Ventiduesimo Capitolo

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NOTA AUTORE :

Se c'è qualche errore vi chiedo scusa ma apparte che non mi sento bene, sono davvero morta di stanchezza e persino Rileggere il tutto è stato difficilissimo quindi appena starò meglio lo correggerò nuovamente.

Per adesso buona lettura.

Nelle settimane seguenti mi fecero le peggio torture, mi sfamarono appena riducendomi ad uno stato indescrivibile. I combattimenti ormai erano all'ordine del giorno e sul mio corpo riporta diverse cicatrici di battaglia, l'unica cosa che mi ancorava alla mia umanità era il piccolo gatto mannaro che mi leccava le ferite ad ogni incontro, regalandomi anche delle dolcissime fusa ogni sera per conciliarmi il sonno.

Edgar disse che prima di portare qui i miei amici doveva divertirsi con me, ma in realtà sospettavo che la vera ragione fosse un altra: secondo me per rendere le cose credibili si presero del tempo per fargli dare dei falsi indizi in modo tale da non far sospettare della lealtà di Dariusz per poterlo riusare in caso di fallimento, e per far sì che non spifferassi nulla in giro dovevano piegare la mia volontà ed annientare anche la mia umanità per farmi tacere proprio come fecero con gli altri presenti qui in questa stanza.

Il dolore divenne intenso, troppo per via dei combattimenti e della gabbia elettricità che non mi dava mai pace, per non parlare di tutti gli sperimenti che mi fece il dottore portandomi ad uno stato di aggressività mai raggiunto prima d'ora, iniziavo a capire del perché gli altri fossero in questo stato, loro sopportavano tutto questo fin dalla nascita, a mio parere era già un miracolo che fossero vivi, io a differenza loro iniziavo ad essere sempre più stanca e priva di forze ad ogni giorno che trascorreva, persino pensare era diventato impegnativo.

All'improvviso fecero irruzione nella stanza Edgar e Margherita discutendo animatamente su non so quale questione, ma sembrava parecchio contrariata da come si dimenava.

<<No Edgar e troppo, sai che non accetto questo genere di cose è solo un bambino>>

Di quale bambino stavano parlando? Improvvisamente un brivido mi cammino lungo la spina dorsale, avevo una brutta sensazione riguardante questa storia.

<<Non è un bambino e uno di quei mostri, pensi che quando diverrà grande sarà diverso da loro? >> Gli disse Edgar i dicandoci per poi proseguire rispondendo da solo alla sua domanda : <<No tesoro, sarà una bestia priva di emozioni esattamente come gli altri, ucciderlo ora significa prevenire la crescita di uno spietato assassino ecco perché è giusto>>.

Guardai il mio piccolo amico peloso di fianco a me, sembrava tranquillo troppo ad essere onesta e questo mi fece capire che non comprendeva ciò che dicevano perché essendo trattato sempre come un animale non aveva mai imparato il nostro linguaggio, così come gli altri, ma io invece avevo capito benissimo loro volevano uccidere quel povero piccolo indifeso e stranamente anche Margherita era contraria forse perché essendo una madre provava empatia verso questo piccolino, fatto sta che eccetto che sbuffare e mostrarsi chiaramente in disaccordo non aggiunse nient'altro, limitandosi a rispondergli di fare come gli pare.

Non potevo credere alle mie orecchie, davvero volevano far del male a quella creatura? Perché? A quale scopo? Forse volevano solamente riuscire a piegarmi prima dell'arrivo dei miei compagni fatto sta  che sentì una rabbia pervadermi il corpo, iniziai a sbattere la faccia contro le sbarre urlando e ringhiando verso quelle due creature viscide per attirare la loro attenzione, e così fu ma questa volta non parlai ad Edgar ma bensì a Margherita facendo leva sulla carta della mamma:

<<Come puoi accettare una cosa del genere, e un bambino esattamente come lo era la tua piccolina. Dici di odiarci e ritenerci creature prive spietate ma se uccidi un bambino innocente sarai esattamente come tutti noi. Un mostro senza cuore>>.

