Era una tiepida giornata di primavera a Detroit. Il sole splendeva tra i rami del giardino proiettando sull'erba fresca ombre dalle forme curiose. James, il maggiordomo, aveva fatto tagliare il prato e potare i cespugli di rose il giorno prima. Il cane-lupo di Roxanne, Ermes, rincorreva avanti e indietro un uccellino che cercava invano di abbeverarsi dall'apposita fontanella di marmo. Il suo pelo grigio ondeggiava a ogni balzo. La statua di Athena Moore, la fondatrice del Clan, lo fissava con un sorriso dall'altro dei suoi due metri e mezzo di altezza.
Tutto sembrava normale, perfettamente ordinario, un classico giorno alla Reggia dei Moore, eppure nulla sarebbe stato più lo stesso da quelle parti.
Era questa la cosa più triste per Dominic Moore, l'attuale boss del Clan, che niente e nessuno, in quel mondo, sembrava aver notato che suo figlio, quella mattina, non si fosse svegliato. Ogni cosa sarebbe andata avanti per il suo corso, come un fiume che continua imperterrito la sua discesa a valle. Solo lui e sua figlia Roxanne parevano essersi bloccati, incagliati tra le rocce. Neanche sua moglie, che aveva portato in grembo e accudito Corey per anni, trovava strana la sua mancanza. Lei si era alzata di buon ora ed era andata nel suo studio a lavorare, come se fosse un giorno qualunque, come se non sentisse quel vuoto che si era lasciato dietro il ragazzo. Lui, d'altro canto, non riusciva neanche a distogliere lo sguardo dalla finestra, tutto gli pesava troppo. Se ne stava lì, appoggiato al davanzale della camera padronale, a guardare fuori e a contare i suoi respiri, nella speranza che il figlio spuntasse da dietro un albero per dimostrargli che era tutto uno scherzo. Ma lui stesso sapeva perfettamente che non sarebbe stato possibile: Corey era stato ferito a morte da un proiettile cinque giorni prima, immolandosi per salvare la sorellina. Non riusciva a capacitarsi del fatto che fosse andato via per sempre. Aveva programmato di passare a lui il testimone in una decina d'anni, di metterlo alla guida del Clan e crescere in tranquillità i suoi futuri nipoti. È contro natura veder morire i propri figli, un dolore così profondo, da non poter essere in alcun modo descritto. Per di più, la sua povera Roxanne, avrebbe impiegato una vita - letteralmente - per riprendersi dall'accaduto. Aveva sempre adorato suo fratello, lo idolatrava con chiunque, e, adesso che non c'era più, Dominic non riusciva a immaginare come avrebbe fatto la ragazzina a superare tutto ciò che l'aspettava. Si passò disperato una mano sul viso.
Qualcuno bussò.
<<Avanti>>.
<<Dominic, sei ancora in pigiama?>> domandò Christabelle entrando nella stanza. Il suono dei tacchi che indossava anche nella sua stessa casa era inconfondibile. <<Non puoi stare lì tutto il giorno>>.
<<Posso. È casa mia.>> mormorò senza voltarsi. Il paesaggio sembrava averlo rapito, non riusciva a staccare gli occhi da lì.
Lei sbuffò battendo la punta del piede sul pavimento. <<Il Clan ha bisogno di risposte>>.
<<Puoi tranquillamente fornirle tu>>.
<<Sei tu il boss.>> disse lei con freddezza <<Fa il tuo lavoro>>.
<<Mio figlio è morto.>> ringhiò distogliendo finalmente lo sguardo dalla finestra. <<Come osi venire qui a giudicare il mio dolore?>>.
<<Sei il capofamiglia, non puoi abbatterti, non ora. Hai perso il tuo erede, tutti aspettano la tua risposta>>.
<<Non c'è nulla da discutere, Roxanne prenderà il suo posto.>> affermò accomodandosi sulla sedia accanto al camino scoppiettante.
Christabelle lo guardò inorridita. <<Tu hai intenzione di affidare un compito così importante a quella sciagurata?>> domandò con gli occhi azzurri spalancati.
Dominic prese lentamente un sigaro della scatola in legno e lo accese. <<È mia figlia, è lei l'erede>>.
<<Lei non è la persona adatta e lo sai. Non ha il carattere giusto e neanche una buona preparazione. Oltre tutto è una ragazza.>> si oppose lei.
<<Anche Athena era una ragazza. Critichi per caso la mia stirpe?>> chiese alquanto stizzito.
<<Non oserei mai. È solo che, come ben sai, Roxanne non è vista di buon occhio dagli altri membri del Clan.>> sibilò fissando la nuca del marito.
<<È colpa nostra, noi l'abbiamo cresciuta insieme a quel Blake>>. Si abbandonò sullo schienale della poltrona. Quella conversazione cominciava a stancarlo.
<<Quando si verrà a sapere che Roxanne sarà l'erede si scatenerà un putiferio>>. Scosse la testa. <<Il Clan non si fiderá di lei, non con Bellamy che combatte sull'altro fronte>>.
<<Dovranno. Lei è mia figlia, le giureranno fedeltà esattamente come hanno fatto con me.>> brontolò <<Sono ancora due ragazzini, gli passerà con gli anni>>.
<<Conosci tua figlia, quando si fissa, non c'è nulla al mondo che la possa distrarre>>.
<<Chissà da chi ha preso.>> disse in tono allusivo.
Christabelle alzò gli occhi al cielo: alcune volte suo marito si comportava ancora come un bambino. <<Non scherzare. Roxanne probabilmente ci condurrà alla distruzione.>> annunciò cupamente.
<<Non esagerare adesso.>> tuonò <<È pur sempre sangue del mio sangue>>.
<<Vero, ma scatenerà l'apocalisse>>.
<<Non capisco perché odi così tanto quella ragazzina. È tua figlia, Christabelle, non un'insopportabile estranea. Ha perso due persone molto importanti per lei; dalle tregua>>.
<<Non c'è tregua in guerra. E comunque, é esattamente come se fosse un'estranea: nessuno sa niente di lei, a parte forse quel Blake.>> disse con disgusto <<L'ha plagiata irreparabilmente>>.
<<Fino alla riunione di tre giorni fa, non avresti detto così. Bellamy è sempre stato di grande aiuto per Roxanne, lui la teneva ancorata al Clan, ma adesso... È partito solo da un paio di giorni e già si possono osservare i risultati devastanti>>. Dominic si sentiva sempre più afflitto.
<<Chissà cosa combinerà!>> sbottó lei gettandosi all'indietro i corti capelli biondi.
<<Non importa. È lei e solo lei che prenderà il mio posto.>> tagliò corto lui. Aveva bisogno di farsi una dormita, visto che aveva passato una notte insonne. <<Domani comunicheremo al Clan la notizia>>.
<<Ma...>> Christabelle provó a contestare ma fu bruscamente interrotta da suo marito.
<<La discussione è chiusa.>> sentenzió.
Christabelle trattenne a stento la rabbia. Si lisció l'abito e i capelli e si avviò verso la porta. <<Sarà la rovina del Clan.>> presagì tra i denti mentre il rumore dei suoi passi rimbombava in corridoio <<Un vero e proprio flagello>>.
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Il cerchio del Male
ActionPRIMO VOLUME DEL CICLO DE "I CLAN" Dietro le notizie sui giornali di Detroit si cela un universo ben più complesso. Lì, durante l'arcana lotta per la sopravvivenza, vige una sola legge: sangue chiama sangue. È su questo fondamento che sono stati ere...
