CAPITOLO 26

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Stamattina ho chiamato il signor Wonder con la voce più ferma che riuscivo a fingere, chiedendogli un giorno di riposo perché "non sto bene".
Una mezza verità.
La verità intera è che, dopo tutto quello che è successo ieri, non posso nemmeno immaginare di mettere piede in quella casa e far finta  per l'ennesima volta  che non sia successo niente.

Non riesco a stare con Allison quando dentro di me è ancora tutto un terremoto.

Mi alzo, ancora stordita dalla notte quasi insonne, e la prima cosa che vedo è la scatola rossa.
Quella maledetta scatola.
Ricordo perfettamente di averla buttata di fretta dentro l'armadio, come se chiuderla lì dentro potesse chiudere anche il caos che mi ha scatenato dentro.

Eppure ora è lì.
Ben posata sulla scrivania.
Aperta.

Per un secondo mi si blocca il cuore.
Forse la mia memoria sta facendo cilecca dopo troppi scossoni.
O forse sto iniziando a vedere fantasmi ovunque.

Non ho il tempo né la forza di affrontare anche questa.
Sono già in ritardo per l'orario di visite all'ospedale.

Oggi ho deciso che chiederò tutto a mio padre.
Tutto
Sono stanca dei mezzi discorsi, delle frasi sospese, delle verità lasciate a marcire tra le pieghe del non detto. Ma se anche solo intuirò che quel dolore gli pesa troppo sul petto, taglierò corto.

Non lo farò soffrire ancora, non lui.

Aspetto Bea davanti alla finestra, stringendomi nel mio giubbotto. Lei ha insistito per accompagnarmi, perchè le ho detto che non sono in condizioni di guidare.
Quando sento tre colpi di clacson, il nostro codice non scritto per "scendi subito", capisco che è il momento.

Esco e lei è lì, raggiante come sempre, con un sacchetto bianco in mano.

<<Bonjour, cuginetta! Ti ho preso un muffin>>
La sua voce è un raggio di sole che però oggi non scalda.
Ringrazio e ripongo il sacchetto in borsa. Lo stomaco è un pugno chiuso.

<<Perché adesso mi saluti in francese?>> chiedo, allacciando la cintura mentre lei mette in moto.

<<Perché.. rullo di tamburi...>> Bea picchietta le dita sul volante come se stesse annunciando la vincita alla lotteria.
<<La prossima settimana vado a Parigi!>>

Mi volto di scatto. <<Cosa?!>>

<<Sìììì! Jake me l'ha regalato per fare pace!>> risponde, esultando con un gridolino.

<<Ma... non avevate già fatto pace?>> chiedo, sinceramente confusa.

<<Sì, ma ora vuole scusarsi meglio>>
Lo dice come se fosse perfettamente logico.

Mi strofino il volto con una mano.
Che tipo di ragazzo porta una donna in un altro continente per chiedere scusa?

<<È pazzo>> mormoro senza filtri.

<<Ehi! Non è che adesso solo tu puoi fare viaggi da riccona>>
Mi dà un buffetto sulla guancia, senza mai staccare lo sguardo dalla strada.

<<Il mio era per lavoro>> mi giustifico, poi mi pento subito per aver aperto quel varco mentale. Troppi ricordi. Troppi errori.

<<Sì sì, certo. Lavoro o no, io comunque me ne vado a Parigi. Ah, ovviamente i miei pensano che vado con Allison per un concorso di danza>>

Mi gira lo stomaco.

<<Bea, basta, questa cosa ci sta sfuggendo dalle mani. Non puoi raccontare che Allison è con te quando è qui! E se lo scoprissero?>>

Lettere dalla LunaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora