CAPITOLO 28 - Per lei farei di tutto!

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FABIO
Tornare a Roma fu strano, dopo una giornata che passai a Catanzaro, preso tra discussioni accese e confidenze, tornare nella mia città significava affrontare tutto ciò che avevo lasciato.-Cominciai con mia sorella, che trovai in aeroporto e mi guardò scrutandomi con attenzione.

"Non hai nessun livido, come mai?" - "Perché non sono io che ho sbagliato." - "Non centra nulla, tu sei andato lì solo con l'intento di pestarlo, e soprattutto di dirgli tutto ciò che hai pensato in questi mesi su di lui."

Tornammo a casa, ma evitai quasi tutte le sue domande. In ufficio però mi piombò l'uragano Giulia che cominciò ad urlarmi contro di essere stato un irresponsabile. Poi la bloccai, durante il suo monologo di urla e pianti isterici: "Come sta lei?" - Si sedette, mi dimenticai quasi che lei fosse incinta, stava subendo troppe emozioni, doveva solo calmarsi e pensare a se stessa. - "Lei sta male, lei piange, lei ha bisogno di me, ma io non so che fare." - "Ehi, tu sei perfetta, pensi sempre al suo meglio. Tu più di restarle vicino non puoi far nulla. Deve capire sola che al mondo ci sono persone migliori di lui, fidati!" - "Ti va di parlarle?" - "Non saprei che dirle, ci ho pensato, ma lei non vuole che io sappia, quindi per il momento non è il caso." - "Va bene, tu invece come ti senti?" - "Meglio, mi sono liberato." - "Lo vedo, riesci a parlare senza innervosirti, è un evento raro." - "La tua vena spiritosa esce fuori in ogni momento, noto." - "Sempre. Ma Mattia deve venire?" - "Sì, devo parlargli, mi ha detto che passerà di qui tra poco." - "Allora io vado, e se eviti di dirgli che sono stata qui mi faresti un piacere." - "Perché non lo deve sapere?" - "Perché sono al settimo mese di gravidanza, e non vuole che esca. Quindi in caso se ti scappa digli che mi hai sentito per telefono." - "Odio mentirgli." - "Sapessi a me quanto odio omettere le cose a Manu, ma per te lo faccio, quindi tu devi farlo per me e per i tuoi figliocci." - "Mi fai sentire in colpa." - "Lo so. Ora me ne vado." L'abbracciai, lei era una vera amica, e sbagliai a giudicarla, il mio migliore amico, aveva scelto il meglio.

Dopo un'ora arrivò Mattia, che con il suo sguardo minaccioso entrò pensandomi di crearmi timore, ma scoppiai a ridere, e lui mi seguì. Si sedette e cominciò il suo susseguirsi di domande, a cui non diedi risposta, fin quando si fermò rendendosi conto che avevo bisogno di tempo, e soprattutto di liberarmi, senza essere sotto pressione.

"Scusami, solo che Giulia mi sta facendo diventare pazzo. Questi due giorni lei voleva aiutarvi entrambi, e mi faceva sentire in colpa, perché non potevo fare nulla. Siamo stati tutta la domenica sul divano aspettando una vostra notizia, ed entrambi eravate spariti nel nulla. Poi lei varcò quella porta, peggio di come arrivò qui ad agosto." - "In che senso? Ho sentito Giulia stamattina ma come al solito evita i dettagli." - "Si sente un continuo fallimento, l'unica cosa che Giulia spera è che il lavoro possa servirle come base per ricominciare." - "Quella è l'unica cosa che le darà la forza di sorridere ancora, e poi ci siete voi." - "Ci sei anche tu." - "Ancora per poco, devo dirti una cosa." - "Che è successo Fabio?" - "Mi hanno chiesto di trasferirmi a Milano, dato che hanno aperto una filiale lì, ed ho accettato circa un mese e mezzo fa, sei il primo a saperlo." - "E quando dovresti trasferirti?" - "Tra due settimane." - "Non ci credo, come mai questa scelta?" - "Ho sempre scelto pensando a mio padre, a Cristel, a te. Ma ho deciso di pensare a ciò che era meglio per me, e stare lontano da Manuela può farmi solo bene." - "Tu sei sicuro?" - "Sì, anche perché quando sono andato giù ho capito alcune cose, se un giorno sarà destino io e lei forse potremmo viverci, finalmente." - "Cos'è successo a Catanzaro?"

Lo sguardo triste di Mattia, il cambiare discorso, mi fece capire che lui ci stava soffrendo, la mia notizia lo aveva sconvolto, ma voleva comunque darmi forza e capire che cosa mi passava per la testa in quel momento. Alla sua domanda, su cos'era successo, ripensai esattamente a quello che accadde il sabato notte al mio arrivo.

Mi sentivo perso, arrivare in una città in cui sei stato solo una volta, beh non era il massimo, decisi comunque di affrontare Lorenzo il giorno dopo. Al mio risveglio lo chiamai immediatamente chiedendogli di parlare. Appena lo vidi la voglia di prenderlo a pugni prese il sopravvento, infatti andai e lo colpii, lui rise e disse: "Me l'ho meritato, hai ragione. Ora ti senti meglio?" - "No, non mi sento bene per nulla. Devo dirti ciò che penso di te." - "Dai sputa il rospo, sicuramente non saranno belle parole." - "Come hai potuto farle tutto quel male? In passato già lei ti aveva perdonato, ed ora di nuovo, ma come fai?" - "Tu non puoi capirmi." - "No, hai ragione non posso capire chi dice di amare, e poi dimostra tutto il contrario. Tu non la ami. Io quella sera ti ho chiamato, e mi sono fatto da parte, e tu lo sai." - "Cosa so Fabio? Cosa? Che tu la ami? Certo che lo so. So anche che lei se solo avrebbe saputo ciò che tu provavi non ci avrebbe pensato due volte a lasciarmi stare, perché non può minimamente immaginare che tu, stronzo e freddo come sei puoi esserti innamorato di lei, al punto di venire qui da me a minacciarmi." - "Lei non lo saprà mai. Ma io dovevo proteggerla da gente come te che non l'ha saputa apprezzare." - "Io ho sbagliato con lei, ma sono sicuro che se io avessi lottato un altro po' lei sarebbe ancora qui con me." - "Non credo proprio, la sua scelta l'ha presa prima del matrimonio." - Lui rimase scioccato, non si immaginava proprio quelle parole. - "E tu come lo sai?" - "Perché ormai non parlava più di te, doveva solo capirlo." - "Tu oggi credi di amarla?" - "Questi non sono fatti tuoi. Tu mi devi spiegare il perché del male che le hai fatto." - "Non c'è un perché, non eravamo fatti per stare insieme." - "Questa adesso è una scusa troppo scontata, la verità te la dico io qual è, sei solo uno stronzo che ama la bella vita e le donne. Tu non la meriti." - "Invece tu sì, vero? Tu che sei un codardo che non riesce a dirle ciò che prova per paura di un rifiuto." - "No, caro Lorenzo qui ti sbagli. Io non ho bisogno di dirle che la amo, non ho bisogno perché io a differenza tua quando ha bisogno ci sono, anche solo come amico. Tu dov'eri quando Giulia è stata male, e pensava di perdere la sua migliore amica? Quando lei è finita in ospedale per gli attacchi di panico? Quando non riusciva a dormire la notte per paura che quel maniaco fosse lì? Non c'eri. Chissà dov'eri, con altre donne sicuramente. Per me dirle ti amo è irrilevante. Basta poco per amarla, anche silenziosamente, anche da lontano, come faccio io. Ora preferisco andarmene. Te lo chiedo per favore, stalle lontano. Altrimenti, la prossima volta che tornerai nella sua vita non mi limiterò ad un pugno per rovinare il tuo bel visino. Ti metto sotto con la macchina." Me ne andai dopo avergli tirato un altro pugno, preparai la valigia e aspettai che Manuela se ne andasse per andare dai suoi. Appena bussai la mamma mi disse che lei non c'era ma che stava tornando a Roma, io le chiesi se potevo parlare con loro. Mi abbracciarono appena varcai la porta di casa, sentivo il suo profumo, e quello mi fece sentire a mio agio.

RICOMINCIO DA ME!La tua prossima ossessione. Scoprilo ora