4 giorni dopo ...
Strati velati di nuvole coprono il limpido cielo, rendendone ravvisabile soltanto una piccola parte.
Le placide acque degli usurati pozzi riflettono le folte chiome di alberi dimessi o contrariamente maestosi, i cui rami offrono un ottimo appoggio a tutti gli uccelli che vi si posano e che lo rendono un luogo confacente per costruirvi un nido.
Fronteggia tutto ciò un grosso edificio, ubicato a ridosso di un giardino molto esteso, proteso tra la valle e la struttura.
All' interno di quest' ultima, in una recondita stanza del penultimo piano, vi sono io, riaggomitolata su una comoda poltrona, che osservo questo meraviglioso panorama.
A fiancheggiarmi un modesto calendario sul quale sto segnando i giorni che mi separano dal mio rientro a casa. Le mie mani lo maneggiano con cura, come se fosse il più importante strumento di cui predisponga ... l' imprescindibile, l' essenziale. Mi ritrovai più volte ad attendere con pazienza la scadenza della mia permanenza al campus. Non riesco a sentirmi al sicuro, sentirmi protetta. Mi riaffiora in mente il momento in cui presi tra le mani la foto, quella maledetta foto, quella che ritraeva Richard esanime tra la sabbia, con un coltello che gli aveva lacerato il petto e le mani congiunte sul ventre. La polizia non ha dubbi che possa trattarsi di un assassinio.
Nonostante non fossi il tipo da presagi, sentivo già da prima che il suo allontanamento senza preavviso celasse qualcosa di inverosimile. Soltanto adesso ne ho avuto certezza.
Le mie gambe intorpidite poggiano immediatamente a terra, così mi alzo e sistemo sul vicino scaffale un libro che mi ha prestato un po' di tempo fa Amanda. È la biografia di una reale del Seicento. Sono giunta circa a metà, ma al momento non lo vedo interessarmi più di tanto. Eppure lei ha quasi insistito che lo leggessi sino all' ultima pagina. Lo reputa sorprendente.
Lo specchio che sta dinanzi a me riporta la mia immagine esteriore, smontata, umile, a tratti disinvolta, che sta cercando in tutti i modi di ridestarsi da un terribile incubo.
Con passo traballante di chi è rimasta fin troppo tempo seduta, raggiungo il bagno e mi chiudo dentro.
Afferro un elastico da un piccolo cofanetto e lo uso per legarmi i capelli in una virtuosa coda.
Scendo in fretta dalla mia stanza, attraversando corridoi, sfrecciando sulla moquette, giungendo sino agli ascensori stracolmi di gente, per poi decidere di farmi le scale a piedi.
Brian ieri sera mi aveva inviato un messaggio.
Voglio parlarti.
Fatti trovare nel giardino, in una delle panchine più lontane dai dormitori, domani alle 11:30. Per favore non darmi buca.
Stentai a rispondergli ma, mossa da un certo dovere, decisi di non replicare e di incontrarlo l' indomani all' appuntamento.
Ed eccomi qui, adesso, a poltrire su una confortevole panchina verde. Sollevo la testa più in alto e mi volto verso il vecchio edificio. A occhio e croce sembro aver dimenticato le imposte della finestra aperte. Lo capisco dal modo in cui le tende svolazzano avanti e indietro, senza infrangersi su alcun vetro.
Brian esce poco dopo dal portone d' ingresso e, a suo seguito, vi è anche Marina sorridente e sollazzavole, che tiene tra le mani un vassoio di dolcetti.
Lui cerca di divincolarsi da lei garbatamente e presto ci ritroviamo l' uno di fronte a l' altro.
Brian si siede vicino a me, sempre con il suo solito fare taciturno. Io, invece, cerco di mostrarmi gioviale e di sorpassare sulla sua inadeguatezza nei miei confronti.
<< Buongiorno, come stai?>> Domando affabile.
<< Buongiorno a te. Tutto bene, grazie.>> Mi risponde altrettanto compito.
<< Ascolta Clare, non voglio che tra di noi si inneschino dei meccanismi che facciano degenerare i rapporti, proprio come è successo con Richard. Ammetto di essere partito con una serie di pregiudizi sul tuo conto che poi, col tempo, sono stati smentiti.
Adesso che ho assunto io la direzione vorrei che in questi ultimi giorni che tu trascorrerai con noi non vi siano particolari divergenze. Ed è a tal proposito che ti chiedo di essere sincera con me:
cos' è successo veramente a Richard?>> Mi domanda quasi prostato.
STAI LEGGENDO
Aneliti sublimi (IN REVISIONE)
Gizem / GerilimUno scenario pittoresco, caratterizzato da suggestivi scorci di campagna toscana, fa da sfondo ad un thriller intriso di suspense e colpi di scena. A Jolie Chapman, eccentrica e loquace sessantenne, è stato appena diagnosticato un principio di demen...
