Chapter twenty

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Città di Kazamura, Chisanao.
20 febbraio, ore 11:15.

I giorni volavano via come sempre quando l'agenda era piena di appuntamenti, orari e permessi segnati in nero e in rosso.

Sarebbe stato molto più semplice se tutte le ospitate di Akemi si fossero svolte solo a Ōkeruhi.

E invece no: c'erano tutte le piccole cittadine limitrofe che andavano attenzionate e ascoltate, come era successo per ogni singolo stato in cui avevano viaggiato.

Lei voleva dare importanza a ogni singolo individuo e non le importava di quale ceto sociale facessero parte. Voleva arrivare a tutti, anche ai piccoli proprietari terrieri che a malapena avevano il televisore e conducevano una vita di campagna come settant'anni prima, senza tecnologia e senza contatti con il mondo esterno, che a volte faceva male e incuteva paura.

Prima di intraprendere la sua campagna elettorale in giro per Harenokuni, Akemi aveva chiesto espressamente alla sua Brigata di organizzare incontri in tutte le città di ogni stato che avrebbe visitato, senza escluderne nemmeno una.

Ed ecco che uno dei dibattiti più "pericolosi" che avrebbe dovuto tenere davanti ai cittadini e a tutta la nazione stava per avere luogo nel suggestivo paese di Kazamura, a soli venti chilometri da Ōkeruhi.

Con i suoi diecimila abitanti circa, Kazamura svettava su un alto promontorio a picco sul lago Kazamizu, da cui aveva preso il nome, ed era un piccolo paradiso elevato, una delle principali attrazioni per i turisti che trascorrevano le vacanze estive a Chisanao.

La vista mozzafiato e i numerosi sentieri che collegavano il lago al promontorio, passando per boschi di castagni giapponesi, importati dalla terra natia e perfettamente adattati al clima locale, rendevano quella zona ideale per ogni genere di attività all'aperto e per fantastiche gite in battello, che permettevano di raggiungere anche le città confinanti.

Due leggii erano stati posizionati proprio sulla sporgenza più alta e la vista sul lago e sulle montagne sullo sfondo rendeva tutto ancora più suggestivo, nonostante si trattasse di politica e programmi elettorali.

Ma anche in quel contesto, l'occhio voleva la sua parte.

L'incontro non sarebbe stato visibile solo ai presenti, ma sarebbe stato trasmesso in diretta e senza tagli dalle emittenti televisive locali e nazionali.

La milizia locale era già posizionata lungo il perimetro del sito e un piccolo elicottero sorvolava la zona per tenere sotto controllo la situazione dall'alto, insieme a dei droni di ultima generazione.

Akemi e i suoi si stavano preparando per il discorso che lei aveva scritto insieme a Rin e la Brigata rimasta a Kushin tramite videochiamate serali dopo cena. Era abbastanza tranquilla, anche se la sua controparte la stomacava all'inverosimile.

Kagero Okuta, 56 anni, era un vero mistero dietro le lenti viola che nascondevano sia i suoi occhi sia le sue intenzioni.

L'uomo era sempre impeccabile nell'eleganza e aveva un tono di voce galante e pacato, ma dietro i suoi sorrisetti cordiali e lo spazio vuoto tra i due incisivi, si percepiva un'aura sinistra dal retrogusto di pericolo e mistero.

L'uomo si avvicinò al gruppetto di Akemi e, con il braccio destro allungato, le tese la mano: «Buongiorno senatrice Kobayashi, in bocca al lupo!», le disse con la sua espressione tetra e indecifrabile che le faceva sempre venire i brividi.

«Anche a lei, senatore Okuta. Che sia un incontro rispettoso.», tagliò corto lei, mostrando un sorriso amichevole, ma tirato e sbrigativo.

«Se i candidati sono pronti, mettetevi ai vostri posti e prepariamoci per la diretta.» Il moderatore attirò l'attenzione su di sé e fece accomodare i due contendenti, accordandosi con la camera principale per l'inizio della diretta.

𝑩𝒐𝒅𝒚𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒔Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora