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Meredith

Una settimana dopo

Noi

La luce del tramonto danza lenta tra le tende di lino, velando la stanza con sfumature color pesca e oro. La casa di nonna Madelaine, adagiata sulle sponde del fiume River, è immersa in un silenzio che sa di pace.
Di ricordi.
Di cose vere.

C’è odore di lavanda, di pane appena scaldato, e delle vecchie pagine dei romanzi che lei colleziona.

Ma tutto questo scompare, si sfuma, perché adesso… c’è solo lui il mio angelo nero.

Disteso sul letto, la camicia sbottonata che rivela il fianco ancora fasciato. I capelli spettinati, la pelle scaldata dal sole calante. E quegli occhi, profondi, stanchi ma vivi ,che appena mi vedono, si riaccendono.

«Chiudi la porta,» sussurra, con la voce roca che sembra un sussurro inciso nella pelle.

Obbedisco. In silenzio. E in quel gesto c’è tutto il mondo che lascio fuori.

Mi avvicino a lui piano, come si fa con le cose sacre. Mi inginocchio accanto al letto, le dita tremanti che gli accarezzano il volto.

Lui sorride appena. Poi mi prende il viso tra le mani, come se avesse paura che fossi un sogno che può svanire.

«Ci sei davvero,» mormora. «Dio, Me… non riesco ancora a crederci.»

«Sono qui. Sono tornata. Per restare.»

Si sposta, apre le braccia. Salgo sul letto, mi stendo accanto a lui, e il mondo , questo mondo , smette di fare rumore.

Ci tocchiamo come se fosse la prima volta ma anche come se fosse l’ultima.
Le sue mani scorrono sulla mia pelle, lente, precise.
Le sue labbra trovano le mie, calde, salate di tutte le notti in cui ci siamo mancati.

«Ho avuto paura,» gli confesso. «Paura di perderti. Paura di trovarti cambiato.»

«Sono cambiato,» dice, sfiorandomi il fianco.
«Ma tu mi hai riportato a casa. Sei sempre stata la mia bussola.»

Mi bacia il collo. Le sue dita intrecciano le mie, poi mi solleva il mento.

«Sai cosa sogno?» chiede.

«Dimmelo.»

«Una veranda sul fiume. Il rumore dell’acqua la sera. Due tazze di caffè al mattino. E tu, che mi svegli con una carezza e mi mandi al diavolo appena sbaglio qualcosa.»

«Non suona male…» sorrido.

«E magari una bambina. Con gli occhi tuoi e il mio modo testardo di rispondere al mondo.»

Rido, commossa.
«Così possiamo litigare in tre?.»

«O un maschietto. Così gli insegno a guidare. E a proteggerti.»

«E lo chiameremo Mike,» sussurro. «Per ricordare.»

Ethan annuisce. C’è una lacrima nei suoi occhi che non scivola, ma brilla.

Facciamo l’amore come chi ha lottato troppo, ma non ha mai smesso di sperare.
I suoi baci sono promesse.
I suoi sussurri, giuramenti.
Il suo corpo, casa.

E quando ci ritroviamo stretti sotto le lenzuola leggere, con il rumore del fiume che culla la notte, Ethan mi tiene contro di sé.

«Non ho più bisogno di correre per scappare,» dice. «Ora corro per vivere. Con te.»

Gli bacio il petto. Sento il battito lento del suo cuore. Il nostro tempo.

«E io non ho più bisogno di essere forte da sola. Ora siamo forti insieme.»

Fuori, le stelle iniziano a brillare.

Dentro, noi brilliamo di più.

Siamo noi.
Siamo adesso.
E questa, finalmente, è vita.

Take Me  (Lose Me) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora