<<Che ore sono?>> domandai per l'ennesima volta a mio padre.
<<Le stesse di cinque secondi fa.>> poi mettendomi una mano sulla spalla: <<Tranquilla Pulce sei in orario perfetto.>>
Sospirai, continuando a camminare verso quello che mi sembrava l'inferno.
Era arrivato il momento della verità, quello in cui avrei dovuto uscire dal guscio e fare nuove conoscenze.
Non pretendevo molto, almeno una amica.
Probabilmente sarei stata meno agitata se mi avessero gettato in un'arena piena di leoni affamati; perché in fondo il liceo era questo, un luogo dove le persone venivano giudicate per ogni singola cosa, dove erano pronti a "mangiarti" viva. Io sarei stata quella nuova, quella che non comprende alla perfezione la lingua, il bersaglio perfetto.
Venni scossa leggermente per le spalle da mio padre.
<<Non ti preoccupare ok?>>
Annuii disorientata, poi lui si allontanò.
Ci avviammo verso la scuola.
<<Agitata?>> mi chiese Marco dopo un po'.
<<Abbastanza...>>
Continuammo a camminare sulla strada uno di fianco all'altra, fino a che non mi vibrò il cellulare, appena fuori dal cancello della scuola.
Quando vidi il mittente del messaggio, mi bloccai di colpo e la gomma da masticare che avevo in bocca, mi andò per traverso. Cominciai a tossire mentre mio fratello prese a darmi delle pacche sulla schiena.
Alla fine la inghiottii.
<<Ma che ti è preso?!>> mi chiese Marco tra il preoccupato e il divertito.
Scossi la testa indicando il telefono.
Si sporse per guardare, aprendo il messaggio di Kevin al posto mio.
"Ti vedo."
<<Lui ti vedee!>> lo canzonò mio fratello.
"Girati." mi scrisse ancora.
Obbedii.
Vidi Kevin venirmi incontro salutandomi con la mano.
Era possibile che in due giorni fosse diventato più bello?
Ricambiai il saluto, sperando che il freddo camuffasse il mio viso diventato improvvisamente bollente.
Mio fratello mi diede di gomito per poi dileguarsi.
<<Ciao Annie!>>
Nessuno mi aveva mai chiamato in quel modo, ma uscito dalla sua bocca suonava benissimo.
<<Ciao...>> gracchiai.
Mi schiarii la gola, per poi riprovare a parlare:<<Che ci fai qui?>>
<<Vado a scuola.>> rispose indicando l'edificio.
<<Anche io!>> dissi con un po' troppo entusiasmo.
Cominciammo a camminare verso il cortile, mentre il mio stomaco compiva una serie di tripli salti mortali carpiati all'indietro.
Appena entrata, notai che i ragazzi erano divisi in vari gruppetti; chi aveva le divise sportive, chi studiava, le cheerleader provavano la coreografia; mi sembrava di essere stata catapultata in uno di quei film americani e pensavo che da un momento all'altro qualcuno avrebbe cominciato a cantare.
Ci dirigemmo verso le scale dove fummo fermati dalla ragazza più bella che avessi mai visto: aveva gli occhi di un azzurro chiarissimo, era alta, magra e i capelli le ricadevano sulla schiena in una cascata di riccioli neri.
<<Ciao Kevin!>> cinguettò lei.
Lui gli ripose con un cenno del capo, per poi presentarmi.
<<Tiffany.>> disse lei con voce vellutata.
Porsi la mano destra e lei me la strinse con riluttanza.
Si sciolse in fretta dalla mia stretta, per poi pulirsi la mano sul giubbotto di pelliccia.
Rimase per un po' a guardarmi, e io mi sentii "nuda" sotto i suoi occhi.
Mi stava già antipatica. Pensava che avessi qualche malattia infettiva forse?!
Abbassò lo sguardo sui miei pantaloni neri strappati, che mettevano in evidenza le mie gambe ossute.
<<Carini>> ridacchiò lei.
Cosa avevano che non andava? Perché non si guardava i suoi vestiti da cocca di papà?
Dopo un po' ci raggiunse un ragazzo con la divisa sportiva addosso. Il cerchio si chiuse e io ne rimasi isolata.
Decisi di entrare nella scuola. Non avevo voglia di fare brutte figure già il primo giorno.
Spinsi la porta d'ingresso, rimanendo per un attimo smarrita in mezzo a tutta quella gente.
Venni spintonata da un paio di ragazzi, prima di decidermi a spostarmi dall'entrata.
Frugai nelle tasche tirando fuori il biglietto che mi avevano inviato per mail, con il numero dell'armadietto e il mio orario.
Ok, ce la potevo fare, non sembrava tanto difficile trovarlo in mezzo a centinaia di altri armadietti blu...o forse lo era?
Dopo aver girato per più di un quarto d'ora, lo individuai.
Mi guardai intorno, non era né vicino al bagno dei ragazzi né a qualsiasi cosa emanasse un cattivo odore: non potevo chiedere di meglio.
Inserii la combinazione. Non si apriva. Cominciai a strattonare lo sportello, pregando che la gente non mi prendesse per una pazza problematica che si accanisce sugli oggetti.
<<Aspetta, ti aiuto io.>> mi fermò una voce dietro di me.
Mi feci da parte, mentre una ragazza con i capelli castani e gli occhiali batteva contro la portina. Dopo due o tre colpi finalmente si aprì con un rumore sordo.
La ringraziai. Riposi la borsa nell'armadietto e tirai fuori il telefono dalla tasca del giubbotto.
"Everybody want to steal my girl..."
Cazzo! No, no, no. Bloccai velocemente la canzone, mentre intorno a me si era creato il silenzio. Feci un sorriso imbarazzato, girandomi il più in fretta possibile. Appoggiai la fronte calda sull'acciaio freddo e feci un respiro profondo.
Mi sentii toccare una spalla.
<<Ti piacciono i One Direction?!>> mi chiese la ragazza di prima.
Aveva un paio di occhi grigi e sulle labbra portava un rossetto color ciliegia.
Annuii lentamente.
<<Anche a me!>>
<<Sul serio?>> domandai.
<<Si, dico la verità! Pensavo di essere l'unica a cui piacessero. Non ti ho mai vista qui. Sei nuova?>>
Parlava a raffica e non riuscii a capire mezza parola di quello che aveva appena detto. Così le chiesi di ripetere. All'inizio mi guardò con aria interrogativa ma poi acconsentì.
<<Si mi sono appena trasferita dall'Italia, mi chiamo Anna.>> risposi infine.
<<Io sono Jackie. Piacere di conoscerti.>>
Eravamo già a tre persone con cui facevo conoscenza nell'arco di tre giorni. Doveva essere un uovo record.
Le chiesi se per caso sapesse dove si trovava l'aula 14, e lei mi accompagnò.
Mi diede appuntamento per la pausa pranzo in cortile e poi se ne andò.
Entrata in aula, mi sistemai in un banco in fondo alla classe, e cercai di passare il più possibile inosservata, cosa che non mi fu facile poiché il professore, quando mi vide, volle ad ogni costo che mi presentassi davanti a tutti.
Quando suonò la campanella, presi i libri e uscii dal laboratorio, cercando di evitare accuratamente Tiffany, o come l'avevo soprannominata io, Malefica.
Scesi le scale e andai nell'atrio.
Mi feci largo tra la folla di studenti e mi avviai verso il mio armadietto, dove ritrovai mio fratello che apriva il suo a due sportelli di distanza. Gli andai incontro.
<<Eccoti. Ma dov'eri andato a finire? Non ti ho più visto da questa mattina!>> gli domandai curiosa. E anche un po' irritata.
<<Ciao anche a te! Comunque non volevo fare il terzo incomodo, e perciò ti ho lasciata da sola con il tuo Kevin!>>
<<Non è il mio Kevin!>>
Marco inarcò il sopracciglio destro con fare interrogativo. Stavo per rispondergli, ma vidi Jackie che si avvicinava e così lasciai perdere.
Lui si presentò con uno sguardo più imbambolato del solito e lei rispose con una vocetta nervosa.
Dopo che mio fratello si fu allontanato, o meglio, dopo che io gli feci intendere di andarsene, la mia nuova amica mi chiese: <<Ma...è il tuo ragazzo?>>
<<No, per carità! E' mio fratello>> risposi fingendo un conato di vomito.
<<Ah...e...ha una ragazza, che tu sappia?>>
<<No, almeno credo. Perché ti interessa tanto la cosa?>> chiesi con fare malizioso.
<<Così, semplice curiosità! Cambiando discorso, come ti sembra la scuola?>>
Rimasi per un attimo a soppesare l'idea che lei avesse avuto il così detto colpo di fulmine, cosa che probabilmente era vero, dato il suo improvviso buon umore, ma decisi di lasciar perdere...almeno per il momento.
<<Non è niente male!>> conclusi.
Andammo in cortile e ci sedemmo ad un tavolo al sole, l'idea di mangiare all'aperto con quel freddo non era stata delle migliori ma era bello stare un po' all'aria aperta.
Jackie cominciò a farmi una sequela di quelle che lei chiamava "Norme di sopravvivenza"; ascoltai con attenzione e alla fine compresi che non dovevo assolutamente, minimamente e soprattutto mai, mettermi contro alle top-model e ai loro fidanzati fighetti.
Sosteneva che non le importava il giudizio che loro avevano di lei, ma aveva già capito che per me era tutto il contrario. In effetti era vero, non volevo rendermi la vita difficile.
Mentre mangiavamo, intravidi Kevin che, insieme ad un paio di ragazzi, passava affianco al nostro tavolo.
<<Ecco, loro sono un esempio vivente di Bei-faccini. Persone molto pericolose in un certo senso.>>
Annuii distrattamente, mentre con mia grande sorpresa Kevin mi salutò; io ricambiai con un cenno della mano.
Quando riuscii e staccare gli occhi dalla sua figura perfetta che si allontanava, mi girai fingendo nonchalance verso la mia amica che mi fissava con un'espressione che non riuscii a decifrare.
Scossi la testa confusa.
<<Lo conosci già?>> mi domandò sorpresa.
<<Si, l'ho incontrato sull'aereo.>>
<<No, no, no! Non dirmi che ti sei già fatta imbambolare da quel tipo?!>>
<<Io...ma va, non lo conosco nemmeno da due giorni!>> risposi mettendo più convinzione possibile in ogni singola parola che pronunciavo.
Jackie mi guardava dubbiosa mentre le si dipingeva sul viso un ghigno strano.
<<Ho detto di no!>> continuai quasi urlando:<<E poi ha già la ragazza, giusto? Quella...come si chiama?...Tiffany.>>
<<O no, quei due non stanno insieme, non più. Lui l'ha beccata mentre si faceva il suo migliore amico. E così il signorino Kevin le ha dato pan per focaccia, baciando una del primo anno. C'era un pandemonio qui a scuola il giorno dopo.>> concluse sogghignando.
<<E allora perché sta mattina stavano nello stesso gruppo?>>
<<Perché entrambi ci guadagnano in popolarità. Funziona così tra quella gente.>>
Sospirai, tentando di non farmi vedere troppo delusa. Come avevo fatto a sbagliarmi tanto? Però Kevin non mi sembrava un tipo del genere. Magari Jackie si sbagliava, in fondo non lo conosceva nemmeno.
Neanche tu se per questo. Mi ricordò una vocina nella testa.
Mentre facevo domande di matematica a Jackie e lei rispondeva correttamente a tutte, finimmo il pranzo. Con quegli occhiali, sembrava un piccolo genio e le sue preoccupazioni per l'imminente verifica erano del tutto infondate.Nel pomeriggio avevo lezione di francese, così mi diressi al secondo piano dove c'era il laboratorio linguistico.
Mi misi in seconda fila perché i banchi in fondo all'aula erano tutti occupati...preoccupante.
Le opzioni erano due:
1. O le lezioni erano così noiose e la prof. così imbranata, che tutti potevano far quello che volevano;
2. O la prof. Aveva sparso il così detto regno del terrore e nessuno osava stare a meno di due metri vicino a lei.
Sarei stata a vedere.
Mentre tiravo fuori il dizionario, sentii una mano sbattere sul banco. Alzai lo sguardo di scatto ritrovandomi Tiffany nel bel mezzo di quello che si può definire come un attacco di isterismo.
<<Alzati.>>
La guardai senza sapere bene cosa fare.
<<Alzati.>> ripetè di nuovo.
Rimasi immobile.
Probabilmente avrei dovuto farla stare zitta con una di quelle risposte ad effetto che ti vengono in mente sempre cinque minuti più tardi rispetto al momento in cui servirebbero, ma dato che non erano ancora passati quei cinque minuti, riuscii a sussurrare un "no".
Si abbassò fino ad arrivare a due centimetri dalla mia faccia.
<<Senti...>> sibilò:<<Questo è...>>
Per fortuna entrò la signorina Garçon che fece morire sul nascere la minaccia di Tiffany, che la salutò con un falso sorriso per poi accomodarsi un banco davanti al mio.
La donna era minuta e bassa, e la sua voce roca e gracchiante faceva intendere il suo amore per il fumo.
Iniziò con l'esporre l'importanza della lingua francese nel mondo, fermandosi soltanto per presentarsi a me. Poi continuò con il suo ragionamento perverso.
Ah già, avevo dimenticato la terza opzione.
3. La prof. era completamente fusa.

STAI LEGGENDO
Ore 15.15...Esprimi un desiderio.
Teen Fiction"Quello che mi preoccupava veramente era come avrei fatto io a sopravvivere in un mondo completamente diverso da quello in cui ero abituata, con nuove persone che parlavano una lingua diversa dalla mia, timida e insicura com'ero. Il fatto era che po...