<<Alex... siamo arrivati.>> La mia voce è un sussurro mentre lo scuoto leggermente per il braccio. È piegato sul sedile del passeggero, la testa appoggiata al finestrino, le ciglia che tremano appena nel sonno pesante dell'ubriachezza. Lo guardo, stanca e frustrata, mentre un mugolio confuso è tutto ciò che ricevo in risposta.
Il sole ormai alto filtra dai vetri appannati dell'auto, incendiando l'abitacolo di una luce impietosa. L'aria è calda, carica dell'odore misto di alcol e sudore. Mi slaccio la cintura e mi chino verso di lui. Gli prendo il mento tra le dita, la pelle calda e ruvida della barba appena accennata, e lo scuoto più forte.
Niente. Solo un accenno di movimento, un respiro più profondo che illude. Sospiro, esasperata, e prendo la bottiglietta d'acqua dimenticata nel porta bicchieri. Svitato il tappo, senza esitazione, gliela rovescio addosso.
<<Merda!>> sbraita, spalancando gli occhi, il verde intenso adesso velato di rosso. Con un riflesso rapido mi afferra il polso, mi attira a sé con una forza che non pensavo avesse ancora.
<<Che cazzo fai?!>>
<<Almeno sei sveglio ora>> ribatto, stringendo la bottiglietta ormai accartocciata tra le dita, il cuore che batte veloce per la scarica di adrenalina.
Mi lascia andare e si porta le mani alle tempie, massaggiandole, gli occhi chiusi per il dolore che gli martella la testa.
<<Che ore sono?>> chiede con voce roca.
<<Le sei. Devi andare a casa prima che Allison si svegli. Non può vederti così... non adesso>> Mi ritraggo un poco, cercando di riprendere fiato, di ricompormi.
Tra due ore dovrò essere in ospedale. Il tempo stringe.
Lo aiuto a scendere. Il suo corpo si appoggia al mio, pesante, ogni passo un piccolo sforzo. Entriamo in casa. L'oscurità ci avvolge, solo strisce di luce tagliano la penombra attraverso le persiane socchiuse. Lo accompagno fino al divano e lo faccio sedere. Prendo un'altra bottiglietta d'acqua e gliela metto tra le mani, che tremano appena.
Alex rimane lì, fermo, lo sguardo perso oltre la stanza. È come se vedesse qualcosa che io non riesco a scorgere. O forse qualcuno. Allison, penso. La sua bambina, che proprio qualche ora prima era sullo stesso divano a crogiolarsi.
<<Kate...>> La sua voce è un soffio spezzato, fragile come vetro incrinato.
<<Non dire niente>> lo fermo subito, temendo le parole che potrebbero uscire, parole che non so se riuscirei a sopportare.
Lui si copre il volto, le dita che scivolano stanche sugli occhi arrossati.
Restiamo immobili, persi nel silenzio che la notte sembra custodire per noi. Poi si piega in avanti, e sento il calore della sua fronte sfiorare la mia. Ci manca un niente.
<<Non lo farò. Lo giuro>> mormora, più a se stesso che a me. <<Non ti bacerò Kate>>
Chiudo gli occhi. Un nodo alla gola, un brivido lungo la schiena.
<<Andiamo in camera>> sussurro. <<Prima che tu dica o faccia un'altra cosa che tra qualche ora farai finta di non ricordare>>
<<Tra qualche ora io non ricorderò niente... ma tu sì.>>
Il suo sorriso stanco, amaro, mi spezza un po' dentro.
<<Già. Io sì>>
Gli passo un braccio attorno alle spalle, lo aiuto a sollevarsi. Alex si lascia guidare per una volta, senza battute, senza resistenze. Salire le scale è un'impresa lenta, ma alla fine lo accompagno fino alla camera. Si lascia cadere sul letto con un sospiro pesante.
<<Togliti la camicia, almeno>> lo rimprovero a mezza voce, avvicinandomi al bordo del letto.
<<Vuoi che mi spogli, Cappuccetto Rosso?>> ghigna, gli occhi che brillano di quella luce ironica che conosco fin troppo bene.
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Lettere dalla Luna
ChickLitTROPE: HATE TO LOVERS - doppia storia - La vita di Kate viene stravolta completamente quando viene diagnosticata una grave malattia al padre, unico punto di riferimento della sua vita. Gli anni passano e lei è costretta a prendersi carico di Lui...
