XVIII - Contro il Cielo (2)

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Un quarto d'ora più tardi Roxanne tornò in salotto, con i ciuffi che le si arricciavano sulle tempie per l'umidità della doccia e le pantofole ai piedi, e trovò Isaac addormentato scompostamente sul divano. Metà del suo pallido viso affondava pesantemente in uno di quei cuscini dall'aria scomoda e dalla fodera che pizzica. Lui non sembrava curarsi di tali fastidi. Se ne stava lì, disteso prono e con la bocca semi aperta, russando come se non avesse appena ricevuto una pallottola nella spalla. A Roxanne venne da sorridere: aveva fatto tante storie, tentando invano di apparire spavaldo, per poi crollare sul divano una manciata di minuti dopo. Doveva essere davvero stremato per arrivare a tali livelli, non era mai stato tipo da pisolini improvvisati. La preoccupazione spinse Roxanne a recuperare una coperta calda e a rimboccargliela fino al collo. In questo modo copriva anche la macchia di sangue alla vista di eventuali e inaspettati visitatori.

A guardarlo sentì una fitta al petto. Sapeva perfettamente a cosa era dovuta: il gelido antro di disperazione che era stato il suo cuore stava iniziando a scongelare. Il ragazzo aveva portato in lei la primavera, la promessa di un nuovo inizio, ma non capiva se questo la rendeva felice o meno. Non provare sentimenti le aveva permesso di evitare il dolore, il timore e il rimpianto; se adesso la sua barriera era sul punto di crollare, quante probabilità c'erano che non ne venisse sommersa? E, per di più, quanto le conveniva riabilitare le sue emozioni proprio al minacciare di una guerra? Non le avevano forse insegnato che l'insensibilità è l'arma più potente? Eppure, seguire quelle lezioni d'odio a cosa l'aveva condotta? Al fallimento, al vuoto, alla solitudine. Era forse il momento di tentare una via più moderata?

Accarezzò lievemente i capelli di Isaac.

Quel ragazzo rivolterebbe il mondo per te.

Le parole di sua madre riecheggiavano lentamente nei meandri della sua testa. Non riusciva a smettere di pensare al modo in cui le aveva pronunciate, come se l'adorazione che Isaac provava nei suoi confronti fosse la cosa più basilare dell'universo; come se lei si fosse calata una benda sugli occhi per non vedere. La cosa peggiore era che Roxanne iniziava a intravedere attraverso il velo di Maya, la cortina che la riparava dalla verità si stava disfacendo in cenere: ora scorgeva gesti, parole, sguardi che mai prima di allora aveva notato. Se ne rendeva conto perché nel tempo era cambiata o perchè adesso voleva notarli?

Amava Isaac, non poteva negarlo, ma non era poi una grande novità: lo faceva da quando erano ancora nella culla, da quando avevano imparato a camminare, da quando avevano pronunciato per la prima volta il nome dell'altro. Tuttavia, se lui l'avesse amata in un modo diverso, in un modo romantico, sarebbe stata capace di ricambiarlo? Sarebbe riuscita ad aprire il suo cuore a qualcuno diverso da Bellamy? Non poteva darsi una risposta concreta e la sua stessa insicurezza la mandava in bestia. Aveva bisogno di capire a fondo i cambiamenti che la stavano attraversando nell'ultimo periodo, solo in questo modo sarebbe riuscita a scoprire le sue vere intenzioni.

Sospiró. Non aveva molto tempo da dedicare all'autoanalisi della sua psiche: doveva occuparsi di sua madre. Era un pericolo averla lì, ad un passo dalle sue bugie e dalle sue occultazioni. Se avesse scoperto di Bellamy... Non voleva pensare a cosa sarebbe potuto accadere in tale nefasta eventualità. Non aveva bisogno di altri pensieri negativi, ne aveva già abbastanza così.

Diede un'ultima carezza ad Isaac e se ne andò a riposare.

***

Isaac si svegliò mentre il cielo era ancora colorato d'arancio.

Il breve pisolino si era trasformato in un'intera notte a quanto pareva. Scalciò via la coperta che Roxanne gli aveva rimboccato durante la notte e si mise in piedi con un brontolio. Gli faceva male ogni singola parte del corpo, a partire dalle ossa sino ad arrivare ai tendini. La ferita gli bruciava sordidamente sulla spalla, impedendogli di stiracchiarsi o di sistemarsi a dovere i vestiti. Guardò fuori dai vetri del balcone lì accanto; Roxanne aveva lasciato le tende aperte nella fretta della sera precedente e vi poteva scorgere il pallido profilo delle montagne canadesi in lontananza. Un sorriso gli increspò le labbra: il mondo era davvero un posto meraviglioso. Si concesse un paio di minuti di stallo contemplativo, poi distolse lo sguardo e si convinse a lasciare l'appartamento di Roxanne prima che la sua coinquilina rientrasse: sarebbe stato davvero imbarazzante dover spiegare perché aveva dormito lì o come si era procurato quella macchia di sangue dietro la schiena. Era meglio sparire in fretta.

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