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Ethan

Boston di notte sa essere spietata.

Le luci dei grattacieli sembrano stelle inchiodate al cemento, e il rumore del traffico si fonde con quello dei motori pronti a mordere l’asfalto.

Siamo nel vecchio distretto industriale, tra magazzini dismessi e silenzi scomodi.

Il tipo di posto dove la città dimentica i suoi peccati — e dove noi li facciamo correre a duecento all’ora.

La mia macchina ringhia piano, come un animale trattenuto al guinzaglio.

Il volante tra le mani, la pelle calda, il battito troppo lento. Non ho paura. Non qui. Non ora.

Poi la sento.
Meredith.

Non la vedo, ma so che c’è.
È come un impulso sotto pelle, come una pressione costante dentro al petto.

L’odore della sua pelle, magnolia e pioggia.

Il modo in cui mi sussurrava “vai” quando il semaforo diventava verde.
Il suo corpo incastrato col mio, dopo ogni vittoria. Dopo ogni sconfitta. Dopo ogni volta che avevo bisogno di sentirla vera.

Una corsa.
Una sola.
Poi basta.

Sullo start siamo in quattro. Uno è Braiden, camuffato sotto una giacca troppo larga e un cappuccio.

Fa il suo gioco. Io faccio il mio.

Il fazzoletto vola...

...verde.

Esplodiamo.

Le gomme urlano, le auto mordono l’asfalto, e Boston scorre come un proiettile impazzito sotto di noi.

Prendo il primo tornante in derapata, lascio che il posteriore slitti per un secondo.

Respiro.

Non corro contro loro.

Corro contro me stesso.

Contro la voce di Meredith nella mia testa che dice «Ethan, fermati».
Contro il suo corpo nudo sulla mia pelle, quando ancora potevo toccarla senza sentirmi in colpa.

Mi allungo sulla sinistra. Il secondo pilota sbaglia curva.

Rimangono in due.
Me e quello con la Mustang nera.
Targa coperta.

Sconosciuto.

Alzo lo sguardo. Un istante.

E la vedo.

Tra la folla, dietro il nastro.
Meredith.

Occhi  che mi bruciano da lontano.
Le sue mani strette contro il petto, come se volesse trattenere il cuore.
O il mio.

Il mio piede affonda sull’acceleratore.

Ultima curva.
La Mustang sterza in ritardo, troppo aggressivo.
Io anticipo, taglio stretto, vado in testa.

Linea d’arrivo.

Vinco...come sempre

Il mio nome sulle labbra dei presenti.

Mi fermo.

Il cuore mi martella. Non solo per la vittoria.

Braiden si avvicina alla mia portiera. Lo sguardo allarmato.

«Quel tizio...» dice, guardando verso la Mustang.
«Non è registrato. Non è uno dei nostri.»

«E allora cos’è?»

«Qualcosa che non torna.»

Mi volto.

Ma la macchina nera è sparita.

E con lei, Meredith.

Take Me  (Lose Me) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora