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MEREDITH

La notte ha il sapore del ferro e della guerra.

Sfrecciamo lungo le strade secondarie come fantasmi, invisibili ma pronti a colpire.
Il volante tra le mani è vivo, come se sentisse il sangue nelle mie vene.
Il motore della Lamborghini brontola sotto di me, pronto a ringhiare.
Nicole è al mio fianco, lo sguardo fisso sulla strada.
Alex dietro, le dita veloci sulla tastiera, il viso illuminato dalla luce blu del laptop.

Siamo una squadra. Non solo ragazze. Non più comparse.
Adesso siamo l’incubo di chi pensava di tenerci fuori.

«Sei sicura di voler guidare tu?» chiede Nicole, un sopracciglio alzato.

Sorrido. Non un sorriso di  quelli di una che si sta divertendo. Ma  di chi ha deciso.

«È ora che anche io faccia la mia corsa.»

Alex intercetta un segnale.

«Ho qualcosa. Comunicazioni criptate. Il segnale è statico ma ricorrente. Li tengono in un vecchio magazzino al limite sud del porto. Ed è sotto sorveglianza.»

Nicole guarda la mappa.
«Ci sono due ingressi laterali, ma hanno sensori termici. Però…»
indica un punto
«una vecchia linea di scolo passa sotto. La struttura è collegata alla rete fognaria della città. Lì non hanno messo occhi.»

Alex annuisce.
«Il file è chiaro. Demian li tiene nel piano inferiore. Tre celle. Una sala controllo. Due guardie fisse. E uno spazio centrale con vista sui prigionieri.»

Io fisso lo schermo.
Ethan.
Il mio caos. La mia pace.
Il ragazzo che ho scelto, anche quando lui non riusciva a scegliere se stesso.

«Entriamo da sotto. E facciamo rumore abbastanza da farli tremare.»

La Lamborghini si ferma a un chilometro dalla zona calda. Nicole scende e prosegue con il furgone di copertura, nascondendolo tra container arrugginiti.
Io e Alex entriamo a piedi, guanti neri, visiere basse, coltelli nascosti.
Silenziose come la vendetta.

«Contatto in arrivo a est,» sussurra Alex sugli audio di WhatsApp.
Nicole la sente e risponde subito:
«Li distraggo. Cinque minuti.»

La sento partire. Il rombo del furgone accelera. Una luce si accende.
Urla.
Spari.
Perfetto copertura riuscita.

Io e Alex scivoliamo nel tunnel.

L’odore di muffa e ruggine è nauseante. I ratti fuggono al nostro passaggio.
Ma io ho un solo obiettivo davanti agli occhi.

Ethan.

Strisciamo sotto le grate di ferro. La luce è fioca. Ma sopra di me sento passi. Voci.

E poi…
Il suo nome.

«Ethan.»

È Braiden. La voce rauca, affaticata.
«Reggi. Stanno arrivando.»

Mi fermo.
Alzo lo sguardo.
Una crepa nei tubi. Una grata forzata.

Mi sollevo piano.
Guardo dentro.

Li vedo.

Mike, le labbra tagliate ma gli occhi vivi.
Braiden, il volto sporco di sangue, ma ancora fiero.
E Ethan.

Legato. Ferito.
Ma con quello sguardo che conosco. Quello che dice non avete ancora vinto.

Gli occhi suoi incontrano i miei.
Blu. Tempesta.
Il cuore si spezza e si ricuce nello stesso secondo.

Torno indietro di scatto.

«Ci sono. Li ho visti. Sono vivi.»

Alex si gira.
«Nicole ha attirato le guardie fuori. Adesso o mai più.»

Nicole arriva, scompigliata, ma col sorriso della furia.

«Ho fatto il giro. Uno dei furgoni è incustodito. Possiamo usarlo per l’uscita.»

Nicole carica la pistola.
Alex si sistema i capelli sotto il cappuccio.
Io allaccio i guanti.

E per un istante… siamo le stesse ragazze che guardavano le corse da lontano.
Solo che ora… siamo al centro della pista.

Nicole stringe la mano di Alex.
«Facciamogli vedere chi sono le ragazze di Boston.»

E io, con il cuore che urla e la paura che tace…

Sto tornando da lui.

E se Demian pensa di controllare questo gioco…
allora non ha mai visto cosa succede quando tre donne decidono di riscrivere le regole.

Take Me  (Lose Me) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora