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Ascoltare il maggiore parlare lo rilassava, anche se di solito preferiva il silenzio. La sua voce lo cullava piano. Il petto su cui aveva appoggiato il viso vibrava per ogni parola che pronunciava.

«All'inizio...» riprese piano, con lo sguardo perso nel buio oltre il parabrezza. «Non era per sballarmi.» Fece una breve pausa, come se dovesse scegliere ogni parola con attenzione. «Dopo gli incontri... non riuscivo neanche a respirare bene. Ricevevo pugni alle costole, labbra spaccate, lividi ovunque. Dormire era diventato impossibile.»

Felix fece un piccolo verso, quasi un "mh" più per fargli capire che stava ascoltando che per altro. Le dita si strinsero appena attorno al tessuto della sua felpa, costringendosi a non addormentarsi proprio quando Hyunjin gli stava raccontando qualcosa di importante sul proprio conto.

«Qualcuno me le consigliò. Dicevano che avrebbero aiutato col dolore. E... lo facevano davvero.» Un sorriso amaro gli sfiorò le labbra, invisibile se non per il tono. «Il dolore spariva. Non sentivo più niente. Né fuori... né dentro.» confessò con una punta di colpa.

Inspirò lentamente, il petto si sollevò sotto la testa di Felix. Bastò a quest'ultimo per riaprire leggermente gli occhi e sistemarsi meglio. Avrebbe preferito non avere sonno e potergli dire qualcosa, ma le parole che gli venivano in mente sembravano solo frasi fatte. Tutto ciò che poteva offrirgli era l'ascolto e il silenzio.

«Quando non senti più niente... ti sembra di aver trovato una via d'uscita. Combatti meglio. Non hai paura. Non ti importa se ti colpiscono ancora. Ti senti invincibile.» accarezzò il viso del minore, morbido, caldo e presente. «Poi però... smette di essere una scelta.»

La mano di Hyunjin si spostò nuovamente sotto la sua felpa, continuando ad accarezzare la sua schiena calda.

«Non lo facevo più solo dopo gli incontri. Lo facevo prima. Lo facevo quando non c'era nessuno. Lo facevo... sempre.» disse, pentendosi delle proprie scelte passate. Abbassò lo sguardo sui suoi capelli chiari e, prima di posarvi la guancia, gli regalò un piccolo bacio tra quelle ciocche.

«Ero convinto di avere il controllo. Che potessi smettere quando volevo.. ma non era vero.»
Per un attimo non parlò più. Si sentiva solo il loro respiro sfasato ma vicino.
Il minore capì, molto più di quello che Hyunjin stava raccontando, quello che non ammetteva, sotto le righe.. lui lo capiva.

«C'erano giorni in cui non ricordavo nemmeno cosa avessi fatto. Combattimenti, soldi, gente... tutto confuso.» La voce si incrinò appena, impercettibilmente. «E continuavo a farmi male... anche quando non era necessario.»

Fu allora che Felix sollevò leggermente il viso, giusto quanto bastava per guardarlo. Non disse nulla. I suoi occhi, però, erano lucidi di qualcosa che non era pietà, ma comprensione.

Hyunjin lo notò, e per un secondo distolse lo sguardo, come se non si sentisse degno di quello sguardo così comprensivo.

«È stato il capo a tirarmi fuori.» disse, più piano. «Se non fosse arrivato lui, probabilmente, non sarei qui a parlartene... quella merda mi stava friggendo piano piano il cervello.»

Il minore sapeva quanto fosse difficile attaccarsi ad ogni barlume di speranza pur di andare avanti, anche se poteva fare male. Non lo giudicò, rispettò ogni sua scelta e fu lieto di venirne a conoscenza.

«..ironica come cosa.. prima ti salva e poi..» si strinse meglio a lui, infilando la gamba in mezzo alle sue, con lo scopo di riscaldarlo un po', perché come sempre era freddo come un ghiacciolo.

Il silenzio tornò, ma questa volta era diverso, era più intimo.

«Già.. è stato un vero stronzo a tradirci..» sbuffò un sospiro, non volendoci nemmeno pensare. «Odio il prossimo.» mormorò, lasciandosi sfuggire un altro sospiro lungo dalle labbra. «Odiavo anche i miei genitori. Ricchi, manipolatori e falsi... avevo paura di diventare come loro se fossi rimasto.»

Run away -hyunlix-La tua prossima ossessione. Scoprilo ora