12 Ottobre.
Mancavano esattamente due mesi per il saggio invernale. Ogni giorno provavamo duramente ogni coreografia assegnata cercando di memorizzare al meglio ogni passo imparato. Le coreografie erano tutte bellissime e devo ammettere che erano state anche difficili da imparare, ma con dedizione, impegno e sacrificio tutto rislutava più facile e questo accade solo quando si ama ciò che si fa. Questa mattina in accademia ero sola, stranamente. Maria aveva delle visite da fare mentre Lara era tornata per qualche giorno a Torino in occasione del compleanno di suo nonno. Adoravo stare con le mie amiche, ma anche quando mi ritrovavo da sola riuscivo a stare comunque bene, mi ritrovavo in giardino poiché era ora di pranzo.
-Buh!- sobbalzo non appena sento la voce di Niccolò alle mie spalle, a quanto pare da un mese a questa parte il suo passatempo preferito era quello di comparire dal nulla facendomi spaventare
-Ma tu non hai delle lezioni da seguire piuttosto che spaventarmi?- gli dico guardandolo male. In un mese ci inco travamo spesso qui in accademia e sempre verso ora di pranzo
-Mi diverto più così- mi risponde con un sorrisetto piegando le spalle, con una leggera spinta si siede sul muretto accanto a me -cosa stavi facendo di così interessante?- mi chiede poi accendendosi una sigaretta
-Mi beavo della solitudine prima che arrivassi tu- rispondo leggermente seccata
-Che noia- calò il silenzio tra di noi, nessuno dei due sapeva cosa dire e a me stava bene così - stavo pensando- dics improvvisamente interrompendo il silenzio che si era creato
-Sei capace anche di questo? Mi sorprendi Moriconi- gli dico ridacchiando guadagnandomi un'occhiataccia da parte sua - va bene, se proprio ci tieni..a cosa stavi pensando?-
-Volevo andare in un posto, ti devo ancora un favore. Vieni con me- dice quasi con tono autoritario
-Punto primo, i favori sono due. Punto secondo la mia risposta è no- dico convinta della mia risposta capendo che avrebbe voluto saltare la prossima ora e sicuramente non avrei permesso che mi trascinasse con lui
-Punto primo non te lo stavo chiedendo. E punto secondo- fa una pausa guardandomi, lo guardo anch'io aspettando che continuasse la frase - non c'è un secondo punto, vieni con me e basta-
-Non salterò le mie lezioni per stare con te Niccolò- era più forte di me, proprio non sapevo trasgredire le regole, a dire il vero la maggior parte delle volte non riuscivo neanche a dire una bugia
-Miss perfettina, hai paura di trasgredire le regole che ti vengono imposte?- chiede con un sorrisetto, facendomi sbuffare sonoramente
-Non ho paura di trasgredire le regole, è che proprio non mi va- dico con tono ovvio ma questo lo fece solamente ridere - perché non ci porti la tua ragazza?-
-Per una volta non ti succederà nulla Azzù- dice afferrandomi per mano e trascinarmi con lui verso non so dove. A quanto pare non riusciva ad accettare un no come risposta.
Se c'era una cosa che più odiavo era proprio saltare le lezioni. È sempre stata una sfumatura del mio carattere o forse era solo il fatto che non lo avevo mai fatto e si, mi dispiace ammetterlo ma Niccolò aveva ragione, trasgredire le regole mi metteva paura. Ci trovavamo di fronte ad una porta di ferro, Niccolò la apre e fingendosi galantuomo mi lascia passare per prima, mette il suo zaino tra la porta per non farla chiudere del tutto in modo da non restare bloccati quando poi saremmo dovuti andare via. Quello che mi si presentò avanti agli occhi era davvero bello, ci trovavamo sul tetto del palazzo dove c'era l'accademia e si poteva vedere benissimo un panorama fatto interamente di palazzi, dove se alzi il braccio puoi toccare il cielo con un dito e trovai il tutto estremamente rilassante. Sentivo lo sguardo di Niccolò addosso, nonostante ci parlassimo da un mese ancora cercavo di trovargli un difetto e ancora cercado di capire il perché avesse iniziato a parlarmi
-Quindi Azzurra D'Ambrosio, pensi di dire qualcosa o preferisci stare in silenzio?- dice Niccolò interrompendo il silenzio che si era creato
-Cosa vuoi sapere?- gli chiedo continuando ad osservare avanti a me
-Voglio sapere di te-
-Non c'è molto da dire. Sono di Roma, i miei genitori sono separati e studio danza da che avevo quattro anni- gli dico in breve - e tu invece, cosa mi dici di te-
-Non c'è molto da dire, sono un tipo ribelle, non mi piace stare alle regole e sono venuto qui per far contento mia madre e poi scrivo canzoni da quando avevo quattordici anni- dice piegando le spalle. Mi si avvicina poggiandosi con la schiena vicino alla balaustra fatta in cemento incrociando i piedi. Continuava a guardarmi e io iniziavo a sentirmi in imbarazzo sotto il suo sguardo
-Perché proprio la danza?- mi chiede dopo molti minuti passati in silenzio
-Ballare è tutta la mia vita, riesco a sentirmi me stessa- gli dico osservandolo a lungo - tu perché scrivi?-
-Ho sempre scritto, forse per sentirmi meno solo- mi risponde piegando le spalle - mi esprimo meglio così- continuammo a parlare per molto tempo e stare in sua compagnia si era rivelato anche piacevole. Niccolò era simpatico e anche molto e ci avevo visto giusto le prime volte che l'ho visto: era diverso rispetto agli altri. Aveva un modo tutto suo di vedere le cose, era un pessimista cronico. La sua visione del mondo e delle persone era molto diversa dalla mia, io cercavo di notare sempre il buono in tutto mentre lui si limita ad osservare i fatti per quelli che sono. Ho anche scoperto la sua grande passione per Peter Pan, diceva che si sentiva un eterno bambino e che infondo anche lui era spaventato dal dover diventare grande. Quello che sapevo per certo era che avesse una fidanzata, avevo lo sfondo del suo cellulare quando controllò l'orario. Mi aveva parlato di lei, dei loro alti e bassi, dei loro caratteri abbastanza simili ma mi ha anche detto che era l'unica che riusciva a tenergli testa, infondo quando stai con una persona da tempo essa riesce a capirti e conoscerti fino in fondo. Ed era quello che io non riuscivo mai a tenere testa a qualcuno lasciavo sempre che fossero gli altri a calpestarmi. Quando mi cimentavo in qualcosa mettevo sempre tutta me stessa lasciando che spesse volte erano proprio gli altri a decidere per me, infondo come era successo adesso con Niccolò: nonostante gli avessi detto di no mi ritrovavo lo stesso sul tetto con lui a parlare si qualsiasi cosa.
-Mi piacerebbe vederti ballare- dice guardandomi
-A me piacerebbe sentirti suonare- gli dico sinceramente, nonostante mi avesse detto che stava accontentando sua madre infondo sentivo che era quello che gli piaceva fare. Ci guardiamo per qualche secondo, in realtà non so dire per certo per quanto tempo, però posso dire che ero attratta dai suoi occhi: marroni. Erano magnetici, mi ci persi a fissarli a lungo, tanto a lungo che non mi accorsi che lui era ad un millimetro dalle mie labbra
-Dovremmo andare- dissi in un sussurro allontanandomi da lui.
Spazio autrice:
Ehii come state?
Sono tornata con una nuova storia. Spero che vi piaccia anche perché voglio renderla diversa da quella precedente. Ad ogni modo fatemi sapere cosa ne pensate
Un bacio, Anna.
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Dodici-ULTIMO
Fanfiction-Ballare è tutta la mia vita, riesco a sentirmi me stessa- gli dico osservandolo a lungo - tu perché scrivi?- -Ho sempre scritto, forse per sentirmi meno solo- mi risponde piegando le spalle - mi esprimo meglio così-
