Capitolo Ventidue {Evelyn}

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Mi avviai a passo svelto verso il bagno, cercando ovviamente di non cadere dai tacchi a spillo che indossavo.

Mi guardai allo specchio. I capelli si erano leggermente increspati e le morbide onde che avevo qualche ora prima non erano più così definite.

Avevo le guance arrossate e gli occhi brillavano di una luce che non riuscivo a decifrare. Mi sporsi in avanti, togliendo una ciglia dallo zigomo.

I miei occhi caddero sul collo, anch'esso arrossato. La mia mente, che quasi nuotava nel vino bianco, cercò di non ricordare l'intensità dello sguardo di Lewis. Il mio cuore però non ci riuscì.

Perché era qui? Speravo di trovare un po' di pace lontana da casa, ma invece eccolo là, nel ristorante in cui lavorava mio padre.

Quanto è piccolo il mondo.

Mi voltai con uno scatto improvviso verso le porte di vetro del bagno. Il mio cuore fece un tuffo.

Lo trovai lì, bello come sempre, mentre mi guardava.

Restammo a fissarci per un po'. Era così tra noi. Le parole erano superflue e ci dicevamo tutto con gli occhi.

Si avvicinò lentamente, appoggiando una mano sul piano di marmo bianco.

Fui sorpresa nel vedere che i suoi occhi, di un marrone intenso, brillavano della stessa luce dei miei, indecifrabile.

Abbassai lo sguardo per vedere com'era vestito. I jeans neri aderivano perfettamente alle sue gambe e ringraziai il cielo per quella camicia bianca che indossava, che metteva in risalto non solo la pelle scura ma anche le sue braccia muscolose.
Il mio corpo stava andando a fuoco e cercai di frenare il desiderio che avevo di lui.

Mi guardò di nuovo e seguii i suoi occhi che si soffermarono sul mio seno. Non ero l'unica, per fortuna.

"Chi era quel tizio, il cameriere?" Mormorò.
Sbattei più volte le palpebre, rielaborando ciò che aveva detto. Era geloso?

"Ti importa?" Risposi, mordendomi il labbro inferiore, poi continuai "Dato che siamo...cosa? Conoscenti?" Gettai la bomba.

Il suo viso cambiò. Un cipiglio gli si formò sulla fronte e il suo sguardo sembrava accusarmi di qualcosa che non avevo fatto.

"Siamo amici." I suoi occhi erano fissi sulle mie labbra.

"Gli amici non si baciano." Lo avvertii.

Lui sembrò non farci caso e mi baciò con così tanta intensità che le gambe mi tremarono ed ebbi paura che non riuscissero più a reggermi. Lui sembrò leggermi nel pensiero e mi sollevò con facilità, facendomi sedere sul piano. Il vestito mi si alzò e trasalii al contatto del marmo freddo con la mia pelle accaldata.

Lewis ne approfittò per sistemarsi tra le mie gambe e il vestito si alzò ancora di più, arrivando a coprirmi a malapena metà coscia.

Spostò le mani dalla mia vita al mio viso, facendole scorrere lungo le curve del mio corpo. Sfiorò il mio seno e poi mi sollevò di nuovo. Strinsi d'istinto le mie gambe intorno alla sua schiena. Tutto senza mai staccare le labbra le une dalle altre.

Ci staccammo solo quando non avemmo più fiato. Le sue mani bruciavano sulla mia pelle, lasciando però una scia di pelle d'oca.

Cercai di ricompormi, togliendo le mie gambe dalla sua vita, ma mi fermò con un movimento deciso, agganciandole nuovamente intorno al suo corpo caldo e sudato.

Gli misi le mani sulle spalle muscolose, accarezzando il tessuto della camicia bianca sotto le mie dita. Doveva costare un botto quella camicia, forse più di tutto il mio guardaroba, che già di suo non costava poco.

Guardai le mie mani e il suo collo. Amavo il contrasto tra la mia pelle chiara e la sua scura.

Mi lasciò un bacio a stampo sulle labbra ancora gonfie e poi passò al mio collo, lasciando baci bagnati qua e là e succhiando avidamente la mia pelle.

Lo spinsi piano, allontanandolo dal mio corpo. L'ultima cosa che volevo, in quel momento, era uscire dal bagno con un succhiotto enorme sul collo.

Mi guardò di nuovo. Avrei potuto annegare nei suoi occhi color cioccolato. Gli accarezzai le guance con le mani e gli spostai i capelli appiccicati alla fronte per il sudore.

Respirai pesantemente. Desideravo restare così per sempre.

Lui continuava a tenermi stretta, una mano sul mio fianco e l'altra sulla mia coscia, di poco sotto il vestito.

"Sei bellissima, te l'ho detto?" Sospirò. Gli soffiai sulle labbra e poi gli risposi, "No, non me l'avevi ancora detto." Gli sorrisi.

"Sei meravigliosamente bella. E amo questo vestito." Fece sfiorare le nostre labbra e chiuse gli occhi. "Anche Jeremy mi ha detto la stessa cosa." Mi azzardai a dire. Amavo quando era geloso e ancora di più il modo in cui fingeva di non esserlo.

"Chi è Jeremy, adesso?" Si lamentò, non allontanandosi di un solo millimetro.

"Il cameriere." Mi trattenni dal ridere quando vidi la sua espressione, un misto tra rabbia e gelosia.

"Ah quindi è così che si chiama." Ci pensò su e poi si allontanò de me, facendo scivolare le mani dal mio corpo. Tentai in tutti i modi di non piagnucolare per la mancanza di contatto.

"Devo fare due chiacchiere con questo Jeremy, allora." Disse, avviandosi alle porte di vetro.

Sbarrai gli occhi, saltando giù dal piano di marmo e mi affrettai ad andargli incontro. Gli tirai piano il braccio e lo costrinsi a girarsi indietro. "Non sei serio." Non sembravo per niente autoritaria, con i capelli arruffati, il viso accaldato e il vestito ancora mezzo alzato sui fianchi.

Mi portai le mani sulla gonna e la sistemai, sotto lo sguardo attento di Lewis.

"Solo se mi prometti che ti lascerà in pace." Mi presi qualche secondo per guardarlo. Aveva anche lui i capelli un po' arruffati e il viso, come il mio, era accaldato.

"Mi dispiace, ma non posso assicurarti niente." Lanciai un'occhiata veloce allo specchio, sistemandomi come potevo i capelli. "Pensavo che solo i fidanzati fossero gelosi, non anche gli amici." Dissi e alzai tacchi, lasciandolo nel bagno delle donne, con uno sguardo sorpreso e la pelle ancora sudata.

"Ce l'hai fatta, finalmente." Disse mio padre quando mi vide uscire dalle porte di vetro della toilette. "Si, scusate, il bagno era un po' affollato." Sorrisi, sapendo di aver fallito nel mentire.

I miei occhi guizzarono con uno scatto veloce verso le porte del bagno. Era ancora più bello con la camicia bianca arrotolata sulle braccia.

Mio padre e Kate non sembrano fare molto caso alla direzione del mio sguardo e salutarono le poche persone rimaste nella sala.

"Andy, tu va' con la tua auto. Io accompagno Evelyn, ha bevuto abbastanza e non credo sia in condizione di guidare." Forse Kate disse qualche altra cosa, ma non importava più di tanto. Ero concentrata nel guardare lui mentre raggiungeva i suoi amici, ancora seduti al tavolo e probabilmente intenti ad aspettare che uscisse dal bagno.

Uno dei suoi amici mi lanciò un'occhiata, notando il modo in cui continuavo a guardare Lewis. Gli angoli della bocca gli si alzarono, accennando un sorriso, e io distolsi lo sguardo, camminando invece verso l'uscita del ristorante.

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N/A
Eeeehilà!!
Eccovi un nuovo capitolo, questa volta scritto dal punto di vista di Evelyn.
Spero che sia di vostro gradimento! Inoltre volevo chiedervi una cosa: vi piacerebbe se dessi un volto alla nostra protagonista? Se sì, avete qualche idea? Vorrei sapere i vostri pareri a riguardo🙏❤️

P.s. Grazie ancora per i voti e i commenti!!!

Alla prossima💖

The interview||L.H.||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora