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Meredith

Il rombo del motore mi rimbomba nel petto, ma non è ancora abbastanza, non è ancora quel suono che fa tremare le ossa e incendia le vene, non è la voce della velocità che ti grida che sei viva, che puoi ancora scegliere, correre, sbagliare, vincere, cadere, ma farlo a cento all’ora, con le mani sul volante e il cuore in gola

Non sono Ethan, non ho i suoi riflessi chirurgici, la sua freddezza, il modo in cui sembrava diventare una cosa sola con il motore, ma ho qualcosa che forse vale di più, qualcosa che mi ha lasciato anche senza volerlo, senza accorgersene, forse mentre mi amava, forse mentre mi lasciava andare

La fame

La fame di sentire il cuore sbattere forte contro le costole, di farmi male con ogni curva, con ogni frenata, di andare veloce solo per sentire che ci sono ancora, che respiro, che mi muovo, che niente, nemmeno lui, può tenermi ferma

Nicole è lì, appoggiata al cofano come se fosse un trono, occhiali da sole scuri nonostante l’ombra del garage, lattina di Coca Cola Zero nella mano come sempre, una costante, una certezza

«Stai migliorando,» dice, e il suo tono è quasi tenero, ma la conosco, so che mente

«Mentimi meglio,» rispondo con un mezzo sorriso, stanco, tagliente

Lei si avvicina piano, si ferma accanto al finestrino, si china un poco per guardarmi meglio

«Ti manca,» mormora

Non serve chiedere chi

Annuisco, non lo nego, non posso, non ci riesco

«Anche quando mi fa male,» sussurro, e le parole mi escono come vetro sotto la lingua

Silenzio, uno di quelli che pesano come piombo

Poi sentiamo il cancello aprirsi, il rumore di metallo che scorre, e Alex entra come un uragano vestito bene, stivali alti, jeans neri, capelli raccolti in una treccia che urla guerra, e quell’aria da tempesta sotto controllo che la fa sembrare sempre sul punto di esplodere, ma che in realtà tiene tutto dentro finché non è il momento di colpire

«Wow, questa Lamborghini ti dona,» dice, sarcastica come sempre, «sembri pronta a incendiare Boston, o almeno a far saltare in aria qualche ego maschile»

Sorrido senza gioia, ma non distolgo lo sguardo dal volante

«Lo spero, perché se non corro… impazzisco,» lo dico piano, ma la mia voce è acciaio

Alex si accomoda dietro, si scambia qualche battuta leggera con Nicole, ma poi ci guarda entrambe, seria, gli occhi stretti come chi ha intuito qualcosa nell’aria

«C’è qualcosa che non va, lo sento,» dice, e nel momento esatto in cui lo dice… succede

Un ragazzino arriva in bici, massimo dieci anni, maglietta larga, zaino sgualcito sulle spalle, consegna un pacchetto nelle mani di Nicole con la sicurezza di chi è stato pagato per non fare domande

«È per te,» dice, poi scappa via pedalando come se sapesse che era meglio andarsene in fretta

Nicole lo guarda, poi me lo porge, le sue dita sfiorano le mie, c’è un brivido

Lo apro piano, dentro c’è solo un vecchio cellulare, bruciato, annerito, inutilizzabile, e un biglietto, piegato in quattro, piccolo, quasi innocuo

Lo apro, leggo

"Corri, Barbie. Lui non ha tempo."

Il sangue mi si gela

Mi manca il fiato

Solo due persone mi hanno mai chiamata così, Ethan… e Mike

E solo una delle due sapeva quanto odiassi quel nome, e quanto in realtà lo amassi proprio per quello

«Meredith…» mormora Nicole, il volto teso, «che vuol dire?»

«È Mike,» sussurro, senza staccare gli occhi dal biglietto

Alex si raddrizza di colpo

«Cosa stai dicendo?»

«È il suo modo. Solo lui… solo lui lo avrebbe scritto così. E se ha mandato questo, se mi sta dicendo di correre… vuol dire che è vivo»

Nicole mi afferra per il braccio, stretta

«Sei sicura?»

«No. Ma lo sento. E non posso ignorarlo. Non voglio più aspettare di vedere il suo nome su un altro necrologio. Non questa volta. Non Mike.»

Un silenzio strano cade tra noi, carico, teso

Poi Nicole si gira verso Alex, lo sguardo duro, deciso

«Ci siamo dentro tutte insieme, giusto?»

Alex non esita

«Ovviamente. Ma stavolta niente Rick, niente Dominik, niente uomini a complicare le cose. Solo noi.»

«Solo noi,» ripete Nicole, come un giuramento

Le guardo, e per la prima volta da giorni sento il cuore che batte non per paura, non per dolore, ma per qualcosa di diverso

Forza

Stringo il biglietto con una mano, lo piego piano e lo infilo nel reggiseno come se fosse una promessa, una sfida, una chiave

«Andiamo a cercarlo,» dico

E stavolta… non mi fermerò

Non per Ethan

Non per Braiden

Non per nessuno

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