50. Did it with her

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|| HARRY'S POV ||

-Come sta?- chiesi impaziente al dottore.

Lui inizió parlare con una serie di parole per me senza un senso e allora persi la pazienza.

Le mie mani furono sul suo colletto, prima che me ne potessi rendere conto, e lo strinsi eccessivamente.

-Come sta la mia fidanzata? - gli urlai in faccia a denti stretti, scandendo bene ogni parola.

Il dottore continuava a non rispondermi e da lì a poco avrei sul serio perso la pazienza, ma per fortuna arrivó il fratello di Brook.

-Calmati- urló Lucas.

E bastó la sua voce troppo simile a quella di Brook, a risvegliarmi.

Con uno scatto tornai sulla scomoda sedia della sala d'aspetto e tornai con lo sguardo rivolto verso il vuoto.

Il dottore era evidentemente scosso e, dopo avermi riservato una occhiataccia, disse: - la ragazza si sveglierà a momenti, è svenuta...-

-Ma le sue condizioni generali?- chiese subito Lucas con sguardo indagatore.

- Le mancano pochi giorni...la situazione è precipitata. Mi spiace signor Sawer- biasicó il medico per poi quasi scappare fuori dal corridoio con la coda tra le gambe.

Lasciai che le parole del medico rimbombassero nella mia mente e poi mi accasciai sulla sedia.

Continuavo a passarmi le mani sulla faccia obbligandomi a non piangere.

Ma poi quando alzai lo sguardo vidi gli occhi di Lucas,di quell'azzurro identico a Brook, immersi di lacrime e io non resistetti piú.

Lasciai che le lacrime scorressero pesanti sulle mie guancie.

Lasciai che il mio volto si bagnó e che i miei occhi si gonfiarono.

Un rumore di un flash mi fece risvegliare.

Di scatto aprì gli occhi trovando di fronte a me un presunto paparazzo.

Credo che l'avrei ucciso se non fosse stato per un Louis comparso dal nulla che lo prese con forza e lo allontanó da me. Vidi il mio migliore amico urlargli contro e gliene fui grato dato che io non ne avevo le forze.

Appoggiai la testa contro il muro, continuando a piangere.

Mi accorsi veramente che ero vicino alla fine, alla fine della nostra felicità.

Mi chiesi il senso di tutto questo dolore,di tutte queste lacrime e di tutta questa debolezza.

Ma poi la risposta arrivó da sola, proprio quando mi accorsi di una fragile figura che ciondolava verso di me.

Portava un camice bianco che le arrivava alle ginocchia mettendo in evidenza le sue gambe ora magre come due grissini.

I suoi capelli colorati erano diminuti e qualche ciocca le ricadeva sulle spalle, mentre ne teneva alcune in mano giochicciandoci.

Si avvicinava con passo tremante ed ebbi la paura che sarebbe cascata da un momento all'altro.

Ma quando passai all'osservare i suoi occhi mi stupì sul serio: sorridevano.

I suoi occhi erano felici anche se il suo corpo sembrava crollare.

Mi guardava fisso e il modo in cui sorrise dolcemente mi fece capire che era arrivato il momento di asciugare quelle mie pesanti lacrime.

Pian piano si avvicinó, forse ci mise diversi minuti, e poi si sedette a fianco a me.

-Non saresti dovuta uscire- mormorai per poi farle cenno di sedersi in mezzo alle mie gambe.

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