"If I could fly, i'd be coming right back home to you..."
Si dice che quando le persone subiscono un trauma, ci mettano diverso tempo per comprendere appieno quello che era capitato, bè io non volevo capirlo. Perché proprio a lui? Cosa aveva fatto di male per meritarsi una cosa del genere?
E la cosa peggiore era che si stava insinuando dentro di me il senso di colpa. Non facevo altro che pensare che, se non mi avesse conosciuto, lui in quel momento non si sarebbe trovato in fin di vita.
No, non dovevo nemmeno prendere in considerazione quell'idea. L'incidente non era una cosa che io avrei potuto controllare.
La musica mi arrivava distante, come se fossi stata circondata da un involucro di ovatta.
Da quando eravamo tornati dall'ospedale, ero stata ferma immobile sdraiata sul letto a guardare il soffitto.
Non avevo idea di quanto tempo fosse passato; per quanto ne sapevo potevano anche essere passati anni e la popolazione mondiale poteva essersi estinta... in ogni caso non mi interessava.
Chiusi gli occhi e mi girai sul fianco.
Immagini di camici bianchi e malattia cominciarono a vorticarmi in testa.
Li riaprii di scatto e nella penombra scorsi un'ombra appoggiata alla porta.
<<Finalmente ti sei accorta di me.>> disse mio fratello avvicinandosi.
Mi sfilai le cuffiette. Il silenzio sembrava avere un suono, come un fischio continuo.
<<Da quanto tempo eri lì?>> domandai.
Era come se anche parlare richiedesse uno sforzo da parte mia.
<<Abbastanza per capire il tuo stato psicologico...>> cominciò sedendosi sul mio letto:<<...e anche per poterti dire che hai perso un sacco di video chiamate di El.>>
<<Perché non mi hai avvisata?>> domandai immaginando quanto la mia amica potesse essere arrabbiata e preoccupata allo stesso tempo.
Fece spallucce.
<<Credevo che ti avrebbe fatto bene una dormita.>>
<<Non stavo dormendo.>> borbottai.
Mi allungai per prendere il computer ai piedi del letto. Lo misi in grembo e Marco mi si sistemò accanto accendendo l'abatjour sul comodino.
<<Non risponderà.>> dichiarò.
Lo guardai confusa.
<<Sono le tre di notte dall'altra parte dell'oceano.>>
Seccata abbassai di scatto lo schermo.
<<Perché a lui?>> chiesi, come se Marco potesse avere una risposta.
<<Me lo chiedo anche io.>>
In quel momento la porta si aprii piano. Mi aspettavo di vedere mio padre, invece fece capolino la testa di mia mamma.
<<Posso?>> chiese titubante.
Annuii.
Rimase per un attimo a rigirarsi una ciocca di capelli tra le dita. Non sapeva cosa dire e la capivo benissimo, nemmeno io sapevo più come comportarmi con lei.
<<Potresti lasciarci?>> chiese infine rivolta a Marco.
Lui si girò verso di me e io feci un impercettibile segno del capo.
Mio fratello se ne andò chiudendo la porta alle sue spalle.
Istintivamente raccolsi le gambe al petto, come per mettere una barriera tra noi.
<<Mi dispiace per Kevin... so che ci tieni tanto a lui.>>
Alzai lo sguardo su di lei. Non mi guardava, quasi come se fosse imbarazzata.
<<Ho paura sai?>> dissi dopo un po':<<Ho paura che il mio mondo non sarà più lo stesso, se lui non dovesse farcela.>>
Non sapevo perché lo stavo confessando proprio a lei; forse la spiegazione più logica era che ero stata arrabbiata con mia madre per troppo tempo.
Lei non disse nulla. Scivolò verso di me e mi abbracciò. Io mi feci piccola piccola nelle sue braccia, concentrando i miei pensieri sul suo battito cardiaco.
<<Anna io...>> iniziò:<<Meritavi qualcuno di migliore, qualcuno che ti stesse accanto. Ma ero spaventata, pensavo che non mi volessi più nella tua vita.>> disse.
E infondo non avrei avuto tutti i torti.
Insomma, un anno e mezzo prima, avevo sorpreso lei e un tizio che nella stanza sua e di papà strusciavano i loro corpi uno contro l'altro. Insomma proprio letteralmente. Quanto meno non ero arrivata nella fase sfiliamoci-gli-slip.
In ogni caso, era stato davvero orribile.
Io non dissi nulla a mio padre, fu mamma a farlo. Mi ricordo che quando lei glielo confessò, piangeva come una bambina.
Contro ogni mia aspettativa papà non la cacciò di casa, né quel giorno né mai. Semplicemente per un po' di tempo non si parlarono se non per lo stretto necessario e dormivano uno in salotto e l'altra in camera.
Non so bene come successe, ma alla fine lui la perdonò e anche Marco lo fece.
Ma io non ce la facevo proprio.
<<Ma ora ho capito che non è quello che voglio.>> dissi infine.
Ed era vero. Io avevo bisogno di lei. Non potevo cancellare quello che avevo visto, dalla mia mente, ma potevo sbiadirlo solo un pochino. Quel tanto che bastava per riavere indietro mia madre.
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Ore 15.15...Esprimi un desiderio.
Novela Juvenil"Quello che mi preoccupava veramente era come avrei fatto io a sopravvivere in un mondo completamente diverso da quello in cui ero abituata, con nuove persone che parlavano una lingua diversa dalla mia, timida e insicura com'ero. Il fatto era che po...