||Esther||
Sono ormai dieci mesi che vivo con Miah in New Jersey. Frequento una scuola di cucina e mi sto disintossicando mentre lui lavora. Finalmente mi sento una donna: ho una casa, un uomo, la felicità e l'amore.
Grazie a Miah sono andata avanti, ho superato quei confini invalicabili e ho vinto. Non vedo mia madre da quel dannato giorno e di rado sento mio fratello.
Mi alzo dal mio comodissimo letto sentendomi strana, sento lo stomaco sottosopra e corro immediatamente in bagno. Rigetto il sushi di ieri sera ed entro nel panico. Non ho bisogno di un virus devo andare a scuola!
Mi alzo dalla tazza con dolori al basso ventre, forse è il ciclo ma ora che ricordo bene, l'ho avuto l'altra settimana.
Ignoro il dolore atroce al ventre e mi preparo per la scuola di cucina.
Una volta pronta esco per andare a prendere l'autobus ma nel tragitto il dolore al ventre si fa più forte, la vista mi si offusca e barcollante vado alla fermata.
Non riesco quasi a vedere niente, cosa mi sta succedendo? Ad un tratto sento un forte nodo attorcigliato sopra la mia zona vaginale e devo subito correre in bagno.
Mi guardo intorno e non c'è nessun bar ma c'è la fioraia sotto casa nostra! Cerco di correre da lei ma ho la vista offuscata e di colpo vedo nero.
||Jeremiah||
Ora che Esther sta bene, sto benissimo anch'io. Vive con me, va a scuola e si è subito adattata all'ambiente.
Sono tornato a lavoro e ho tantissimi documenti e scartoffie da sistemare. Non sento più mio padre da tantissimo tempo, mio zio mi ha praticamente cancellato dalla sua vita e ora mi resta solo Esther.
Ora si veste in modo adeguato con semplici pantaloni della sua taglia e magliette da donna, ancora stiamo lavorando sul fattore vestiti ma siamo ad un buon punto. Non ha più il piercing al naso e se ne è tolti tre dall'orecchio destro.
Non porta più moltitudini di catene ma solo una piccola collana che le ho regalato.
Non mi dispiaceva la Esther di prima ma ora è proprio perfetta e tutta per me.
Una telefonata mi fa tornare alla realtà, non conosco il numero «Pronto?»
«Signor Curtee?» chiede una donna «Sì chi è?» «Chiamo dall'ospedale di St. John, è per Esther McGreen» mi alzo dalla poltrona di scatto «Cos'è successo?» chiedo allarmato «Le consiglio di precipitarsi qui inmediatamente» non me lo faccio ripetere due volte.
Prendo le chiavi della macchina ed esco dall'ufficio senza dare spiegazioni a nessuno. Esther è in ospedale e non so neanche il perché!
C'è il fottuto traffico per strada e io sono bloccato, impreco dieci volte suonando il clacson come un matto. Finalmente dieci minuti dopo la strada si libera e io mi fermo all'Ospedale a pochi isolati da casa nostra.
Corro all'ingresso e chiedo all'infermiera di Esther McGreen, mi sorride cordialmente e non capisco perché «Congratulazioni è una bambina» ancora più innervosito guardo la donna che mi fissa «Di che diavolo sta parlando?» la scruto «La signora Esther McGreen ha appena dato alla luce una bambina» vedo tutto girare, mi trema tutto dentro, non ci sento più «C-come?» mi guarda con preoccupazione «Si sente bene?» mi chiede e io la fisso stordito.
Cerco una sedia e mi ci butto sopra portando le mani alla testa «Esther era incinta e non lo sapevo...» penso e respiro cercando di ricompormi.
Torno dall'infermiera per chiederle dov'è «Secondo piano, stanza dodici» corro verso l'ascensore con le mani che tremano.
Dopo due minuti sono al piano e cerco la stanza, quando la trovo comincio a tremare convulsamente.
«Chi cerca?» mi chiede una donna in divisa «Esther McGreen» mi sorride «È il padre?» mi chiede e la fisso. E io che ne so? E se fosse Bob?
Annuisco e mi sorride «Congratulazioni! Prego» mi fa entrare e vedo subito Esther su un lettino con un fagotto rosa in mano, ho il passo storto e un forte mal di testa. A questo punto spero solo che la figlia sia mia..
Esther si accorge di me e impallidisce all'istante, le lacrime le cadono dagli occhi «Mi dispiace» mi sussurra e io non dico niente. Mi avvicino a lei e guardo la bimba avvolta nelle fasce.
Ha i capelli riccioluti e scuri, gli occhi sono il riflesso dei miei e la pelle è un mix. Capisco subito che questa bambina mi appartiene, lo sento dentro -oltre a vederlo- e immediatamente il tremolio che provavo si ferma e il cuore prende a battermi forte nel petto.
Prendo la manina piccola di mia figlia e lei stringe il mio dito, la cosa mi fa pizzicare gli occhi e sorrido istintivamente.
Da lei gli occhi passano ad Esther che fissa la finestra dinanzi a lei e io le prendo il mento girandola verso di me.
Le cola il naso e ha le guance rigate dal pianto, è delusa da se stessa e non dovrebbe.
Più guardo nostra figlia e più m'innamoro perché infondo essere padre è la cosa più bella che potesse capitare.
Poso le labbra sulle sue e sento il tremolio «Mi dispiace» mi sussurra sulle labbra ma io reclamo immediatamente la sua lingua.
Quando resto senza fiato, le bacio le lacrime, la ruga in fronte e bacio nostra figlia.
Accarezzo la guancia a Esther e le sorrido anche se sta ancora piangendo «I-io voglio t-tenerla. Se t-tu non vuoi la r-responsabilità fa niente. Non abbandono mia figlia» mi informa con voce tremolante ma decisa.
«Nostra figlia» la correggo e lei sobbalza «È nostra figlia e ha bisogno della mamma e del papà» la correggo e lei sbatte le palpebre.
«Ma non sei arrabbiato?» mi chiede «Certo che sono arrabbiato, non me l'hai detto!» esclamo leggermente offeso «Non lo sapevo neanche io! Non mi sentivo neanche incinta, ho sempre avuto il ciclo e non sono neanche ingrassata!» sospiro perché é inutile discutere. Questa bambina è il segno che ce l'abbiamo fatta, abbiamo vinto contro i pregiudizi umani e abbiamo creato qualcosa di stupendo.
Una mulatta dagli occhi azzurri e i capelli ricci e scuri.
«Salve sono il dottor King, volevo informarvi sulle condizioni della bambina» un uomo alto magro dai capelli grigi e gli occhi taglienti fissa prima Esther poi me. «La bambina è nata prematura di un mese ma è in ottime condizioni. Il peso, l'ora e la data della nascita sono riportate in questi documenti da firmare, serve solo un nome per la bambina» fisso Esther e la vedo nel pallone.
La nascita di nostra figlia non é in programma quindi non siamo preparati «Vi lascio un po' di tempo per pensarci» Dottor King se ne va e io continuo a fissare Esther.
«Che ne pensi di Jj?» arriccio il naso perché sembra un nome da gangster «Thelmina?» sbarra gli occhi e mi guarda schifata «Surprise? D'altronde è stata una sorpresa» inarco un sopracciglio «Non penso sia... Legale» scoppia a ridere e io la seguo «Victoria» sussurra fissando nostra figlia e sento il cuore battere forte «La nostra vittoria» il nome è perfetto perché lei è il segno della nostra vittoria quindi il nome è perfetto.
***
«Avete deciso?» chiede il dottore con lieve sorriso sulle labbra e noi annuiamo.
Nome: Victoria
Cognome: Curtee
Nata il: 11 Settembre
A: New Jersey (NY)
Ore: 12.32
Peso: 2.8 kg
Altezza: 45 cm
N/A
E siamo giunti alla fine del libro! Come l'avete trovato? Non ci sono molti commenti e un po' mi dispiace ma va be...
Volevo ringraziare chi l'ha letto e l'ha votato❤️
Vi invito a leggere la mia nuova fanfiction su Colton Haynes "Soldier in love" e un libro di pensieri e parole intitolato "Monologo". Per chi non lo sapesse ho scritto anche una trilogia: Everlasting!
Vi auguro una fantastica giornata, Catia99
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Above Boundaries (Oltre i Confini)
RomanceIn una Detroit arretrata, in una società divisa e in due popolazioni completamente diverse, Esther: ventitreenne afroamericano, cresciuta in una famiglia difficile, senza un padre e con una madre alcolista troverà l'amore in Jeremiah, un trentenne b...
