettera per un tempo che non riesco a quantificare. Le mani mi tremano, e non capisco se è rabbia o solo emozione mal gestita. Quelle parole fanno male, ma in un modo strano... come quando ti togli una scheggia: brucia, ma finalmente il dolore ha un nome.

Poi arriva una notifica sul tablet che ci lasciano in saletta video. Un file.

Clicco.

Lo schermo si accende e compaiono loro.

Due ragazzini molto biondi, con dei riccioli perfetti , quasi identici, gemelli. Elia ed Enea, hanno 11 adesso, sono cresciuti tantissimo. Nessuno riusciva mai a distinguerli l'uno dall'altro. Io si. Ci riuscivo, e ci riesco ancora, dal sorriso. Elia ha sempre avuto io sorriso timido, pronto a intenerirti, mentre Enea furbo, pronto ad ammaliarti. A destra c'é Noah, gli occhi azzurri fissano la telecamera, nello stesso modo in cui guardava i miei. Mi mancano tremendamente.

"ISA!" urla subito Noah. "Tanti auguri sorellona! Ci manchi tantissimo!"

"Quando vinci il programma ci porti al mare, vero?" chiede Enea, e Elia ride.

"Auguriiiii!" dice con la sua voce ancora incerta.

Poi, sullo sfondo, si sente la voce di papà: "Dai ragazzi, ditele che la amate!"

"Tanto! Troppissimo!"

Il video si chiude con loro che mandano baci e salutano, ognuno a modo suo.
"Torna presto" dice Noah. Non reggo. Rimango lì, da sola, con gli occhi lucidi e il petto pieno di qualcosa che non so gestire.

Amore. Mancanza. Rancore. Speranza.

Un casino.

Sono fuori, seduta su una panchina del cortile, quando sento dei passi avvicinarsi. Non serve guardare. È lui.

Luca si siede accanto a me senza dire nulla. Ha quel suo modo di starmi vicino che non ha bisogno di parole, e proprio per questo mi fa sentire al sicuro.

"Tuo padre?" chiede dopo un po', con voce bassa.

Annuisco. Gli porgo la lettera. Lui la legge in silenzio, poi me la restituisce.

"Ti aspettavi qualcosa da lui oggi?"

"Non lo so."

"Ti ha fatto piacere?"

"Mi ha fatto male."

"Ma non è la stessa cosa."

Scuoto la testa, combattuta. "Non voglio illudermi. Non voglio che basti una lettera a cancellare tutto."

"Non deve cancellare niente," dice Luca, guardandomi. "Ma forse può essere un inizio. O una chiusura. Dipende da te."

Gli occhi mi si riempiono di lacrime, e mi odio per questo. Perché mi fa sempre questo effetto.

"Mi ha mandato un video dei miei fratellini."

"Visto?" sorride. "Qualcosa di buono, in mezzo al casino."

"Mi manca la mia famiglia."

"Lo so."

Luca mi prende la mano, intreccia le dita alle mie.

"Ma tu ne stai costruendo un'altra, lo sai?"

Lo guardo. "Con te?"

"Con tutti noi. Con Chiara, J, Francesca. Ma sì, anche con me." Sorride appena, e abbassa lo sguardo. "Anche se magari in un modo un po' più... speciale."

Mi scappa un sorriso. Piccolo, sincero, quasi timido.

"Grazie."

"Per cosa?"

"Per esserci. Sempre."

"Non potrei fare altrimenti."

Mi appoggio alla sua spalla, e per un attimo, solo un attimo, mi sento intera. Come se la crepa che ho dentro non fosse sparita, ma almeno non facesse più così male.

Spazio Autrice:
Ciao Ragazzi!💓 come state? Io stavo bene, prima di vedere la puntata del serale di ieri sera. Oggi sarebbe dovuto uscire infatti il capitolo relativo a quella puntata, ma mi sono rifiutata di scriverlo; ovviamente arriverà, solo che prima volevo regalarvi questo piccolissimo capitolo, prima di ciò che succederà.
Nonostante tutto, la storia di Isa andrà avanti durante questo serale, spero che sarete ugualmente curiosi di leggerla! (Ovviamente Luca non sparirà, resterà sempre il punto fisso di Isa, quindi ci saranno lo stesso interazioni amorose tra i due, solo in contesti leggermente diversi)
Grazie e scusatemi per la lunghezza di questa parte, ma credo sia dovuta.
XX

-Mag

Duetto di cuori -Luk3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora