Dopo aver aiutato Allison con i compiti, e aver cercato di alleggerire almeno un po' quel peso che si portava addosso da ore, capisco che è arrivato il momento di andare via.
Scendo le scale lentamente, e trovo gli inservienti già all'opera: piatti che tintinnano, tovaglie che vengono raccolte, voci basse che cercano di non disturbare. Segno evidente che quel pranzo, finalmente, è finito.
Dovrei uscire.
E invece, passando davanti all'ampio salone, qualcosa mi trattiene.
Un suono.
Non è musica.
È... caos.
Note spezzate, premute senza criterio, che rimbalzano sulle pareti eleganti della stanza e si infrangono l'una contro l'altra, creando qualcosa di stridente, quasi fastidioso.
Mi affaccio appena.
E lo vedo.
Alex è seduto davanti al pianoforte a coda, la camicia mezza sbottonata, i capelli disfatti come se ci avesse passato le mani troppe volte, il corpo leggermente piegato in avanti.
Non ha più quella compostezza impeccabile di prima. Non è più l'uomo perfetto seduto a capotavola. Sembra... svuotato.
Davanti a lui, sul lucido nero del pianoforte, c'è un bicchiere colmo di whisky. Troppo pieno.
Come se non fosse il primo.
Le sue dita premono i tasti senza grazia, senza logica.
Non sta suonando.
Sta sfogando qualcosa.
E quella visione—così disordinata, così vera—mi colpisce più di quanto vorrei ammettere.
Stringo le dita lungo il fianco, dovrei andarmene.
Invece...
«Non lo stai suonando, lo stai torturando.» Rimango ferma all'ingresso. Lui non reagisce, continua e preme ancora un tasto, poi un altro, pù forte. Respiro piano, cercando di mantenere quella distanza che ci siamo imposti, ma i miei occhi cadono su uno spartito spiegazzato davanti a lui.
Mi avvicino.
«Mi spieghi cosa stai cercando di fare?» Questa volta il mio tono è più fermo, più diretto.
Alex si blocca finalmente. Prende il bicchiere, beve un sorso lungo, poi afferra lo spartito e me lo porge senza nemmeno guardarmi.
«Ho sentito quello che Allison ti ha detto in camera» dice, la voce bassa, leggermente impastata. «È da un po' che cerco di imparare a suonare questo fottuto coso.»
E, come a sottolineare la frustrazione, colpisce di nuovo i tasti in modo scomposto.
Abbasso lo sguardo sul foglio.
Leggo lo spartito, suppongo che questa sia la canzone di Allison per il saggio. Non è poi così complicata, certo, purchè tu sappia suonare.
«Vorrei accompagnarla» continua, strappandomi quasi il foglio dalle mani per indicare le note, «ma non sono capace e questi segni sembrano aramaico antico.»
C'è rabbia nella sua voce. Ma sotto, C'è altro, e quella cosa mi colpisce dritta allo stomaco. Perché è... tenera. Disperatamente tenera.
È un padre che non sa come arrivare a sua figlia, e ci sta provando nel modo più sbagliato possibile. E sta fallendo, lui lo sa.
E io... non dovrei. E invece mi avvicino, appoggio le dita sui tasti.
«Prima regola,» dico piano, guardandolo appena, «fare amicizia con lo strumento.»
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Lettere dalla Luna
ChickLitTROPE: HATE TO LOVERS - doppia storia - La vita di Kate viene stravolta completamente quando viene diagnosticata una grave malattia al padre, unico punto di riferimento della sua vita. Gli anni passano e lei è costretta a prendersi carico di Lui...
