Tamachi's Medical Hospital, stato di Korijotai. 3 febbraio, ore 7.05
Il monitor registrava costantemente l'attività cardiaca post operatoria di Katsuki.
La pressione arteriosa era buona, i battiti al minuto rimbombavano sullo schermo e si aggiravano intorno ai sessantotto al minuto, e il suo respiro era calmo.
Il mix di morfina e stanchezza lo aveva fatto addormentare non appena era stato portato in stanza dopo l'intervento.
Era andato tutto sommato bene, se non per il proiettile conficcatosi nel braccio che aveva danneggiato un'importante arteria causando una copiosa perdita di sangue.
Perciò, in sala operatoria, era stata necessaria una trasfusione di sangue per ripristinare la regolare quantità di emoglobina nel suo organismo.
Era già nel dormiveglia quando l'infermiera di turno lo aveva chiamato toccandogli il braccio per potergli misurare la temperatura corporea: «Mi dispiace svegliarti. - e gli piazzò il termometro sotto l'ascella - Ma tocca farlo.»
Mentre aspettava l'esito, controllò la flebo, svuotò il pappagallo nel bagno e poi tornò a controllare: «A posto, niente febbre.»
Katsuki era ancora un po' stordito, avvertiva un lieve dolore al braccio ferito e una sensazione di prurito alla coscia, anch'essa suturata perché la pallottola gli aveva lacerato esternamente la pelle. Lo stomaco iniziava a brontolare talmente rumorosamente che l'infermiera, ridendo, gli chiese: «Gradisci un po' di tè con dei biscotti?»
«Se non è di troppo disturbo, per favore.»
Gli controllò i bendaggi delle ferite e sistemò la cartella clinica ai piedi del suo letto, «Ti manderò una mia collega. Se hai bisogno, non esitare a chiamare.», e con due belle guanciotte gioiose, uscì dalla stanza.
Si guardò intorno: alla sua destra, sul tavolino, c'erano portafogli e cellulare.
Non ricordava affatto di essersi spogliato né di averli sistemati lì sopra, ma pensò che fosse opera di qualche infermiera o degli operatori sanitari che si aggiravano tra i reparti.
Prese il telefono, ma vide che la batteria era praticamente esausta, un solo messaggio avrebbe smesso di funzionare del tutto.
Come avrebbe contattato Shoto per farsi portare un cambio?
Sbuffò e si strofinò il viso, girando poi la testa alla sua sinistra, dove notò un lettino vuoto e, poco più in fondo, una poltrona con una persona sopra che dormiva appoggiata al bracciolo.
Spalancò le palpebre quando riuscì a mettere a fuoco la figura femminile che stava riposando tutta rannicchiata e con una giacca addosso.
Era Rin.
Ma che ci faceva lì?
L'allarme proveniente dalla stanza accanto a loro la fece destare completamente al punto da farla muovere di soprassalto e ingiuriare il degente che aveva pigiato quel bottone: «Ma questo brutto coglione! Se non muori ti ammazzo io con le mie mani!»
«Rin?», mormorò Katsuki con la testa china sul cuscino.
Lei udì quel fievole richiamo, lo guardò inclinando la testa di lato, e poi, sbuffò: «Ah, cazzo... sei ancora vivo?»
Katsuki rivolse gli occhi al cielo e sogghignò tra i baffi: «Ma non ti faccio pena nemmeno un po'?», le chiese in tono stupito. Ma per finta, ovviamente.
Lei si alzò in piedi, si spostò fino all'altra parte del letto e Katsuki la seguì con lo sguardo. Poi si sedette sulla poltrona accanto a lui e lo guardò: «Si, un po' sì. Almeno hai chiuso quella bocca del cazzo per un po'!»
Ma in quell'occasione, Rin, gli sorrise per la prima volta.
«Stai davvero sorridendo? A me?», incalzò lui, con due occhi sgranati nel vederla finalmente a suo agio in sua compagnia.
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𝑩𝒐𝒅𝒚𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒔
FanfictionBakugou e Todoroki x Oc. "𝑾𝒉𝒆𝒏 𝒚𝒐𝒖 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒄𝒕 𝒚𝒐𝒖𝒓𝒔𝒆𝒍𝒇 𝒇𝒓𝒐𝒎 𝒑𝒂𝒊𝒏, 𝒃𝒆 𝒔𝒖𝒓𝒆 𝒚𝒐𝒖 𝒅𝒐 𝒏𝒐𝒕 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒄𝒕 𝒚𝒐𝒖𝒓𝒔𝒆𝒍𝒇 𝒇𝒓𝒐𝒎 𝒍𝒐𝒗𝒆." - 𝑨𝒍𝒂𝒏 𝑪𝒐𝒉𝒆𝒏. Todoroki Shoto e Katsuki Bakugo, sono due agenti...
