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Appena la porta si spalancò, il professore smise di parlare e tutti i miei compagni di corso si girarono a guardarmi.

<<Ben arrivata signorina Templin.>> mi salutò il signor Brown con uno sguardo compassionevole. <<Ha dormito bene oggi? O la scuola ha rovinato il suo sonno di bellezza?>>

Delle risate percorsero la classe.

<<Mi dispiace,  ma il fatto è che la sveglia non è suonata...>> boccheggiai.

<<Non voglio sentire scuse!>> mi interruppe lui <<Dato che oggi si è persa metà  mia lezione, dopo la scuola dovrà fermarsi per pulire l'aula, e si ricordi che il martedì i primini dissezionano le rane>> disse con fare odioso.

Avrei tanto voluto picchiarlo per togliergli quel suo sorrisino malefico.

Odiavo dissezionare le rane figuriamoci pulire l'aula dai resti di quelle povere creature.

Il professore mi porse un foglietto, dove c'era scritta una nota per il ritardo e poi mi disse di andare a sedermi nell'ultima fila.

Coprii il viso con i capelli rossi mentre camminavo verso il mio posto; perché la terra non inghiottiva le persone a comando?

Mi accomodai facendo stridere la sedia sul pavimento.

La ragazza davanti a me si girò a guardarmi.

<<Anna, quanto mi dispiace, questo prof non ti capisce vero? Ieri dev'essere stata dura per te...>> disse Tiffany con una faccina triste.

Mi assalii un senso di nausea mentre ripensavo a lei e Kevin che si baciavano in mezzo al marciapiede. Come faceva a sapere che li avevo visti? Pensavo non si fosse accorta di me.

<<Comunque>> riprese <<Buona fortuna con le gomme da masticare..>> e così dicendo sputò la sua cicca appicciandola sotto al tavolo.

<<Tu sei una...>> cercai di dire, ma mi  fermai per due motivi: il primo perché non sapevo cosa rispondere e l'altro perché il signor Brown mi fulminò con lo sguardo, attraverso il suo occhiali rotondi.

<<Come pensavo!>> disse Tiffany.

Volevo urlarle in faccia che era solo una bastarda e che i suoi giochetti non funzionavano con me, ma non ne avevo il coraggio e poi avrei detto il falso, quello che faceva o diceva contro di me, mi toccava eccome.Incrociai le braccia sul banco e ci nascosi la testa. Ecco così andava tutto bene. Il buio mi rilassava.

Non appena la campanella suonò uscii di lì e andai in cerca di mio fratello. Si che mi avrebbe sentito quella volta! Non poteva pensare di fare quello che voleva con faccende che non lo riguardavano!

<<Ma cosa diavolo ti é saltato in mente?!>> lo aggredii non appena lo vidi.

<<Non mi sembra un crimine indossare un cappello in classe.>>

<<Io...non parlo del tuo cappello!>>

Ma quanto poteva essere stupido?

<<Per colpa tua e della tua iniziativa di farmi restare a casa, sono in punizione.>> continuai.

<<Scusami tanto ma sai le pareti sono sottili e non mi sembrava che ieri stessi molto bene...>> si giustificò.

<<Non tentare di renderla una cosa tenera.>> gli puntai il dito contro.

<<Tanto so che mi hai perdonato.>> sorrise sbattendo le ciglia.

Feci spallucce. Si l'avevo perdonato ma non dovevo necessariamente farglielo sapere.

Ore 15.15...Esprimi un desiderio.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora