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ETHAN

Non so cosa sto cercando.
Forse un ricordo.
Forse un fantasma.

Ma so che devo tornare lì. Al garage.
Quel posto dove ogni vite racconta una storia. Dove l’aria sa di benzina e di passato.
Dove Mike ed io eravamo invincibili.

Ora invece… c’è solo silenzio.
Un silenzio che mi rimbomba dentro come se urlasse.

Cammino avanti e indietro tra le macchine coperte, le ombre taglienti, i ferri dimenticati.
Le mie scarpe fanno rumore sul cemento, ma non basta a zittire quello che ho in testa.

La Mustang nera.
Il fulmine.
Meredith.
Braiden.
Mike.

È tutto confuso.
Un puzzle dove ogni pezzo taglia le dita.

Mi passo le mani tra i capelli, li sento ricadere davanti agli occhi.
Lei diceva sempre che le piacevano così.
“Il mio angelo nero”, mi chiamava, ridendo.
E io ridevo con lei, anche se non credevo a nessuna delle due parole.

Un angelo non ha le mani sporche di sangue e vernice.
Un angelo non tradisce chi ama per salvarla.
Un angelo non scappa.

Sorrido amaramente.

Poi… un rumore.

Mi blocco.

Mi volto, i muscoli tesi, il cuore in gola.
Pronto a tutto.
Tranne che a loro.

Meredith. Alex. Nicole.

Meredith entra per prima.
I suoi occhi si fermano su di me e sembrano dirmi tutto e niente allo stesso tempo.
E io resto lì, muto, mentre dentro sento esplodere qualcosa che pensavo sepolto.

Lei abbassa lo sguardo. Ma non arretra.
No.
È più forte ora. Più vera.

«Non pensavo di trovarti qui,» sussurra. La sua voce è sabbia e miele, come sempre.
Dolce e ruvida. Calda e tagliente.

«E io non pensavo che saresti tornata in un posto che ti spezza ogni volta,» rispondo, con la voce più bassa del necessario. Ma non posso fingere. Non con lei.

Alex guarda Nicole, poi con una scusa qualsiasi si allontanano verso il retro.
Ci lasciano soli.
Come se sapessero.

Come se fosse inevitabile.

Ci guardiamo.
Lunghi secondi.
Occhi negli occhi. Silenzio pieno di domande.

«Cosa cerchi, Meredith?»
La mia voce è roca, spezzata.

Lei si stringe nelle spalle. Poi alza lo sguardo, quei cazzo di occhi  pieni di cose che non dice.

«Risposte,» sussurra.

«E pensi di trovarle qui?»

«Non lo so. Forse sto solo cercando un motivo per vederti ancora.»

Il mio cuore perde un colpo.
E poi ricomincia a battere così forte che ho paura lo senta.

Vorrei dirle tutto.
Vorrei prenderla e portarla via da tutto questo.
Ma ho solo un istante per scegliere. E scelgo.

«Vieni con me. Ti porto a casa.»

Lei mi guarda, indecisa. Poi annuisce, senza parole.
Mi segue.

Faccio ad Alex un cenno. Nicole annuisce, come se avessero già previsto tutto.
Come se sapessero che questa sera era scritta da tempo.

In macchina, il silenzio è un vetro spesso tra noi.

Guido, ma ogni tanto la guardo.
Ogni volta che lo faccio è come se mi mancasse il respiro.
Lei guarda fuori dal finestrino, ma le dita sono intrecciate sul grembo.
Sta pensando. Troppo. La conosco.

Anch’io sto per esplodere.
Troppo silenzio. Troppe cose non dette.

All’improvviso, svolto e accosto in una strada laterale. Spengo il motore.
Scendo.
Vado dall’altro lato.
Apro la sua portiera.

Lei si gira verso di me, sorpresa.
«Che succede?»

Non le rispondo.
Mi chino.
Le prendo il viso tra le mani.
Le dita tremano.
E poi la bacio.

Non è un bacio rubato.
Non è disperato.
È puro. Caldo. Lento.

È il mio modo per dirle tutto.
Che l’ho aspettata.
Che ho sperato.
Che ho pianto per lei.

È il mio modo per dirle che non l’ho mai lasciata. Nemmeno un giorno.

Lei si irrigidisce un attimo. Poi si lascia andare.
Le sue labbra tremano contro le mie.
E per un attimo… solo per un attimo… siamo di nuovo noi.

Poi si stacca. Piano.
Respira a fatica.
Appoggia la fronte alla mia.

«Ethan…» sussurra, come se anche solo il mio nome le facesse male.

«Lo so,» le rispondo con voce rotta.
«Non è il momento.
Ma dovevo.
Perché se domani sparisco, almeno tu lo sai.
Almeno non rimane in sospeso.»

Lei chiude gli occhi.
Una lacrima le scivola lungo la guancia.
La sfioro con il pollice, lento, come se fosse sacra.

«Perché mi fai questo?» chiede.
Non c’è rabbia nella sua voce. Solo dolore. E amore.

«Perché sei l’unica cosa vera che ho mai avuto.»

Lei mi guarda, come se volesse odiarmi.
Ma non può.
E io non posso smettere di amarla.

Ripartiamo.
Questa volta non servono parole.

Il silenzio è diverso.
È pieno di tutto quello che non abbiamo detto, ma che ormai conosciamo a memoria.

La mia mano si posa accanto alla sua.
Le dita si sfiorano appena.

E per un secondo… solo uno… è abbastanza.

Ma il cuore, quello no.
Quello pesa ancora.
Pieno di lei.
Pieno di “se”.

E pieno di domani che fanno paura.

Take Me  (Lose Me) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora