Hero uscì dalla casa delle due e andò a fare il suo turno di lavoro.
In pratica si doveva scegliere le se le anime delle persone morte dovevano andare in paradiso o all'inferno e il suo resoconto veniva poi ricontrollato da svariati angeli.
Un lavoro noiosissimo, dove lo costringeva a leggere il riassunto della vita della persona stipulato dal purgatorio e poi decidere: una noia mortale.
Erano appena le tredici quando Hero entrò nella grande agenzia, si diresse verso il suo ufficio, si sedette sull'elegante sulla sedia girevole di pelle nera e aprì il computer per vedere quante anime avrebbe dovuto giudicare quel pomeriggio.
Sbiancò letteralmente quando vide l'enorme quantitativo: 375
I suoi piani di andare ad incontrare il leoncino erano completamente saltati, avrebbe dovuto passare li tutta la notte.
Prima di iniziare il suo stressante turno però mandò un messaggio a Lyon, convinto che stesse felicemente pranzando con tutti i Wgf.
'Cucciolo, questo pomeriggio non potrò venire da te come ti avevo promesso, ho un sacco di lavoro da fare in ufficio.
Sarò da te il prima possibile, ricordati che ti amo.
Ci vediamo micetto!'
Hero lo mandò felice, poggiò il cellulare poco più in là, in attesa di una dolce risposta e, iniziò con il suo noioso lavoro.
Da Lyon invece le cose non andavano meglio: il buio circondava, così come il silenzio.
Il castano era steso di lato, a fissare la parete spoglia, a fissare il vuoto.
Si sentivano solo i suoi respiri, ma lui non voleva sentire nemmeno quelli, voleva sparire.
I goccioloni salati e carichi di tristezza avevo smesso da circa mezz'ora. Ormai aveva finito tutte le lacrime. Forse.
Gli occhi rossi come il labbro inferiore del piccolo, torturato e preso a morsi dal suo possessore, erano un chiaro segno della sua immensa tristezza, contrariamente a come era la sua espressione... vuota.
I suoi occhi non erano più luminosi, non riflettevano più il colore dell'ambra, erano... vuoti.
Esattamente identici ai suoi pensieri... vuoti.
Era sotto le sue coperte, alzate fino alle spalle e ancora macchiate dal pianto isterico del leone.
Chiuse lentamente gli occhi stufo di dover fare anche quello sforzo, per cosa poi? Non lo sapeva.
Un campanellino acuto, ruppe quella stessa barriera di silenzio che lo avvolgeva e diede un motivo a Lyon di aprire gli occhi.
Una luce accecante proveniva da sopra il suo comodino, era troppo abituato al buio per guardare direttamente la fonte di quel bagliore.
Con svogliatezza si alzò e notò che era il suo cellulare che lo avvertiva che qualcuno gli aveva scritto.
"Perché non l'ho chiuso?" Pensò apatico Lyon.
Si mise a sedere e allungò la mano, pronto a prendere il cellulare, ma un ricordo lo colpì ferocemente, come un fulmine si abbatte sulla terra, come il vetro che si va ad infrangere, come una frana che lo prende in pieno.
'Ok, per questo merita un abbraccio!'
'Perfetto, io sono qui per questo'
Il solo ricordo di quell'abbraccio lo colpì al cuore.
Velocemente levò la mano per portarsela sopra al cuore e strinse il pigiama che indossava, in un pugno, quasi per far smettere il suo cuore di soffrire, di sanguinare.
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Dream
FanfictionI sogni portano le più strane realizzazioni e ancora non comprendiamo come la mente, nella sua complessità, crei scenari che, giusto prima di aprire gli occhi, ci sembrano la realtà. Lyon capirà la differenza tra sogno e realtà, ma non è detto che l...
