Palazzo Furukyuden, Kushin.
3 maggio, ore 12:15.
Anche l'ultimo scatolone era stato sigillato e caricato sul camion del trasloco.
Lo studio che per più di due anni aveva ospitato la brigata Kobayashi era vuoto e pronto ad accogliere il prossimo senatore e il suo entourage.
Akemi e gli altri avevano accennato alla questione del loro futuro nella settimana in cui dovettero concludere tutte le faccende burocratiche per andarsene definitivamente dal Senato di Harenokuni.
In quei giorni, la senatrice uscente dovette presentare la lettera di dimissioni ufficiale, firmata e datata, e rinunciare a tutte le cariche che ricopriva, oltre a consegnare tutti i documenti in suo possesso, ma di fatto appartenenti al Senato.
L'ultimo passo fu quello di lasciare l'ufficio e di presentare le dimissioni anche ai media, visto che nessuna notizia era trapelata quel giorno, durante l'elezione di Toshinori Yagi.
Lo fece in una mattinata tranquilla, davanti alla porta del Senato, e parlò al pubblico in ascolto, sia di persona che attraverso le telecamere che ripresero tutto.
Non fu difficile immaginare il polverone che si sollevò non appena lo speciale fu mandato in onda.
Centinaia di chiamate telefoniche intasarono il telefono di Akemi e Kisuke, ma gli avidi curiosi non ottennero risposta, perché in quel momento lei non aveva tempo di consegnarsi alla gogna mediatica, ma doveva lavorare al suo futuro e al suo riposo.
«Akemi, ti faresti un bel gruzzoletto con tutte queste ospitate televisive», le disse Kisuke mentre riempiva il suo cartone con gli effetti personali.
«Magari tra una settimana. Ora voglio essere lasciata in pace e capire come agire.»
Aveva solo bisogno di tempo.
Tempo per digerire e accettare il cambiamento e, nella pace dei sensi che stava cercando con urgenza, iniziare a muoversi per aprire la sua nuova società.
Il primo passo era trovare una sede fisica da cui iniziare la sua nuova avventura.
Ma prima, dopo essersi separata dal Senato e dai suoi doveri costituzionali, voleva e pretendeva una pausa.
«Va bene, li informerò che li contatteremo tra una settimana.» le annunciò Kisuke, che chiuse il suo bagaglio di cartone con lo scotch e lo portò fuori.
Gli effetti personali furono gli ultimi a uscire dalla stanza, e in seguito fu il turno delle persone che ci avevano vissuto e lavorato.
Lo guardarono per l'ultima volta con un po' di malinconia, ricordando i bei momenti trascorsi in quei venti metri quadrati, abbastanza spaziosi per il loro lavoro, i loro progetti e le risate che si facevano sempre, soprattutto grazie a Rin.
Proprio lei, infatti, faticava di più ad accettare quel cambiamento.
Non digeriva il fallimento e sentiva che fosse in parte una sua responsabilità, a causa del suo egoismo e del suo carattere difficile.
Essere una collaboratrice di Akemi Kobayashi non significava essere soltanto un membro dell'entourage di una senatrice, ma essere automaticamente sotto i riflettori anche per ciò che lei stessa rappresentava al di fuori del panorama politico.
Akemi era diventata una martire prima ancora di entrare in quel mondo, un argomento succulento per i salotti di cronaca, i servizi televisivi e le condanne degli opinionisti di ogni emittente televisiva, che componevano la fitta rete della comunicazione di tutto il Paese.
Akemi Kobayashi era famosa e, dopo il suo ritiro, aveva due opzioni: diventare ancora più famosa o finire nel dimenticatoio dei media.
Ma nei suoi progetti futuri c'era proprio la volontà di utilizzare questi ultimi per raggiungere il suo scopo ultimo: arrivare alle persone con ogni mezzo per aiutare il prossimo. La fama non gli interessava e non la cercava, perché portava soltanto sciagure e insicurezze, e di quelle ne aveva già masticato a sufficienza.
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𝑩𝒐𝒅𝒚𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒔
FanfictionBakugou e Todoroki x Oc. "𝑾𝒉𝒆𝒏 𝒚𝒐𝒖 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒄𝒕 𝒚𝒐𝒖𝒓𝒔𝒆𝒍𝒇 𝒇𝒓𝒐𝒎 𝒑𝒂𝒊𝒏, 𝒃𝒆 𝒔𝒖𝒓𝒆 𝒚𝒐𝒖 𝒅𝒐 𝒏𝒐𝒕 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒄𝒕 𝒚𝒐𝒖𝒓𝒔𝒆𝒍𝒇 𝒇𝒓𝒐𝒎 𝒍𝒐𝒗𝒆." - 𝑨𝒍𝒂𝒏 𝑪𝒐𝒉𝒆𝒏. Todoroki Shoto e Katsuki Bakugo, sono due agenti...
