Capitolo 14

28.1K 1.5K 770
                                        

Nel corso dei giorni che sono trascorsi l'idea di abbandonare il rifugio di Millicent mi è passata per la testa più di una volta. A costo di tornare a dormire nei squallidi letti del hotel Mezzaluna. Sono sicura che, comunque sia, sarà lei stessa a buttarmi per strada prima o poi, le risulto insopportabile a questo punto, e non tenta nemmeno di nasconderlo. Andare a vivere con lei, nonostante la conoscessi da così poco, facendomi prendere da un momento di entusiasmo e fragilità è stata una delle decisioni più stupide che io abbia mai preso in tutta la mia vita. Il che non fa che incrementare la rabbia che provo nei miei confronti: non sto prendendo le scelte giuste per quanto riguarda la mia vita, ecco, infatti, perché è così miserabile. Mi passo velocemente le mani sulle guance per asciugarle, poi sistemo i capelli dietro le orecchie. Afferro la borsa ed esco da bagno. E' appena suonata la campanella dell'ultima ora e, non essendoci Roger, tanto vale andarmene. Non stravedo all'idea di tornare a casa, ecco perché prendo la decisione di rifugiarmi da Arthur automaticamente. 
Sembra che io sia sulla buona strada per farmi degli altri amici, anche se non sono completamente sicura di volermi associare a loro. Il fatto che il gruppo di Harry si sia accorto della mia esistenza così, all'improvviso, non mi fa stare completamente tranquilla. Ginger mi tratta come si tratterebbe qualcuno che non piace a tua madre, ovvero in modo molto gentile, ma come se stesse cercando di nascondermi da qualcuno o qualcosa. Sean è più rilassato, mi parla senza troppi problemi, e tratta Roger allo stesso modo, cosa che ai miei occhi gli fa accumulare molti punti. Gwendolyn mi terrorizza, e se vorrà iniziare a piacermi, cosa in cui tutti i componenti di quel gruppo sembrano impegnarsi particolarmente, dovrà fare molta strada. Non dimentico quella brutta coincidenza del mal di testa, al pub. Sullivan non riesco ad inquadrarlo, per ora penso solo che sia il classico atleta bulletto e superficiale, e a lui sembra andare bene così. Ed un altro a cui sembra non importare l'opinione che ho di lui è Harry.

Lui è il genere di persona che più si impegna a starti vicino e meno vorresti che lo facesse. D'altro canto non posso negare a me stessa di sentirmi strana, quando mi evita totalmente. Non mi sta simpatico, in nessun modo, e moralmente mi ha preso a schiaffi più volte, cosa che non credo di riuscire a perdonare per nulla al mondo, tuttavia c'è qualcosa in lui. Forse sto solo subendo il suo fascino, è chiaramente carismatico, una persona magnetica, non per niente si comporta come se questa scuola, questo posto senza nome e il mondo in generale gli appartenessero. Tutti ascoltano quello che ha da dire, eppure non esprime spesso la propria opinione. L'alone di mistero che caratterizza la sua persona, lo rende l'incarnazione del luogo in cui ci ritroviamo tutti in esilio. 

Ieri ho parlato con mia madre. Le ho chiesto di Jillian. Ha cercato di rassicurarmi sul suo stato fisico, ma dal tono di voce era chiaro che le cose non stessero andando per il verso giusto. Questo mi ha fatto riflettere: mentre ero stesa nel mio letto, con la pioggia a battere contro i vetri, ho pensato a cosa accadrebbe se Jillian non dovesse farcela. Sarebbe una responsabilità troppo grande per tutti noi. Per me sopratutto. Non potrei vivere con un peso simile sulla coscienza. Alla sola idea di cosa questo comporterebbe mi sono sentita schiacciare il petto e sprofondare nel materasso. Avrei voluto poter piangere, ma non era dolore quello che provavo, era terrore. Ero, e sono, spaventata dal mio passato, da me stessa, e da quello che il futuro mi riserva. Ragione per cui anche oggi il mio umore non è dei migliori. E' difficile trovare uno spiraglio di luce in mezzo a tutto questo buio.

"Ehi! Skylar!" è la voce che non sento ormai da giorni a parlarmi. Sorrido, involontariamente, ammettendo che mi era mancato non poter godere della sua presenza o dei suoi sorrisi.

"Hunter.." non posso evitare al mio sorriso di espandersi ancora di più e a me stessa di arrossire leggermente. Hunter è stato vittima del mio cattivo umore tanto quanto lo sono stata io: non avrei dovuto trattare male, o ignorare, qualcuno come lui, che ha sempre cercato di alleviare il peso di ciò che è diventata la mia esistenza. 

SheolDove le storie prendono vita. Scoprilo ora