Chapter twenty three

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Nikkoshuto, stato di Sutetsun.
18 marzo, ore 10:30.

In quella mattinata ancora fresca di metà marzo, il sole dominava il cielo azzurro e privo di nuvole.

L'inverno era stato abbastanza freddo, ma senza esagerazioni, e la prossima primavera sembrava anticipare la stagione, riempiendo i rami ancora spogli di piccoli e teneri germogli verdi.

Pochi giorni prima della fine del viaggio, i quattro della brigata in trasferta avevano deciso all'unanimità di concedersi due giorni di ferie prima del rientro ufficiale a Kushin.

Fu Akemi a proporre e Rin a scegliere il luogo che li avrebbe ospitati per un breve soggiorno rigenerante prima dell'ultima fase per eleggere il primo ministro che avrebbe guidato il Paese.

Fu dunque scelta Nikkoshuto, una ridente cittadina distante quaranta chilometri dalla capitale, la cui spa resort si trovava su una collinetta un po' più distante dal centro della città, regalando ai suoi ospiti una vista e un relax senza eguali.

Tra svariate attività e riposo, c'era davvero l'imbarazzo della scelta, ma ciascuno dei quattro vacanzieri aveva deciso come trascorrere il primo giorno di vacanza.

Ognuno pensò per sé.

Cercarono la solitudine e l'introspezione, perché ognuno di loro aveva di che riflettere su quanto era successo durante quei due mesi passati a stretto contatto, lontano dalla realtà di tutti i giorni.

Tante cose erano state fatte, ma altrettante non erano mai state dette.

C'era chi osava per dimenticare, chi acconsentiva per pietà e per provare qualcosa che la vita non gli aveva mai mostrato. C'era chi si nascondeva dietro maschere pesanti e chi era diventato apatico, mosso soltanto da ricordi dolorosi.

Fu una decisione unanime.
Cercavano se stessi attraverso massaggi rilassanti, saune energizzanti e bagni idromassaggio, dove i pensieri circolavano insieme all'acqua tiepida e ai flussi di coscienza.

Il destino aveva giocato loro un brutto scherzo.

Due realtà completamente diverse si erano incontrate e conosciute.

Si erano unite in modo strano, a tratti subdolo, quando la semplice conoscenza e l'obbligo delle formalità avevano superato i limiti, calpestando con i piedi di piombo un confine pericoloso che avrebbe portato soltanto guai e drammi.

E cosa fare, dunque?

Affrontare la realtà o continuare a fingere?

Preferire la trasparenza ai nascondigli morali in cui si erano rifugiati?

No, non si poteva continuare così, e la prima a rendersene conto fu proprio Akemi.

Era una senatrice, una politica che faceva promesse e cercava di convincere la gente a votarla per costruire insieme un futuro migliore.

A differenza di tanti suoi colleghi, che predicavano bene ma razzolavano male, sempre a discapito dei propri cittadini, lei era una persona onesta.

Dopo la serata trascorsa nella sua stanza a Tochinoka, tra degustazione di biscotti e film romantici, capì perfettamente cosa rappresentava quella strana oppressione al petto che la stava accompagnando da giorni.

Tutto era cominciato proprio nel momento in cui la loro avventura stava per finire. Aveva la testa più libera, era capace di pensare intensamente a sé stessa e non alle parole giuste da dire a una nazione intera.

E realizzò.

Non fu facile incassare concretamente cosa aveva combinato.

Le sembrava quasi di non aver vissuto quella situazione, come se ci fosse stato qualcun altro al suo posto.

𝑩𝒐𝒅𝒚𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒔Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora