23

82 6 0
                                        

Meredith

C’è qualcosa che non va.

Non è solo una sensazione, è un allarme interno che mi esplode nel petto come una sirena muta, un istinto primordiale che mi morde la nuca e mi costringe a voltarmi, a controllare, a trattenere il respiro, come se l’aria fosse diventata più densa, più carica, come se qualcuno stesse trattenendo il fiato con me, da qualche parte nell’ombra.

Nicole parla, la sua voce arriva ovattata, come se fossimo sott’acqua, come se la distanza tra noi fosse diventata improvvisamente di chilometri, e non riesco a capire una parola, perché il mio cuore batte troppo forte, troppo rumoroso, e gli occhi non smettono di muoversi, di correre, di scrutare ogni centimetro del garage come se aspettassero un movimento, una conferma, un errore.

Poi lo vedo.

Un riflesso, piccolo, impercettibile, ma lì.

Rosso.

Pulsante.

Un battito che non è il mio.

«Nicole… ferma.»

Lei si blocca all’istante, lo sa, lo sente anche lei che qualcosa non quadra, che sto guardando qualcosa che non dovrei vedere, e segue il mio sguardo senza dire nulla, mentre mi inginocchio accanto alla pila di copertoni, la mano che si infila istintivamente dietro una grata arrugginita, le dita che sfiorano il metallo freddo, e poi…

Un click secco, quasi un sospiro.

La luce si spegne.

Tiro fuori la telecamera, piccola, nera, professionale. Niente di amatoriale, niente da quattro soldi. È roba seria. È connessa a qualcosa, o a qualcuno. E non serve un genio per capirlo.

«Ci stanno guardando,» sussurro, e la voce mi trema anche se cerco di sembrare lucida, forte.

Nicole si irrigidisce all’istante, come se le avessi appena detto che abbiamo un’arma puntata alla schiena.

«Da quanto?» chiede a bassa voce, quasi un sibilo.

«Non lo so,» rispondo, ma la verità è che non voglio nemmeno pensarci, non voglio sapere da quanto tempo ci stanno spiando, non voglio sapere chi ha sentito cosa, chi ha visto noi due entrare, chi sa che siamo qui a cercare Mike, a seguire briciole di un fantasma che forse è ancora vivo o forse… no

Le mani mi tremano, lascio cadere la telecamera a terra, il plastico nero tocca il pavimento con un suono sordo

Poi alzo il piede e la schiaccio.

Si spezza.

Rumore secco.

Come se volessi rompere qualcosa che non riesco a controllare, come se distruggere quel piccolo occhio bastasse a liberarmi da tutto il resto

Mi siedo sul bordo di un vecchio pneumatico, le ginocchia deboli, e stringo ancora quel portachiavi, Mummie’s Knight, tra le dita, più forte stavolta, come se potesse salvarmi la vita, come se potesse parlarmi, dirmi la verità

Solo due persone al mondo lo conoscono.

Mike.

…ed Ethan.

E il pensiero mi colpisce come un pugno in pieno stomaco

E se Ethan fosse coinvolto?

E se questa non fosse solo una caccia per trovare Mike, ma anche per scoprire cosa diavolo nasconde?

Mi ha lasciata, mi ha guardata negli occhi e ha detto che era finita, che non c’era più nulla, che non voleva più combattere per noi. E io… io ho creduto al dolore nei suoi occhi, ho creduto alle sue mani fredde quando ha lasciato la mia catenina sul tavolo. Ma ora mi chiedo…

Mi sta proteggendo… o mi sta mentendo?

Mi viene in mente Braiden.

Il modo in cui mi ha guardata qualche sera fa, nella mia cucina, mentre  si stringeva nelle spalle come se avesse addosso un peso troppo grande. Non era triste. Era colpevole.

E quel giorno al bar… quando ha visto l’anello. Avevo dimenticato di toglierlo, e lui… ha abbassato lo sguardo, si è morso la lingua. Come se volesse dirmi qualcosa. Come se volesse urlare tutto e non potesse.

Perché?

Perché ho la sensazione che sappia più di quanto dovrebbe?

Mi alzo di colpo.

Nicole scatta verso di me.

«Meredith? Che succede?»

La guardo negli occhi. Non so come spiegarglielo. Non ho certezze. Solo la pelle che mi brucia e la gola chiusa.

«Andiamo via. Ora.»

Lei mi fissa, cerca qualcosa nel mio volto, qualcosa a cui aggrapparsi.

«Hai capito qualcosa?»

«Non tutto…» rispondo, la voce bassa, feroce, come se stessi masticando spine, «…ma qualcosa non torna. E io non riesco più a fidarmi.»

Lei annuisce appena. Capisce anche senza spiegazioni. Nicole è così. Non fa domande quando capisce che la verità può far male. E mi segue.

Uscite fuori, l’aria è pesante, il cielo ha il colore del piombo. La pioggia inizia a cadere, lenta, spessa, come se il mondo stesse trattenendo il fiato con noi.

Salgo in macchina, accendo il motore, i tergicristalli iniziano a muoversi mentre ci allontaniamo, lasciandoci alle spalle quel garage e i ricordi incrostati nei muri.

Non sappiamo ancora cosa abbiamo trovato.

Ma sappiamo che non eravamo sole.

Su un tetto, poco distante, una figura incappucciata ci osserva, immobile, gli occhi fissi sulla nostra macchina, come se stesse prendendo nota, come se stesse aspettando.

Non la vediamo.

Non possiamo.

Ma lei ci vede perfettamente.

E non è sola.

Take Me  (Lose Me) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora