Chapter eighteen

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Tamachi, stato di Korijotai. 11 febbraio, ore 00:13

«Akemi?»
Shoto osservò perplesso la donna che giaceva fuori dalla porta della sua stanza con indosso il vestito da sera: «Ma hai già fatto la valigia?» le chiese.

«L'ho finita prima di andare alla festa. - rispose lei, con il braccio allungato verso lo stipite della porta in attesa di un invito a entrare - Posso?»
Fece un cenno con il viso verso l'interno della camera da letto di Shoto e lui la fece passare.

Tornò silenziosamente alle sue mansioni, mentre Akemi gironzolava per la stanza guardandolo chiudere le valigie.

«Vuoi una mano?» gli chiese gentilmente.

«No, grazie.» Poi, fece strisciare i trolley in un angolo della stanza, più vicino alla porta.

Per qualche minuto diede le spalle ad Akemi, ma poi la donna lo incalzò con un'affermazione: «Tu hai qualcosa che mi appartiene. Sono venuta a riprenderlo.»

Avanzò verso di lui con piccoli passi lenti e cadenzati, finché non sfiorò il tessuto della camicia a livello delle spalle, che sembravano un po' rigide, ma che al tatto erano calde e rassicuranti. Le massaggiò e si spostò più all'interno, premendo forte con le dita per fargli provare sollievo e calmarlo, perché sembrava molto agitato.

Shoto non colse subito il senso delle sue parole, così come non aveva capito le strane occhiate che lei gli aveva lanciato durante la festa.

Ma non era più il ragazzino insicuro e impaurito di un tempo, pronto a lasciarsi mettere alla prova da un mondo sempre in agguato, e grazie a qualche collegamento, capì.

All'inizio, era convinto che quanto successo qualche settimana prima in quella stessa camera fosse stato un momento di debolezza e di scarsa lucidità, dovuto all'attentato e all'alcol.

Si era lasciato andare con Akemi, si erano detti cose piccanti in un contesto infuocato e senza logica. Persino lui aveva oltrepassato i suoi modi sempre affabili, spingendosi un po' oltre in quella zona che amava condividere con chi ne fosse meritevole.

Con chi meritava la sua fiducia.

E Akemi, in silenzio e in punta di piedi, era riuscita a guadagnarsi quella confidenza che lui riservava agli altri, ma con tutta la cautela possibile.

Proprio come aveva imparato durante la sua difficile crescita personale.

Eh sì, con Akemi avrebbe davvero potuto divertirsi, dal momento che le avances erano sempre partite da lei, che non accennava mai a farsi da parte.

Si rilassò, inspirò lentamente con gli occhi chiusi, e poi fece la sua mossa: «Certo che mi ricordo. Ma mi sembra di ricordare che avresti ricevuto ciò che ti spetta a una condizione...»

Udì un piccolo suono gutturale e sensuale uscire dalla sua gola, e le sue mani si mossero, lasciando le sue spalle orfane di quel piacevole massaggio per fargli dei grattini sulla schiena con le unghie.
«È tutta la sera che giro in questa condizione...»

Lui si voltò incuriosito da quella sua affermazione un po' fuorviante: «Cosa vorresti dire?», le chiese con un sussurro, accompagnato da un sorriso storto e lussurioso.

Lei alzò fiero il mento e lo guardò dritto negli occhi: «Pensa alla tua condizione e controlla tu stesso...»

Shoto si morse l'interno del labbro, allungò le mani sui fianchi stretti della donna e, dopo avergli tastato a piene mani il sedere, capì che, oltre il vestito, non c'era nient'altro a coprirla.

«Ah... - sospirò lui, dando un lieve strattone alla donna che finì incollata al suo corpo - Avevi già programmato tutto nei minimi dettagli, eh?»

Le palpate sul suo fondoschiena erano sempre più forti e insistenti e Akemi, ormai sull'orlo del precipizio lascivo che lei stessa aveva creato, continuò il lavoro che Shoto aveva interrotto per dedicarsi alla valigia: sbottonò il terzo e poi il quarto bottone della camicia.

𝑩𝒐𝒅𝒚𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒔Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora