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MIKE

Nessuno sa che sono vivo.
E va bene così.
O almeno, è quello che continuo a ripetermi.

Ogni giorno qui dentro è uguale al precedente.
Un capannone abbandonato, all'apparenza un’officina dimenticata fuori Boston.
Dentro… una prigione. Niente sbarre, ma muri che sanno di ruggine e segreti.

Mi tengono nascosto come una minaccia in attesa.
Demian non vuole che nessuno sappia che respiro ancora.
Forse nemmeno io dovrei.
Perché sono diventato ciò che ho sempre odiato: il figlio del mostro.
Il sangue di Demian Creed.

Eppure Karson... lui resta.

Non dice molto.
Mi porta da mangiare, ogni tanto una birra calda e storta come il suo umore, mi concede qualche giro in Mustang e addirittura un paio di corse solo per farmeli vedere, i miei amici la mia vera famiglia.

Mentre altre volte mi concede solo il suo  silenzio.
Ma in quello, c’è più umanità di quanta ne abbia vista in anni.

Oggi però è diverso.

Ha varcato la soglia senza parlare, come sempre. Ma invece di lasciarmi il vassoio sul tavolo…
Mi ha lanciato una chiavetta USB.
Piccola. Inoffensiva.
Come un proiettile prima che esploda.

«Cos’è?» chiedo, voltandomi verso di lui.

«Una traccia.»
La sua voce è roca. Ma non stanca. Decisa.
«Ethan è vicino. Molto più di quanto Creed voglia. Se questa finisce nelle mani giuste… lui ti trova.»

Lo fisso, confuso.
«E tu… vuoi che mi trovi?»

Karson annuisce. Lentamente.
Poi si siede sulla cassa di metallo accanto al muro.
«Non è questo che mi hanno ordinato. Ma a un certo punto, Mike, ti guardi allo specchio e capisci che se continui a fare tutto quello che ti dicono… smetti di essere un uomo.»

Abbasso lo sguardo.
«Perché lo fai per me? Dopo tutto quello che ho fatto… dopo che ho lasciato Ethan, Meredith…»

Lui si passa una mano tra i capelli.
«Perché tu non sei tuo padre. Non sei come lui. Non lo sarai mai.»

Quelle parole mi colpiscono più forte di qualunque pugno.
«Ma è il mio sangue, Karson. È dentro di me. Tutto quello che tocco finisce per marcire.»

«Stronzate.»
La sua voce si alza, più forte del solito. Ma non è rabbia. È dolore.
«Io ti ho visto combattere, Mike. Contro Creed. Contro i tuoi demoni. Ma soprattutto… contro te stesso. E sai chi fa quella guerra? Chi ha ancora un’anima.»

Lo guardo in silenzio.

Poi parla ancora, più piano.
«Ti ho cresciuto come meglio potevo. Forse male. Forse tardi. Ma in quel casino, sei diventato l’unica cosa giusta che abbia mai fatto insieme a Nicole, ho sbagliato tutto e vederti cosi mi ha fatto capire che forse ho viaggiato nella corsia sbagliata, sempre contromano »

Mi viene da dire qualcosa. Ma le parole si bloccano.

Karson si alza.
«Ti lascerò la chiavetta. Ma se fai questa scelta, non c’è ritorno. Creed verrà a cercarti. E non sarà per un cazzo di abbraccio.»

«Lo so,» sussurro.
«Ma non posso più stare fermo. Ethan… deve sapere la verità. Meredith deve stare al sicuro. E tu… meriti di essere libero da tutto questo. Anche tu.»

Lui si blocca a pochi passi dalla porta.

«Sei mio figlio più di quanto io abbia mai voluto ammettere.»
Poi aggiunge, quasi sottovoce:
«E io non ho intenzione di lasciarti morcire qui dentro.»

Quando se ne va, resto solo.
Il silenzio pesa. Ma non fa più paura.

Apro il cassetto sotto il letto.
Una vecchia foto, stropicciata ma intatta.
Io, Ethan, Meredith, Alex… e Dominik.
Un giorno qualunque. Sorrisi veri.
Il mondo era ancora nostro, in quel momento.

Li ho traditi.
Ma forse, se oggi farò la cosa giusta…
forse, un giorno, potranno perdonarmi.

E forse, potrò perdonarmi anch’io.

Take Me  (Lose Me) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora