Roxanne stava piangendo.
Per la prima volta da anni non piangeva né per dolore né per rabbia, ma semplicemente per un'infinita tristezza. Le lacrime sgorgavano dai suoi occhi verdi senza che potesse controllarle.
Isaac aveva ritrovato e messo insieme foto di un'intera vita. La loro. Centinaia di immagini scorrevano sullo schermo del suo computer, pugnalandola al petto con una valanga di ricordi e nostalgia: loro due appena nati in braccio alle loro madri, a due anni mentre costruivano in riva al mare castelli di sabbia già mezzi crollati, a tre che si tenevano la mano il primo giorno di scuola, a sei, quando Roxanne aveva tirato un pugno ad Isaac perché le aveva rubato i pastelli. Un intero book fotografico in cui i due ragazzi si divertivano a baciare e imitare le statue e i quadri di un museo. Scatti in cui sorridevano sdentati e genuinamente felici alla telecamera, nei posti più disparati, dalla camera di Roxanne al grattacielo più alto di Detroit, foto piene di sentimenti e vita, che racchiudevano in sé tutta la bellezza che avevano condiviso.
Roxanne si ritrovò a sorridere tra le lacrime quando alcuni dei ricordi più gioiosi cominciarono a riaffiorargli alla mente: lei appesa a testa in giù ad un albero della Reggia e Isaac che le aleggiava intorno preoccupato che cadesse, Isaac che le faceva le trecce a undici anni, il loro primo giro in macchina, la loro prima festa, la prima sbronza. Immagini che li ritraevano con smorfie buffe o abbracciati o mentre si scambiavano cenni d'intesa. Ce n'erano persino certe con Bellamy e con alcune vecchie conoscenze, con i loro familiari e con membri della gang.
Una di quelle che le fecero più male fu quella al ballo di natale delle superiori: sorridevano spensierati in mezzo alla pista da ballo, scatenandosi sulle note di qualche canzone pop. Roxanne indossava uno dei vestiti più belli che avesse mai posseduto: un tubino nero con lo scollo a cuore e le bretelline d'argento. Isaac le aveva detto che le metteva in risalto le tette e lei aveva riso.
Nella foto si guardavano come se non avessero avuto bisogno di nient'altro. La cosa la sorprese: per lei era sempre difficile andare al ballo senza Bellamy. A quanto pareva, il ragazzo riusciva a guarire anche il più profondo dei dolori senza che lei se ne accorgesse.
Lasciò che la presentazione ricominciasse a scorrere fino alla conclusione. La foto finale era l'ultima che avevano scattato. Risaliva a qualche giorno prima del disastro, quando tutto era ancora discretamente sopportabile. L'avevano fatta con l'autoscatto della reflex di Isaac, poggiandola sulla statua della capostipite dei Moore. Athena sicuramente non si era divertita ad avere una macchina fotografica appesa al collo, ma ne era valsa la pena. Nell'immagine Roxanne e Isaac erano all'ombra del loro albero preferito in una giornata di sole. Lei aveva la testa poggiata sulle gambe di lui e gli stava leggendo Macbeth, uno dei loro libri preferiti. Isaac aveva gli occhi chiusi ed era placidamente seduto contro il tronco del salice piangente, una mano tra i capelli di lei, l'altra dietro la testa. Erano tranquilli e rilassati. Erano insieme. In quel momento nessuno dei due avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe seguito.
La presentazione si interruppe bruscamente. Roxanne era sul punto di spegnere il computer e cercare dei fazzoletti, quando notò un file che non aveva aperto. Ci cliccò sopra e aspettò irrequieta che si caricasse. La barra di caricamento raggiunse il 100% e il video comparve sullo schermo. Era recente, di un anno prima al massimo. Isaac l'aveva girato in camera sua con il cellulare. Roxanne non aveva idea del perchè avesse messo nella collezione un video in cui era seduto immobile sul letto sfatto. Poi, dopo un lungo sospiro, il ragazzo cominciò a parlare.
<<Se stai guardando questo video significa o che ho finalmente trovato il coraggio di inviartelo o che il miracolo per cui ho pregato si è avverato e siamo di nuovo insieme.>> Si passò una mano sul viso e ridacchiò nervosamente <<Mi sento alquanto ridicolo a parlare al mio Iphone, ma sono certo che non riuscirei a trovare le parole se ti avessi qui, davanti a me. Sono successe un sacco di cose in questi trecentosessantacinque giorni che vorrei raccontarti. Avvenimenti tanto assurdi che io...>> sospirò <<Io non so neanche da dove iniziare. Non riesco a formulare frasi che rispecchino minimamente i miei sentimenti. Dire che mi faccio così schifo che ho spaccato gli specchi di casa sarebbe minimizzare. Sono arrivato al punto che quando sento il tuo nome, per strada o a scuola, mi si arrovellano le budella e vorrei solo scoppiare a piangere. Ho anche ricominciato a fumare... so che ti avevo promesso che avrei smesso per il nuoto ma, a questo punto, non credo tu possa odiarmi ancora di più. In effetti, l'unica cosa che mi consola davvero è che non potrai mai detestarmi più di quanto non faccia già io con me stesso.>> Isaac puntò gli occhi neri nella videocamera <<Io volevo solo proteggerti. Avevo paura, Roxanne. Lo dicevi sempre anche tu che non sono tagliato per questo mondo frenetico. Stava andando tutto a puttane, gli scontri tra i Clan non erano così violenti da anni, c'erano nuove morti ogni settimana e io non ho retto la pressione. Non sarei sopravvissuto alla tua morte. Non ero pronto a seppellirti. Per questo ho cercato di convincerti a stare a casa. Tu come sempre non mi hai ascoltato - non lo fai mai, del resto- e ho fatto il madornale errore di fidarmi di mio padre. Io volevo solo che Dominic ti chiudesse in casa per un po' e ti impedisse di mettere a repentaglio ogni cosa solo per vedere Bellamy, non... non potevo immaginare che il nemico dormisse sotto il mio stesso tetto. Mi rivolta l'idea di avere il suo sangue nelle vene. Forse è di famiglia riuscire ad avvelenare ogni relazione.
STAI LEGGENDO
Il cerchio del Male
ActionPRIMO VOLUME DEL CICLO DE "I CLAN" Dietro le notizie sui giornali di Detroit si cela un universo ben più complesso. Lì, durante l'arcana lotta per la sopravvivenza, vige una sola legge: sangue chiama sangue. È su questo fondamento che sono stati ere...
