16.

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«Jeremiah?!» sto dando di matto, ho le allucinazioni. «Osso..» ma è veramente qui o sono diventata realmente matta? Si avvicina lentamente e di scatto mi abbraccia. Mi annusa i capelli e io lo stringo più forte «So che è sbagliato ma ne avevo bisogno» mormora su i miei capelli. «Mh hm» non ho neanche la forza di parlare, le scosse che provo sono così forti che tolgono l'aria. Mi sento così.. al sicuro tra le sue braccia forti e tatuate, per la prima volta mi sento veramente bene.
«Cosa mi stai facendo?» mi chiede e non so perché mi cadono le lacrime. Cavolo sarà l'undicesima volta che mi mostro debole dinanzi a lui, non so cosa mi prende! «Non te ne andare» finalmente riesco a parlare ma lui non dice niente. Si stacca dall'abbraccio e si siede sul letto, quel distacco mi è dispiaciuto ma forse è meglio così.
«All'età di quattordici anni è morto mio fratello Justin. Aveva il cancro al cervello a stato terminale. Eravamo gemelli diversi, solo il colore degli occhi avevamo uguali.
Dopo la sua morte sono diventato un ribelle, ho cambiato quattro scuole, partecipavo spesso e volentieri a risse. All'età di sedici anni ho cominciato a bere e ubriacarmi, a tatuarmi e a perforarmi la pelle per piercing.
Il perché? Ero estremamente arrabbiato con l'universo, con me stesso, con mio fratello... Mi ha lasciato così, da un giorno all'altro se ne va senza preavviso. All'etá di diciassette anni ho cominciato ad andare dallo psicologo, quanto li odiavo, dicevano cazzate su cazzate. Fanno finta di capirti ma non capiscono un cazzo! Ero diventato anche peggio fino a quando non ho conosciuto di persona zio Robert.» lo guardo dritto negli occhi e lui guarda nei miei. «Grazie a lui sono migliorato, ho frequentato una scuola privata qui a Detroit per diversi anni, mi sono disintossicato e diplomato qui. È per questo che lo considero come un padre. Il mio vero padre non ci è mai stato per me e ormai non ci sarà più. Per questo devo rispettare quello che mi ha detto zio Robert.» ma certo in fondo io chi sono? «Ma non riesco a stare qui pensando a te. Così vicini eppure così lontani.. Devo tornare a casa» non so cosa dire, ora ho un vero vuoto dentro eppure non dovrei, neanche lo conosco bene questo ragazzo! «Okay. Buon viaggio e a mai più rivederci» lo guardo per l'ultima volta in faccia e faccio per andarmene ma mi prende per un polso e senza permesso mi bacia. Il cuore mi è arrivato in gola e vorrei picchiarlo forte, perché mi sta facendo questo?
Bramo le sue labbra, voglio tutto di lui, voglio le sue labbra ovunque per l'ultima volta. Quando l'atmosfera si sta per riscaldare lui si stacca «Devo andare, devo preparare le mie cose» annuisco tristemente e lo faccio uscire dalla porta. Appena esce lancio un pugno al muro rompendolo e lasciando il segno. Ora ho capito perché mi sento male, a me piace quel bastardo bianco.
Mi passo una mano tra i capelli e sbuffo, sinceramente l'unica cosa di cui ho bisogno ora è una sigaretta o forse tutto il pacco.
Come è possibile che mi piace un bianco? In ventitré anni di vita non mi é mai successo, non sono cresciuta con questi ideali e poi nessuno accetterebbe questa cosa, siamo a Detroit e bianco e nero non vanno d'accordo.
Ho così tanta confusione in testa... Torno in camera e mi ci chiudo dentro, non ho voglia di fare niente.

Above Boundaries (Oltre i Confini)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora