22# Prison

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Astrid

Non posso credere a ciò che sto vedendo. Il vento mi corrode la pelle,anche se ormai non ci faccio più caso.
Davanti a me c'era una distesa di ghiaccio, ma non puro come il resto.
I metalupi sono riversati a terra, con gli occhi aperti e le fauci spalancate. Morti. Tutti morti.
Il sangue rosso filtrava per il ghiaccio, propagandosi a macchia d'olio.
Le gambe non mi reggevano.
I guardano sono stati abbattuti. Tutti, nessuno escluso.
Laufey ride dietro di me, per poi spingermi con una mano gelida in avanti, verso quel massacro.

"Cammina. Non abbiamo tutto il giorno. Stupida mortale."

"Siete stati voi? Perché?"

"Per ottenere un nuovo mondo, e per trovare ciò che stiamo cercando."

"E io a cosa vi servo?"

"Tu hai già trovato una Gemma, quindi puoi trovarne altre per noi."

"Questo mai."

"Vedremo."

Mi spinge ancora più forte. Passo tra quelle carcasse, ormai quasi coperte dalla neve che scende senza dare tregua. È questo che voleva? La Gemma. Non posso di certo dire dove si trova. Ne hanno già una, la mia.
Non possono creare il Guanto dell'infinito. Se ci riuscissero, il caos esploderebbe in tutto L'universo.
Non può accadere.
Non deve accadere.

Ci avviciniamo sempre di più alla montagna. I miei piedi ormai mi hanno abbandonato e sto per andare in ipotermia. Ci saranno una decina di gradi sotto zero, se non di più.
Perdo il controllo delle gambe e cado a terra sulla neve,sbattendo i palmi.
Non riesco ad alzarmi.
Sento lo sguardo del Re Glaciale sulla nuca. Lui, sbuffando, mi prende per un braccio, trascinandomi con forza dentro una grotta. Se solo riuscissi a vedere la Gemma Spaziale potrei filarmela, ritornare da Loki.
Chissà cosa starà facendo.
Spero non sia..
La mia mente non riesce a concentrarsi nemmeno su un particolare di quella grotta.
Solo una cosa mi risulta famigliare; il freddo.
Le pareti erano di un blu cobalto, solide e prosperose. Non vedo dove cammino, fino a che non scorgo una luce in fondo al tunnel. Inizio a non sentire più le braccia. Il respiro glaciale di Laufey mi mette soggezione, pesante e obbligato com'è. A ogni passo il suolo sotto i miei piedi scricchiola, minacciando di spedirmi nelle viscere di Alfheim.
Ci fermiamo. Alzando gli occhi posso affermare con certezza che mi trovo davanti a un enorme conca quindici metri sotto di me. Davanti ai miei piedi c'è uno strapiombo altrettanto profondo, che congiunge le tue parti della grotta. A collegare il soffitto azzurro al suolo ci sono delle stalagmiti collegate a delle stalattiti, formando così enormi pilastri solidi e compatti come torri di una roccaforte. Il blu del ghiaccio confonde ciò che sembrano Giganti. Stanno lavorando a qualcosa, ma non riesco a vedere. Sono troppo stanca.
Al ruggito di Laufey ogni singolo Gigante presente, smette ciò che stava facendo per alzare gli occhi su di me. Milioni e milioni di puntini rossi puntati contro. Mi da la nausea.
Tutti ruggiscono come segno di approvazione, alzando e scuotendo le braccia. Tutti gridano e urlano, ma io non sento niente. Sono li, eppure non riesco a concentrarmi abbastanza per sentire quel frastuono che si propaga per la conca fino alle mie orecchie.
Vado a terra, stremata.

Non so quanto tempo dopo, un'ora o una giornata, mi risveglio. Sono sdraiata su una lastra di ghiaccio. Tremo. I miei denti battono così forte che ho paura di spezzarli. Sollevando lo sguardo, cinque piccole colonne mi separano dall'esterno, tenendomi prigioniera.

Loki

Thor mi guarda sbigottito, forse non capisce la mia lingua.

"Dobbiamo andare ad Alfheim. È lì che si trova. Dobbiamo."

Thor mi guarda con aria preoccupata. Sa cosa provo per lei, non lascerà certo che la torturino.
Mi giro verso gli altri. Volstagg annuisce. Si avvicina a me con passo spedito e mi batta una delle sue mani sulla spalla. Il suo sorriso è sincero.

Throb - La convergenzaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora