Chapter twenty eight

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Quartiere di Shinsekai, Osaka, Giappone. 28 giugno, ore 4:30.

Il sole stava già sorgendo alto sopra la maestosa torre di Tsutenkaku, simbolo indiscusso della città di Osaka, augurando un inizio di giornata soleggiato ai suoi cittadini, in particolare a quelli del quartiere edificato proprio ai piedi di quella imponente costruzione centenaria.

Un luogo ideato negli anni Venti che strizzava l'occhio al futuro e alle innovazioni, ma che ben presto finì sotto il controllo della mafia locale, diventando uno dei siti più malfamati di tutto il Giappone.

Per fortuna, la situazione era cambiata drasticamente, trasformando Shinsekai in una meta turistica molto ambita, considerata stravagante per via delle sue luci molto accese e dello stile retrò rimasto fermo nel tempo.

Un piccolo angolo di vecchio Giappone che attirava turisti da tutto il mondo desiderosi di rivivere, nel presente, l'atmosfera di un'epoca ormai passata.

Purtroppo, però, la piccola criminalità organizzata non era soltanto un ricordo.

Non era paragonabile ai fasti di un tempo, quando i peggiori capi della yakuza amministravano la vita delle persone senza che nessuno li contrastasse, portando il sud della città in completa rovina, con senzatetto, prostituzione e droga che circolavano senza sosta a ogni ora del giorno e della notte.

C'era quella che si poteva definire come una calma apparente: i turisti e gli abitanti conducevano la loro vita da esploratori e lavoratori lungo la via principale. Ma se si superava quella strada e ci si addentrava nei vicoli o ci si spostava leggermente in periferia, il pericolo era più che tangibile. Ogni guida turistica e ogni abitante del luogo sconsigliava vivamente quel tipo di avventura.

Ma quel tipo di avvertimento, naturalmente, non era rivolto a tutti.

Soprattutto se si trattava di una missione top secret ordinata dalla SCH in concomitanza con il governo di Harenokuni.

Mentre Shoto era stato spedito in Russia con altri colleghi, a Katsuki era stata assegnata l'altra pista sospetta, quella che portava in Giappone.

Anche al biondo rottweiler della SCH fece quasi strano quando, quel giorno di quasi un mese prima, venne convocato da Midoriya per discutere del loro nuovo incarico, che però non prevedeva una collaborazione insieme a Shoto come al solito.

Katsuki perse quindi il suo freno e la sua coscienza umana, e dovette trovare qualcuno che avesse lo stesso ascendente che il collega decennale esercitava sulla sua anima più ribelle.

«Bro, che dici? Ce ne andiamo?»

Il primo fu proprio lui: Eijiro Kirishima.

Uno dei suoi migliori amici e uno dei primi a guardare oltre la sua reputazione da stronzo dispotico, che aveva agli inizi del loro addestramento alla SCH.

Una di quelle persone che scarta i difetti delle persone per aiutarle e salvaguardarne i pregi.

Lo si poteva tranquillamente definire un santo.

«Sì, dai. Per stanotte abbiamo finito.»
Katsuki tolse il passamontagna e ripose i binocoli nello zainetto nero ai suoi piedi.

«Ma dobbiamo passare ogni notte in questo posto per i prossimi sei mesi? Non è che possiamo trovare qualcosa di più comodo?» si lamentò Denki Kaminari, il secondo membro della piccola squadra d'assalto scelta da Katsuki.

Proprio come Kirishima, anche lui faceva parte della classe che aveva formato tutti quei ragazzi promettenti che, ogni giorno e in ogni missione, rischiavano la vita per il bene della comunità e la salvezza di una nazione intera dai pericoli di terzi maligni e bellicosi.

𝑩𝒐𝒅𝒚𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒔Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora