||Esther||
Lo odio, lo odio, lo odio. Perché mi ha baciato e perché mi é piaciuto? Non è possibile!
Lui è bianco e io sono nera, due cose completamente diverse, non posso pensare a lui come vorrei pensarci.
Siamo di due mondi completamente diversi. Lui ha soldi, casa, lavoro e famiglia e io.. A stento ho la casa...
Poi cosa ci trova in me? Come fa a vedere qualcosa di bello in me? Sono nera, bassa, grassa, col viso sfregiato e con vestiti affatto costosi.
Non ho una macchina, non ho un lavoro decente.. Cosa vuole da me? Tutte queste differenze mi fanno incazzare, ecco perché gli ho dato un ceffone in faccia ma devo ammettere che le sue labbra sono il paradiso.
Calde, morbide e sottili.. Sembrava un sogno, un dannato sogno diventato realtà...
Il cellulare interrompe il mio flusso di pensieri, lo prendo dalla tasca e rispondo.
«Pronto?»
«Esther.. Dobbiamo parlare» è lui.
«Jeremiah è stato tutto un dannato errore! Io e te non abbiamo niente di cui parlare. Rassegnati, quello di oggi è stato il primo e l'ultimo» la mia voce mi tradisce e forse gli occhi ancora di più ma fortunatamente non è davanti a me..
«Voglio portarti a cena fuori» inciampo su i miei passi e sbatto addosso ad un uomo. Che cavolo ho sentito? Esther stai dando di matto.. Ahah ora anche le allucinazioni.
«Ahah ho pensato avessi detto mi volessi portare a cena.. Che avevi detto?» continuo a camminare verso la fermata del bus.
«Esther voglio un appuntamento, stasera» ho sentito bene? Mi fermo e dopo secondi di trans, scoppiò in una risata che mi fa piegare in due dalle risate «Molto divertente.. Dai potresti fare il comico, sei molto credibile» ditemi che è un fottuto scherzo «Esther sono serio. Voglio uscire con te per conoscerti» ma di che cosa sta parlando? Un bianco e un nero insieme a Detroit? Ma si sente quando parla? «Ma stai bene? Noi due? Appuntamento? Questa è Detroit baby!»
«Ti prego dimmi di sì. Non ceneremo qui in città» sospiro stanca di tutto. Forse dovrei accettare, infondo non sarà qui poi è solo una cena.. Non vuol dire niente.
«Dove andremo?» gli chiedo arrendendomi «È un sì? Ti vengo a prendere a casa alle sette e mezza. Fatti carina» che cosa? Fatti carina? Dove saremo andati a mangiare? «Ehi no..» mi ha attaccato in faccia! Lo odio..
***
Ho un dannato problema! Non so cosa mettermi e in più non ho niente di femminile e carino nell'armadio... Dove diamine vuole portarmi quel disgraziato?
Nell'armadio ho trovato un abito nero extra large.. Mi sa che sono di zia Ruth, chissà forse mi sta.
Sento bussare alla porta «Avanti».
L'orso è fuori dal letargo, che sorpresa.. «Cosa vuoi?» gli chiedo scontrosa «Venti dollari» ma fa sul serio? «E cosa dovresti farci?» gli chiedo inarcando un sopracciglio. «Comprarmi la coca. Non fare storie e prestami i soldi» vuole per caso finire di nuovo in prigione? «Vuoi finire al fresco vero? Aj stai rischiando! Sei dipendente da quella merda e non va bene!» mi deve far sempre incazzare «Osso, dammi quei dannati soldi e smettila di rompere il cazzo. La usi anche tu» rigiriamo la frittata su! «Aj io non ne sono dipendente, la uso per rilassarmi! E no! Non ti darò i soldi quindi levati dal cazzo!» lo spingo fuori e gli chiudo la porta in faccia.
Ho cose più serie a cui pensare e lui di certo non lo è.
Cerco e ricerco in questo dannato armadio, vedo un qualcosa di bianco.. Penso sia una maglietta..
No è un vestito! Un dannato vestito! È quello del battesimo di mia cugina.. Penso che lo userò, è bianco, molto corto e senza maniche, una specie di top lungo.. O una cosa del genere.
Devo rubare le calze a mia madre perché fa troppo freddo per andare in giro senza. Oggi per la prima volta mi scioglierò le treccie attaccate e leverò qualche piercing, ho ancora una dignità e non voglio fare figure di merda.
Lego comunque i capelli perché li odio da morire, lungi e riccioluti. Levo il piercing al sopracciglio e un paio all'orecchio ma mi tengo l'anello al naso, quello non si leva.
Guardo l'orario sul cellulare e mi accorgo che sono le sette e mezza passate! E che ci sono diverse chiamate perse da Jeremiah. Lo richiamo subito.
«Pronto Osso Duro.»
«Jeremiah.. ehm sono un po' in ritardo, scendo subito»
«Ah meno male, pensavo volessi darmi buca» ci ho pensato ma... «Non vedo perché dovrei.. Cinque minuti e scendo» devo sbrigarmi. «Ti aspetto.»
Devo correre! Mi mancano le scarpe e il trucco. Non ho tacchi accettabili quindi li ruberò a mia madre anche se non ci si camminare. Per il trucco me la so cavare, anche perché mi trucco tutti i giorni. Calco le sopracciglia con la matita, metto l'eye-liner, un po' di mascara e in fine rossetto rosa baby-doll. Rubo il profumo a mio fratello, prendo il giubbotto e scendo.
Ci ho messo quindici minuti! Che imbarazzo.. Non riesco neanche a camminare con questi trampoli! Odio tutti.
Jeremiah è davanti alla macchina con la portiera aperta che mi aspetta «Come siamo incantevoli stasera» no, i complimenti no.. Senza dire niente entro e lo aspetto.
Una volta salito in macchina parte «Dove andiamo?» chiedo per spezzare la tensione. «A Southfield. C'è un locale rustico molto carino» Southfield? Maglio di niente.. «Perché hai voluto portarmi a cena?» non mi risponde. Fissa la strada e non mi risponde «Mancano cinque minuti» mi giro verso di lui per fulminarlo con lo sguardo. Ma non ci riesco, stasera è troppo attraente: indossa un giubbotto nero di pelle e dei pantaloni neri stretti, sembra un ribelle e cazzo me gusta!
«Vuoi una foto?» mi chiede con quel sorriso da deficiente stampato in faccia «Oh si certo.. Per vederla bruciare» devo restare acida fino alla fine «Piccante la ragazza» mi sta sfottendo!
«Siamo arrivati» apro lo sportello della macchina, scendo e la sbatto per bene. Vorrei scappare ma queste scarpe sono micidiali. Senza degnarlo di una parola, lo seguo. Entriamo in una sorta di ristorantino molto informale e la vergogna mi assale.. Come diamine mi sono conciata? Non posso levare il giubbotto ma non posso neanche mangiare con la pelliccia...
Mi tolgo il giubbotto e mi siedo subito, Jeremiah mi fissa senza spiccicare parola. Vuole fare l'indifferente ma i suoi occhi lo fregano, so che dentro si sta morendo dalle risate. «Vogliamo ordinare?» mi chiede con voce roca. Si, si certo soffoca le risate.
Prendo il menù e dopo averlo consultato lo sbatto sul tavolo, poco dopo arriva un cameriere con un block notes in mano «Per me petto di polli e patate, anatra in agrodolce e ravioli Chantel» voglio mangiare come se non ci fosse un domani. «Io quello che prende lei e aggiungerei una bottiglia di vino. Grazie»
Cala il silenzio tea di noi, sono arrabbiata con lui e più ride, più mi incazzo.
«Stai benissimo con i capelli sciolti» un altro complimento «Dovrei ringraziarti?» gli chiedo tagliente e lui scrolla le spalle.
Poco dopo arrivano le nostre ordinazioni e mangiamo in silenzio ma subito mi ricordo di una cosa importante da chiedergli «Come fai a conoscere questo posto?» cavolo che buono il pollo.. «Ho un appartamento nei dintorni e ogni tanto ci vengo a mangiare» mi risponde con tranquillità.
«Quanti anni hai?» voglio sapere di più di lui. «Trenta, tu?» cavolo è grande! E si comporta come un bambino.. «Non si chiede l'età ad una donna» dici facendogli l'occhiolino.
«Hai ragione scusa» sobbalzo sul posto, mi ha seriamente chiesto scusa.. Mh progresso «Di dove sei?»
«Jersey, New York. Tu? Deduco nata e cresciuta a Detroit» annuisco e lui mi sorride. Il suo sorriso...
«Vorrei mostrarti una cosa, andiamo» annuisco e lui paga il conto e mi aiuta ad alzarmi.
Usciamo e saliamo in macchina, ho annuito ma non so dove andremo «Cosa mi vuoi mostrare?» gli chiedo con tono un po' più garbato.
«Ho la collezione di qualcosa che so potrebbe piacerti e non vedo l'ora di mostrartela» dice sorridendo con una strana scintilla negli occhi «Mh.. Okay»
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Above Boundaries (Oltre i Confini)
RomansaIn una Detroit arretrata, in una società divisa e in due popolazioni completamente diverse, Esther: ventitreenne afroamericano, cresciuta in una famiglia difficile, senza un padre e con una madre alcolista troverà l'amore in Jeremiah, un trentenne b...
