Bellamy aveva appena posato la chitarra elettrica per controllare degli accordi che non riusciva mai a ricordare quando un grido squarciò il silenzio. Capí immediatamente a chi apparteneva quella voce, l'avrebbe riconosciuta in ogni tempo e in ogni dove. Il sangue gli si gelò nelle vene: se Roxanne era arrivata ad urlare, qualcosa di terribile era in procinto di accadere. Gettò lo strumento da parte e scattò in piedi. Sapeva che le aveva promesso di restare segregato in camera e sapeva anche che lì fuori c'era un nemico in agguato, tuttavia non poteva restare seduto ad aspettare se Roxanne si trovava in una situazione insidiosa. Aprì la porta e si catapultó verso la camera di Max, dimentico di ogni promessa se non quella di proteggerla ad ogni costo. Da fuori non provenivano rumori di zuffa, ma la cosa non lo tranquillizzó affatto. Senza nemmeno provare a bussare, diede una spallata alla porta abbastanza forte da spalancarla. I cardini di metallo scricchiolarono sinistramente e la maniglia interna sbatté violentemente contro l'intonaco bianco delle pareti.
Nulla avrebbe potuto prepararlo alla scena che gli si prospettó davanti una volta dentro: neanche nei suoi incubi peggiori aveva immaginato un tale scempio. Sul letto al centro del locale c'era accasciata Roxanne, mezza nuda e in una posizione tanto innaturale da risultare inquietante. Sopra di lei, famelico come un lupo, Max armeggiava con i suoi vestiti. Il rumore della porta lo fece voltare, ma la sua espressione, più che tradire colpevolezza, sembrava solo infastidita dall'interruzione.
Roxanne ci mise un po' per metterlo a fuoco, poi, una volta riconosciuta la sua sagoma, i suoi occhi verdi, ora scuri come i campi di notte, cominciarono ad implorare aiuto. Il suo volto cinereo lo pregava mutuamente di salvarla, tuttavia il suo corpo sembrava paralizzato dalla paura e dal disgusto. Non riusciva più a ribellarsi, stremata dai tentativi precedenti di cui portava i segni rossi sulla pelle. Un rivolo di sangue le colava dalle labbra dischiuse in una smorfia di dolore.
Bellamy serrò le mani a pugno per farle smettere di tremare di rabbia. La vista gli si annebbió tanta era la voglia di prendere la vita di Max. Voleva sentirlo espirare il suo ultimo respiro sofferto, strangolarlo sino a farsi dolere le nocche. Il battito del cuore gli accelerò in una maniera poco salutare mentre mandava giù il quadro completo della situazione: il suo migliore amico stava abusando di Roxanne, della sua Roxanne.
La furia che gli montava dentro si trasformò ben presto in azione e scaraventó Max giù dal materasso con una sola spinta. L'amico gridò qualche scusa pietosa, ma Blake non era più disposto ad ascoltare. Rovinarono sul pavimento uno sopra l'altro, producendo uno schianto che smosse il parquet. Soprammobili d'alta fattura piovevano da ogni dove. Max tentó di spostarsi, ma Bellamy si rialzó repentinamente e lo bloccó mettendosi a cavalcioni su di lui. Gli tiró un pugno tanto forte da fargli rovesciare gli occhi scuri. Le ossa del suo volto scricchiolavano sotto la potenza dei colpi di Blake. Uno dopo l'altro questi andarono a segno, centrando l'obiettivo in punti sempre più dolorosi. Dopo qualche minuto Max smise di lamentarsi e perse conoscenza. A Bellamy non interessava, in ogni caso non sarebbe stato capace di trovare parole adeguate per esprimere la repulsione che sentiva nei suoi riguardi. Quando ormai picchiare Max era diventato un movimento inerziale, Roxanne si mosse risvegliandolo dal trance. Bellamy la raggiunse in un nanosecondo, lasciando Max svenuto sul pavimento a gocciolare sangue da diversi tagli.
<<Roxanne...>> sussurrò avvicinandosi cautamente per paura di spaventarla con movimenti troppo bruschi. Le si affiancó e poté notare che si era rivestita alla bell'e meglio, tirandosi su la gonna e le mutande e aggiustandosi il maglione per coprirsi il reggiseno nero. Quando i loro occhi si incrociarono la sua espressione lo spaventó: non l'aveva mai vista tanto terrorizzata. Nonostante l'aria del locale fosse bollente, tremava come una foglia da capo a piedi e stringeva ossessivamente le mani a pugno. Il trucco le era colato lungo le guance e il segno delle lacrime miste al mascara le tagliava il viso in linee irregolari. <<Roxanne, è tutto apposto adesso...>> Si sporse per toccarle il braccio, ma lei si ritrasse. <<Ehi, va tutto bene. Sono io, Bellamy.>> mormoró nel tono più tranquillizzante che riuscì a sfoderare. A quelle parole la ragazza sembrò finalmente riconoscerlo e, quando lui riprovó a toccarla, lei, invece di allontanarsi di nuovo, si fiondò tra le sua braccia. Bellamy ne rimase sorpreso, ma fu subito pronto a ricambiare la stretta. La cinse con entrambe le braccia e il piccolo corpo di lei sembró quasi scomparire nel suo. Erano anni che non si concedevano un momento del genere. Il battito cardiaco di Bellamy accelleró quando lei poggió il capo contro la sua spalla e si accoccoló sul suo petto, tuttavia non smise di cullarla piano e di sussurrarle all'orecchio che tutto sarebbe andato per il verso giusto. Lei parve riprendersi un po', così Blake la sollevò e le disse: <<Andiamo via da qui.>>
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Il cerchio del Male
AksiyonPRIMO VOLUME DEL CICLO DE "I CLAN" Dietro le notizie sui giornali di Detroit si cela un universo ben più complesso. Lì, durante l'arcana lotta per la sopravvivenza, vige una sola legge: sangue chiama sangue. È su questo fondamento che sono stati ere...
