Capitolo 27

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Quando riapro gli occhi, il mondo è lattiginoso, come guardato attraverso un vetro appannato. La prima cosa che percepisco è un odore tenue di lavanda, poi la voce agitata di qualcuno troppo vicino.

<<Beatris? Beatris, mi senti?>>

La figura della signora Mery si ricompone lentamente sopra di me, occhi spalancati, una mano fresca sulla mia fronte. Sento la seta delle lenzuola sotto la nuca: ricordo tutto, e come se il mio cervello avesse voluto per un attimo smettere di funzionare per metabolizzare le notizie.

<<Respira, Beatris... va tutto bene>>

La voce di Mery è lontana, ma presente.

Ci metto qualche secondo a mettere a fuoco il soffitto chiaro della stanza. La luce è stata abbassata. La mia testa poggia su un cuscino diverso. 

<<Mi hai spaventata>> dice lei piano.

Provo a muovermi, ma le dita sono fredde.

Il cuore ancora corre.

Cinque lettere.

Cinque.

Il pensiero torna come un'onda.

Grace.

Edith.

Non è un caso.

Non può esserlo.

<<Devi aver avuto un calo di pressione>> continua Mery con dolcezza. <<Hai mangiato oggi?>>

Annuisco, anche se non ricordo.

Ma non è il cibo il problema.

È il nome.

È il collegamento.

Lei mi osserva con attenzione.

<<Hai chiesto del suo vecchio nome>> dice lentamente.

Non è una domanda.

È una constatazione.

Mi irrigidisco di colpo.

<<Perché?>> aggiunge.

esternamente solo silenzio, ma dentro di me tutto urla di raccontarle la verità. Ma non posso.

Non ancora.

Se Grace è mia madre...
io l'ho sempre avuta ad un soffio da me... e non ha mai notato qualcosa di familiare in me.

E poi Grace è... la zia di Alex.

Non può essere vero, noi non possiamo essere cugini. 

<<Io... sto cercando di capire una cosa>> riesco a dire.

Mery mi studia ancora, poi, sospira

<<Beatris, alcune storie non sono nostre da ricostruire.>>>

Le sue parole sono gentili. Ma pesano.

Mi aiuta a sedermi e la stanza sembra più piccola e stretta. Eimprovvisamente dal desiderio di conoscerla, esplode in me una frustrante e potente... rabbia. La rabbia nel sapere che lei ha vissuto la sua vita tranquillamente, tra il lusso più sfacciato senza guardarsi mai indietro. Cosa le abbiamo fatto di male per meritarci un tale trattamento.

Sento il sangue ribollire nelle vene, la voce della signora Mery diventa di sottofondo nella mia mente troppo rumorosa. Non capisco cosa dice, ma in un attimo mi metto in piedi ed esco dalla porta come una furia.

Non ci credo che sto per esplodere di rabbia davanti a quella che molto probabilmente è mia madre. La donna che mi ha ferito di più al mondo, che se ne sta tranquillamente a bordo piscina a bere uno spritz.

Lettere dalla LunaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora