XII - Da lui

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Roxanne arrivò in piscina con un'ora di anticipo.

Aveva mentito: non era quello l'orario prestabilito per la punizione, però davvero non ne poteva più di stare lì con Bellamy.

Poteva a stento sopportare di vederlo di sfuggita per i corridoi o in lontananza, ma di certo non di sedere a tavola con lui. Era troppo il dolore che le procurava anche solo guardarlo, figuriamoci vederlo baciare un'altra ragazza ogni due per tre. Anche se lo negava categoricamente, le tremava ancora il cuore.

Per di più, come se per lei non fosse già abbastanza difficile, Bellamy ci si impegnava davvero a comportarsi senza il benché minimo pudore: prima aveva osato entrare in camera sua all'improvviso e senza alcun tipo di invito, ficcando il naso qua e là e scusandosi per niente in particolare, e poi si era auto conferito il diritto a mettere parola in affari che non lo riguardavano più. Le prudeva la pelle tanto era il fastidio che le aveva procurato con quell'atteggiamento incostante e irrispettoso.

Tuttavia, un lato positivo della faccenda c'era: essendo arrivata prima, gli allenamenti erano ancora in corso, il che voleva dire che aveva tutto il diritto di bearsi della splendida vista che le offriva ogni passaggio dalla sala principale.

Si sentiva un po' una maniaca, doveva ammetterlo, ma ne valeva la pena. Non si voltavano mica le spalle ad un marea di atleti in costume.

Il professor Smith, apprezzando che si fosse anticipata quel giorno, ebbe misericordia di lei e le affidò solamente la sistemazione dei ripostigli. Lei gliene era eternamente grata: non era dell'umore giusto per lavare in lungo e in largo la struttura. Era sfiancante e faticoso e lei non era abituata a rimboccarsi le maniche con le pulizie. I domestici non le facevano alzare un dito quando era a casa.

Dunque, riconoscente e decisa a sfruttare la faccenda a suo vantaggio, faceva volontariamente avanti e indietro dalla sala con le vasche, agli spogliatoi (nei quali purtroppo non poteva entrare), agli sgabuzzini, dove riponeva sistematicamente attrezzature, oggetti smarriti e detersivi.

Ci stava proprio prendendo la mano quando la sua attenzione fu catturata da un ragazzo a pochi passi da lei: aveva finito di percorrere un gran numero di vasche e stava uscendo dalla piscina. I muscoli delle sue spalle larghe si contrassero mentre si sollevava sul bordo e Roxanne si sorprese di quanto fossero precisi e definiti. Quando si mise in piedi la ragazza poté osservare il solco pronunciato della sua spina dorsale, la curva dei tricipiti e i fianchi stretti. Sospirò soddisfatta e si avviò nella sua direzione per raggiungere la porta.

Passandogli accanto sperò vagamente che il suo viso fosse bello quanto il resto del corpo, poi il ragazzo si girò e...  il clangore degli oggetti che le sfuggirono di mano fece alzare di scatto gli occhi del ragazzo. Lei incontrò il suo sguardo nero attraverso la stanza e il calore la investì, bruciandola in un attimo.

Isaac la guardava dall'alto del suo metro e novanta di statura e, nonostante Roxanne si sentì arrossire profondamente, non riuscì a non osservarlo timidamente sorpresa. La sua bellezza splendeva come non aveva mai fatto prima, illuminando l'intera stanza con un leggero bagliore dorato, e Roxanne era completamente, impacciatamente incantata da quella sorgente di luce. Si chiese come avesse fatto ad affiancarlo per anni senza mai rendersene conto; l'aveva fissato milioni di volte, sotto cento soli e da migliaia di angolature, tuttavia non l'aveva mai visto per ciò che era davvero. La cosa la intristiva e la incuriosiva allo stesso tempo, sentiva di aver perso e allo stesso tempo ritrovato un'occasione preziosa.

Le labbra di lui si dischiusero leggermente, facendola accalorare ancor di più.

<<Scusa io...>> biascicò Roxanne e si inginocchiò per alzare gli oggetti sparsi sul pavimento interrompendo bruscamente il contatto visivo con lui. Raccattò le cose cercando di non morire di vergogna.

Il cerchio del MaleLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora