Palazzo Furukyuden, sede del Senato di Harenokuni, quartiere di Seijiki. 28 maggio, ore 8:30.
L'attesa era ufficialmente finita.
Tutti i cittadini che avevano compiuto la maggiore età furono chiamati alle urne sabato 28 e domenica 29 maggio.
I vari comuni sparsi per tutto il Paese aprirono le loro porte ai votanti e migliaia di manifesti raffiguranti i candidati alle elezioni tappezzarono ogni muro della nazione, da nord a sud.
Nella capitale, sede della politica di Harenokuni, c'era fermento e grande emozione per conoscere il nome del nuovo primo ministro.
Sarebbe stato il primo a essere eletto dopo la scissione del governo Chisaki, con conseguente impeachment del suo portavoce.
Sembrava quasi un paradosso che tra i candidati ci fosse il nome della sua ex moglie. Un triste gioco del destino che, invece, parlava di coraggio e rivalsa.
La storia di Akemi e della sua resilienza meritava di essere raccontata in un libro.
Secondo Urahara, sarebbe diventato un vero best seller, e la stava convincendo a pensarci sul serio.
In fondo, chiunque poteva scriverne uno, purché la trama fosse coinvolgente e ricca di colpi di scena, e la sua lo era davvero. Ci avrebbe pensato l'editore a correggere eventuali anomalie ortografiche e a sistemare la forma stilistica della storia.
«Tra qualche anno ci penserò.», rispose a Kisuke e alla sua folle proposta. «Se ci pensi, io non ho ancora fatto niente. Il futuro è ancora lontano e io voglio poter scrivere di un lieto fine.»
«Hai ragione», esclamò Ishida, «Potresti raccontare i tuoi anni da primo ministro!»
«Eh, non esageriamo!», rise Akemi, che ancora non riusciva a credere di essere arrivata alla fase finale di quel percorso iniziato qualche mese dopo l'arresto di Kai.
«Come ti senti adesso? Sei agitata?»
Katsuki la vide estremamente tranquilla, forse un po' troppo per una senatrice che rischiava di governare un intero Paese.
La donna si sistemò meglio sullo schienale, appoggiò la nuca sul bordo e guardò in su: «Non faccio previsioni, non mi piacciono. Accoglierò con gioia quello che verrà.»
All'inizio della campagna elettorale, Akemi sognava il momento in cui sarebbe stata eletta.
Si immaginava sul palco a ringraziare la folla per aver creduto in lei e nelle sue parole, e si emozionava ogni volta, perché quella era la massima aspirazione per un politico.
Il palcoscenico giusto per sentirsi importanti e detenere il vero potere.
L'apertura dei seggi era iniziata da un'ora e mezza e tutti i membri della Brigata Kobayashi avevano già espresso la propria preferenza nella sala d'ingresso del palazzo Furukyuden, dato che tutti risiedevano a Kushin.
Decisero di comune accordo di passare le quarantotto ore successive tutti insieme nel loro studio, anche perché, in caso di vittoria, avrebbero dovuto lasciarlo per prendere possesso di quello riservato al capo in carica, il più bello e prestigioso, situato al terzo piano dell'edificio.
Ma non lo avrebbero sfruttato più di tanto, in tal caso, dal momento che il Primo Ministro era sempre in viaggio e raramente soggiornava per più di una settimana su quella poltrona tanto ambita.
In pratica, era un nomade dello Stato: non aveva una dimora lavorativa fissa, se non ogni angolo del Paese e dove ce ne fosse bisogno.
Quello che era chiaro a tutti era che le loro vite sarebbero cambiate per sempre a seguito di quelle votazioni.
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𝑩𝒐𝒅𝒚𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒔
FanfictionBakugou e Todoroki x Oc. "𝑾𝒉𝒆𝒏 𝒚𝒐𝒖 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒄𝒕 𝒚𝒐𝒖𝒓𝒔𝒆𝒍𝒇 𝒇𝒓𝒐𝒎 𝒑𝒂𝒊𝒏, 𝒃𝒆 𝒔𝒖𝒓𝒆 𝒚𝒐𝒖 𝒅𝒐 𝒏𝒐𝒕 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒄𝒕 𝒚𝒐𝒖𝒓𝒔𝒆𝒍𝒇 𝒇𝒓𝒐𝒎 𝒍𝒐𝒗𝒆." - 𝑨𝒍𝒂𝒏 𝑪𝒐𝒉𝒆𝒏. Todoroki Shoto e Katsuki Bakugo, sono due agenti...
