Capitolo per voi!!! Grazie per le stelline e i commenti come sempre. Buona lettura, fatemi sapere cosa ne pensate se vi va. Un bacio :*
Elodie
Quando da piccola vedevo i miei genitori litigare non capivo. Quando vidi mio padre fare le valigie senza dire una parola, mentre mia madre era seduta sul divano con lo sguardo perso nel vuoto, non capivo. Non riuscivo a comprendere il motivo di tutto quel dolore, di quella sofferenza. Non capivo perché dovessero continuare a farsi del male nonostante l'affetto che continuava ad esserci. Ora capisco. Capisco che a volte semplicemente, per quanti sforzi tu possa fare, per quanto tu possa lottare, i pezzi di un rapporto si sgretoleranno comunque. E nessuno dei due sarà mai tanto forte da impedire che questo accada. Impotenza. Ecco ciò che provo, mentre in silenzio continuo a prendere le mie cose sparse per la casa e a buttarle alla rinfusa dentro le mie due valigie enormi. Non devo dimenticare niente. Non posso. Non devo rischiare di dover tornare in questa casa. Lele mi guarda, seguendomi nei miei spostamenti senza dire una parola. Guardo sotto il letto, per controllare che non vi sia sparso qualche mio vestito. Poi giro lo sguardo sulla nostra foto, sul mio comodino. Io e Lele sorridenti ci stringiamo stretti, le nostre mani intrecciate. Sorridiamo a mio padre. Lui ci ha scattato quella foto. La sera della finale. Eravamo felici, spensierati, ignari del fatto che di lì a poco tutto sarebbe cambiato. Semplicemente perché saremmo cambiati noi.
"Non devi andare per forza Didì." Mi dice Lele sospirando, interrompendo il mio flusso di pensieri.
"Devo invece." Rispondo decisa. Lui scuote la testa.
"Questa è anche casa tua. Posso andare io se vuoi."
"No. Io ho bisogno di cambiare aria. Se stessi ancora qui dentro soffocherei, non riuscirei mai ad andare avanti." Lui sorride.
"Perché questo è il nostro nido." Dice con tristezza, ricordando il nostro modo di definire quella casa.
"Già." Rispondo semplicemente, con un nodo alla gola.
"Ti ricordi come eravamo felici quando siamo venuti ad abitare qui?" Mi chiede.
"Sì, come potrei dimenticare." Rispondo, mentre finisco di richiudere l'ultima valigia. Cerco di portare i bagagli alla porta.
"Aspetta, ti aiuto." Mi dice lui con premura, prendendo le due borse al mio posto e avviandosi all'ingresso. Io apro la porta.
"Vuoi che te li porti di sotto?" Mi chiede, riferendosi ai miei bagagli.
"No, non preoccuparti. Li metto in ascensore. Ed Emma è già di sotto ad aspettarmi." Rispondo, sorridendo stanca. Gli porgo la mia copia delle chiavi. Lui mi penetra con lo sguardo, così io abbasso gli occhi. Afferra le chiavi.
"Ciao Lele." Gli dico, sporgendomi per dargli un leggero bacio sulla guancia. Lui veloce si gira, facendo scontrare le nostre labbra. Io non mi allontano. Rimango immobile, per imprimermi dentro questo momento. Per portare con me il suo sapore. Lele sposta le valigie che si trovano tra i nostri corpi con un piede così da avvicinarsi di più. I nostri corpi si scontrano e lui cerca di farli entrare in contatto il più possibile, mentre approfondisce il bacio, affondando le dita tra i miei capelli. Io impiego tutta la mia forza di volontà per riuscire ad allontanarlo. Gli poso una mano sul petto, facendo una piccola pressione. Lui capisce e si stacca da me. Ed è come se il mio cuore si fosse appena diviso a metà.
"Devo andare." Gli dico.
"No, non devi." Risponde lui, cercando di avvicinarsi ancora.
"È finita Lele." Lo ricordo forse più a me stessa che a lui. Ma funziona. Lele abbassa lo sguardo, mi lascia la mano e si allontana.
"Ciao Didì." Mi dice con dolcezza, prima di chiudere la porta del nostro appartamento. Del nostro nido.
Un anno prima...
Il serale si avvicina e l'ansia nella scuola cresce sempre di più. Spesso ci ritroviamo distrutti la sera al residence, abbiamo perso tutta la vivacità che caratterizzava il gruppo nelle prime serate. Ormai andiamo tutti a letto alle undici la sera e i richiami della Celentano si sono fatti sempre più rari. Siamo diventati la classe perfetta, perché la stanchezza e lo stress ormai sono diventati impossibili da sostenere. È domenica mattina, fuori piove ed io guardo Lele che mi dorme accanto come un angioletto. Ormai sono abituata a svegliarmi presto e, anche se la domenica vorrei dormire di più, il mio corpo non sembra essere d'accordo. Mi annoio tremendamente. Così decido di fare la cosa che amo di più in questi momenti. Disturbare il sonno di Lele. Comincio a dargli leggeri pizzicotti sul braccio, ma lui non sembra dare segni di vita. Decido allora di cambiare tattica, così passo a dei piccoli baci sul collo. Niente da fare. Mi butto a cavalcioni sul suo corpo ridendo, mentre lui comincia a muoversi e ad emettere qualche leggero lamento. Gli do ancora baci leggeri sul collo, mentre gli accarezzo piano il petto.
"Che risveglio meraviglioso!" Dice lui, con voce roca.
"Finalmente ti sei svegliato!" Esulto io.
Lui ribalta la situazione ridendo, trovandosi stavolta lui sopra di me. Comincia a baciarmi con passione, mentre le sue mani accarezzano frenetiche un lembo di pelle lasciato scoperto dalla leggera maglietta del pigiama che indosso.
"Lele aspetta! Parliamo un po'!" Dico io innocentemente, scoppiando poi a ridere vedendo la sua faccia sconvolta.
"Mi hai svegliato per parlare?" Chiede, fingendosi arrabbiato, mentre mi da leggeri baci sul collo.
"Certo, mi annoiavo a morte."
"Parliamo dopo Elo." Mi dice, continuando a baciarmi minuziosamente il collo. Io rido divertita, capovolgendo di nuovo la situazione e mettendomi ancora a cavalcioni su di lui, mentre gli tengo stretti i polsi, per evitargli qualunque movimento.
"Stavo pensando, in che squadra ti piacerebbe finire al serale? E con quali coach? A me piacerebbe stare con Emma, la adoro da quando era lei un'allieva! Tifavo per lei l'anno in cui vinse. Ma poi, ci hai pensato che potremmo non essere nella stessa squadra? Come pensi di gestirla? O magari uno dei due potrebbe non accedere al serale. Anzi, io potrei non accedere, tu sei troppo bravo e ce la farai di sicuro. Finirò ad aspettarti fuori per mesi e mesi e quando tu uscirai ti sarai scordato di me." Dico tutto in fretta, senza fermarmi, fino a che lui non libera una delle sue mani dalla mia presa e me la posa delicatamente sulle labbra.
"Ma quanto parli di prima mattina dottorè!" Esclama ridendo. Io gli do un leggero schiaffo.
"Dai, non prendermi in giro." Gli dico, abbozzando un sorriso.
"Sei preoccupata?" Mi chiede lui, dandomi una leggera carezza.
"Un po'." Ammetto io.
"A me piacerebbe stare con Elisa. È una cantante che amo da quando ero piccolo e credo potrebbe aiutarmi molto. Quindi vorremmo essere entrambi bianchi."
"Sì ma potrebbe non accadere." Dico io, abbassando lo sguardo.
"Sì, è vero. Se finiremo in squadre diverse vorrà dire che ce la metteremo tutta e arriveremo in finale insieme. E poi fuori non ci staccheremo più." Mi dice sicuro. Io sorrido. Così lui continua.
"E comunque tu ci arriverai di sicuro al serale Elodie. Sei troppo forte e lasci il segno in chi ti ascolta. Fidati. Arriverai dritta in finale senza difficoltà." Io sorrido, abbassandomi per abbracciarlo forte.
"Sei più tranquilla adesso?" Mi sussurra all'orecchio, provocandomi leggeri brividi.
"Sì, adesso si." Rispondo, senza esitare. Poi lo bacio con passione, mentre gli sfilo piano la maglietta e gli accarezzo la schiena.
"Abbiamo finito di parlare?" Mi chiede lui divertito, staccandosi un attimo da me.
"Direi di si." Gli rispondo ridendo, mentre lui annulla di nuovo le distanze tra noi, tornando a baciarmi.
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Insegnami ad amare.
Fanfic"Grazie Lele." "Per cosa?" "Per avermi fatto capire che in fondo non sono proprio un disastro, per avermi fatto scoprire me stessa, per esserti innamorato di me e per avermi insegnato ad amarti e ad amarmi. Grazie per avermi insegnato ad amare."
