Capitolo 57

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(A.n. Interamente dedicato ad Alan Rickman.)

"Mi raccomando, non mettetevi nei guai. L'ho detto anche ad Harry, ma sai com'è: di te mi fido un po' di più quando si tratta di prudenza." Sean carica il mio borsone nell'apposito contenitore della moto.

"Non preoccuparti farò del mio meglio per tenere a freno sia lui che me." e lo intendo per davvero, non solo per calmare la sua preoccupazione.

Mi guarda con serietà mentre sistemo la giacca: "Non ce ne sarà bisogno- premette- ma per qualsiasi cosa.. non hai che da fare uno squillo. Harry può essere difficile, e tu puoi essere difficile per Harry."

"Non stiamo andando in guerra. Andiamo ad un Ballo." gli ricordo. Lui annuisce sbuffando. "E saremo di ritorno domani sera. Non avremo nemmeno il tempo di litigare probabilmente."

"Per quanto riguarda la parte della guerra- sospira appoggiandosi alla moto- andando lì ne state decretando l'inizio. Non dimenticarlo." distolgo gli occhi da lui, Sean sa che non ho idea di dove mi sto cacciando. Sa che ho piena fiducia in lui ed in Harry, ma ha paura che io mi tragga indietro quando le cose si metteranno male. "Solo, state attenti, okay?" cerca di farmi un sorriso ed io lo abbraccio, forse sorprendendolo.

"Sei un ottimo amico Sean." sussurro "Lo sei davvero."

"Non esagerare testa di fuoco." sorride imbarazzato.

"Ginger mi ha detto della vostra tradizione di andare a casa di Arthur, per Natale." cambio argomento.

"È così. Spero tu si entusiasta di essere dei nostri! C'è sempre da divertirsi. Abbiamo iniziato a rubare gli alcolici di Arthur già verso i 12/13 anni. Lo facevamo, e lo facciamo, dannare." ridacchia ai bei ricordi.

"Hai qualche ultimo consiglio per me, prima che parta?" domando stringendomi nelle spalle.

"Vediamo: non farti prendere dal panico. I nervi saldi e il sangue freddo sono le principali di un buon combattente. Sei diventata brava coi coltelli e dalla tua hai la Possessione, anche se preferiresti che non te lo ricordassi. E se la situazione inizia a farsi stretta tu prendi per vero quello che ha detto Jayden."

"Ovvero?" assottiglio gli occhi non capendo.

"Non è importante che tu centri il bersaglio, ma che tu prenda qualche cattivo." scoppiamo entrambi a ridere. Harry finalmente ci raggiunge: il borsone in spalla e la giacca di pelle chiusa, sul volto un'espressione dura.

"Harry!" lo saluta Sean con una pacca sulla schiena. "Tempo perfetto per un viaggio in moto, quasi quasi vi invidio."

Harry, per tutta risposta, gli rivolge un cenno con la testa.

"Non comportarti da scorbutico. Noi tutti abbiamo dato il permesso a Sky di sgranchirsi le gambe su di te se la tratti male." scuoto sommessamente la testa.

"Tranquillo, non ce ne sarà bisogno, e nemmeno il tempo." Harry sistema i propri oggetti e continua a girare attorno alla moto. Se non lo conoscessi potrei quasi osare supporre che sia nervoso.
"Torneremo domani sera." informa.

"Perfetto, così non starete lontani per troppo." sospira Sean abbracciandomi di nuovo. "Il vero consiglio per quando la situazione si mette male è di dare retta ad Harry." aggiunge in modo che il ragazzo poco distante da noi non senta. Mi libera dalla sua stretta e mi scompiglia i capelli volgendo i propri saluti ad Harry.
"Fate buon viaggio."

Harry sale in sella, e io dietro di lui. Il silenzio stagnate, mentre la moto sfreccia spezzando l'aria, mi angoscia. Harry si è reso conto che mi sono pentita, e sta premendo sul fatto che adesso è lui quello ad avere il coltello dalla parte del manico. Solo l'idea che il ballo sia tra poche ore mi mette agitazione: mi mette agitazione dover mettere quell'abito ed essere circondata da persone che non conosco e che vogliono ucciderci. Mi fa star male il fatto che tra me ed Harry ci sia distanza, sopratutto in considerazione della bellissima serata passata insieme prima che tutto degenerasse. Molto giorni ci dividono da quel ricordo e mi ritrovo a riflettere sul fatto che valga o meno ancora qualcosa. Una cosa è certa: che mi serva da lezione l'aver giudicato senza sapere e aver presuntuosamente creduto di poter applicare gli stessi schemi della mia vita precedente a questa. Sheol non è Londra, i ragazzi non sono come la mia famiglia.

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