CAPITOLO 14 - Imprevisti

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Dall'ultimo dell'anno passarono tre giorni, in cui Fabio non mi rivolse proprio la parola, Cristel era euforica di vedere la mia vita a Catanzaro, e Mattia e Giulia erano un baci e abbracci continuo, a detta loro dovevano recuperare il tempo perduto.

Lorenzo non lo sentii, e fu un bene, gli eventi di quella sera mi destabilizzarono. Lui mi disse ti amo per l'ennesima volta per poi andarsene. Perché non lottare per me, per quello che eravamo, per il futuro che ci immaginavamo insieme, queste erano le domande che ogni notte ripetutamente mi facevano perdere il sonno, ed ero costretta ad alzarmi e a guardare la televisione. I miei genitori conobbero Fabio e Cristel, lui si trovò molto bene a parlare con mio padre, invece con me non ci provava proprio a dialogare. Chiesi a Cristel cosa avesse, lei mi disse che era solo stanco, ma entrambe sapevamo bene che mister ghiaccio stava per scoppiare, era solo questione di ore.

Come immaginavo, infatti, durante una cena che organizzarono la mia famiglia e quella di Giulia prima della nostra partenza, si parlò inevitabilmente di Roma, di come procedevano le cose, e una battuta mi fece andare su tutte le furie, che non riuscii a bloccarmi. Mentre mia sorella chiese a Cristel se mi aveva presentato qualcuno di carino, il signorino "Sotuttoio" disse sussurrando: "Non ce n'è bisogno ha già chi la ama vero?" col suo sorriso strafottente, Giulia mi tirò per un braccio ma io andai da lui e uno schiaffo gli arrivò dritto in viso. Mia madre rimase sconvolta, mio padre sorrise, ma che sorrideva pure lui? Fabio replicò con le parole che più mi ferirono: "Spero che almeno non ti prenda di nuovo in giro, perché le persone che hai conosciuto ultimamente sembravano fatte solo per questo. Sì amalo, ma non tornare da noi a piangere, io non ci sarò più per te." Si scusò e si alzò, non capirono tutti il senso delle sue parole, ma Giulia cercò di cambiare discorso su Pamela e la sua gravidanza. Mi alzai e lo trovai a fumare fuori, gli chiesi scusa dello schiaffo, ma lui mi gelò con lo sguardo. "Perché ti comporti così? A capodanno mi ero avvicinata per farti gli auguri ti sei limitato a una stretta di mano? Ma come? Prima vieni da me mi quasi implori di essere mio amico e poi ti comporti in quel modo. Non ti capisco!" - "Non mi capisco neanche io!"

Ci rinunciai, mi alzai e me ne tornai dentro, lui mi seguì, ma prima di sedersi, mi diede un bacio sulla guancia

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Ci rinunciai, mi alzai e me ne tornai dentro, lui mi seguì, ma prima di sedersi, mi diede un bacio sulla guancia. Era il suo modo di chiedere scusa, aveva capito di aver esagerato, chiese scusa a tutti dimostrando la persona matura che era, nonostante gli attacchi di isterismo. 

Tornammo a Roma il giorno dopo, all'aeroporto fu insopportabile salutare i miei genitori e mia sorella. Fu più difficile della prima volta che partii, avevo passato così pochi giorni con loro che non volevo che finissero. Partimmo tutti insieme, ma al mio fianco non trovai Cristel, ma Fabio. Cominciai a fargli domande ma le sue risposte erano solo un sì, no, ok, potevo parlare con una persona così? Decisi di vedere un film, e lui si mise a dormire, ma sognò, diceva "Mamma! Mamma rimani, ci siamo noi!" Cristel sentì le parole e mi chiese di svegliarlo. Appena lo sfiorai lui mi guardò stranito gli dissi che stava sognando e che urlava, lui mi sorrise lievemente, poi si girò. Dopo 10 minuti cominciò a raccontare: "L'ultima volta che la strinsi avevo 19 anni, ma il calvario cominciò quando avevo 15 anni, svenne un giorno mentre eravamo in cucina che preparavamo la torta al cioccolato per il compleanno di Cristel, lei era a scuola, ma io quel giorno non andai perché non stavo bene. Nonostante io avessi 15 anni il nostro rapporto era unico, per me era la mia migliore amica, non solo mia mamma. Ma quando cadde per terra mi sentii male, cominciai ad urlare, chiamai l'ambulanza e poi mio padre. Da quel giorno lei lottò con le unghia e con i denti pur di stare con noi. Ogni mattina si alzava sempre dal letto, anche senza forze, ci preparava la colazione. Riuscì a vincere contro quel mostro, ma fu solo un falso allarme, ce la portò via poi in un mese e da quel giorno la sogno ogni notte." Poggiai la testa sulla sua spalla e mi commossi, lui mi strinse la mano, segno che forse aveva bisogno di qualcuno con cui parlare, qualcuno che non lo conosceva, qualcuno che aveva solo voglia di capire cosa si nascondeva dietro alla sua corazza, qualcuno che aspettava di entrare nel suo mondo, ed io ero disposta a tutto pur di farlo!

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