Margherita a quelle parole non ci vide più, corse verso di me impugnando un paralizzante elettrico, me la puntò contro e grazie hai cavi metallici l'elettricità invase il mio intero corpo facendomi urlare di dolore.

<<COSA NE PUÒ SAPERE LA STESSA DONNA CHE HA AVUTO IL CORAGGIO DI DIVORARE VIVO UN NEONATO>> Mi urlò Margherita con le lacrime agli occhi.

Non volevo che Margherita commettesse i miei stessi errori, non immaginava minimamente quanto potesse essere struggente il ricordo e la consapevolezza che tu eri l'assassino, ricordare ogni sera quegli occhi così innocenti e privi di consapevolezza mentre i genitori in fin di vita mi imploravano di fermarmi. No, Margherita non sapeva a cosa andava incontro e la conoscevo bene da sapere che un simile gesto l'avrebbe distrutta nel profondo nonostante ora sia colma di rancore e odio nei nostri confronti, rimane comunque un bambino innocente il quale lo avrebbe avuto sulla coscienza per tutta la vita.

<<Margherita e solo un bambino proprio come la tua all'epoca, non commettere il mio stesso errore>> dissi provando a farla ragionare, ma inutilmente perché quella pulce di Edgar gli si era messa al suo fianco sussurrandogli che erano nel giusto, e che noi eravamo uno sbaglio della natura.

Vedevo chiaramente che era combattuta e nonostante sapesse nel profondo che ciò era sbagliato si fece vincere dalla sete di vendetta ordinando a due Omega di prendere il bambino nella mia gabbia e di bruciarlo vivo davanti hai miei occhi. Provai a difenderlo con tutta me stessa ma ero troppo priva di forze e dolorante per via del elettricità per contrastarli ed alla fine riuscirono a strapparmelo dalle mani.

Piangevo, urlavo disperatamente di lasciarlo andare mentre egli miagolava nella mia direzione come per chiedermi aiuto ed io ero qui legata, ingabbiata ed inerme davanti ad un simile gesto barbarico.

In breve tempo fu allestito un altarino con un palo di legno e della paglia sotto di essa in modo tale da rendere le fiamme più violenti e feroci, legarono il bambino allattare facendolo tornare in forma umana grazie all'erba gatta. Edgar si avvicinò al bambino con una torcia in mano, ai giro verso di me con un ghigno strafottente per poi passare la torcia alla compagna sussurrandogli :

<<L'onore e tuo, per tutto quello che ti anno fatto... Per tua figlia morta o giustamente>>

Urlai ancora una volta a Margherita di non farlo, la pregai di fermarsi di avere pietà per quel povero bambino ma fu tutto inutile perché voltandosi lentamente verso di me con gli occhi segnati dalle lacrime mi rispose a denti stretti:

<<D'avvero? La stessa pietà che tu hai avuto per mia figlia?>>.

E detto ciò buttò la torcia infuocata hai piedi del bambino appiccando l'incendio... Fu indescrivibile l'orrore che provai in quel momento egli urlava, piangeva emettendo delle urla disumane. Persino molti licantropi deviarono lo sguardo da quella scena così priva di umanità, in un angolino invece vi era anche Dariusz che piangeva silenziosamente facendo crescere in me una strana sensazione... Desideravo la morte di ogni presente in quella sala, se solo uscirò mai di qui dovevano pregare chi sa quale divinità in loro aiuto perché pur costo di morire io gli avrei fatti fuori tutti, dal primo all'ultimo, Dariusz compreso.

Avevano ucciso la vecchia Amber, creandone una nuova fredda e spietata che ardeva dentro di lei la fiamma della vendetta, dovevano pagare per i loro crimini e così sarà creerò una colonia così grande da spazzare via dalla faccia della terra la ragazza dei licantropi... Li volevo morti, proprio come loro avevano ucciso quel povero bambino senza alcuna pietà io non ne avrei avuto per loro: ne per i loro figli, ne per le loro madri e così via, ormai la rabbia si era impossessata del mio corpo ed assieme a loro anche la razza umana doveva morire....


































































































































































































































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