Capitolo 14: Scemi, o cosa?

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L'odore all'interno di casa Kors non era cambiato di una virgola rispetto a come se lo ricordava Lauren.

La madre di Kevin, la signora Madeline Kors, possedeva da sempre una vera adorazione per quei profumini elettrici, azionabili solo con il passaggio del corpo.

Sì, uno di quelli con rilevatore di movimento, che riesce a spaventare a morte, fare sobbalzare dalla paura l'ignaro passante.

Lauren ricordava esattamente dove la madre di Kevin amasse piazzarli e, pertanto, non si spaventò.
Al passaggio, l'arnese spruzzò nell'ambiente una copiosa quantità di deodorante. Profumo di rosa, o qualcosa di simile, ma comunque un'aroma dolce e floreale.

Seduti l'uno di fronte all'altra nel salottino dei Kors, Kevin osservò meglio l'amica di infanzia. Lauren non era cambiata molto negli ultimi due anni, se non per via dei chili persi e dei capelli un po' più lunghi.
Era ancora bellissima, anche privata della vista. I suoi occhi scuri riuscivano ancora a comunicare, come non fossero mai stati spenti dall'irruenza di qualcuno.
Qualcuno che, a detta di Kevin, non poteva essere stato proprio Franklin.

《Come te la passi?》D'improvviso Kevin ruppe il silenzio imbarazzante.

《Sono stata meglio. Tu invece, come te la passi?》

Kevin si rese presto conto che Lauren non fosse giunta a casa Kors per una banale visita di piacere volta a rimembrare i bei tempi andati. C'era stata una punta di acidità nella sua voce, nella risposta che gli aveva fornito, che al ragazzo non potè di certo passare inosservata.

《Io sto bene. Quest'anno mi sono diplomato. Ora lavoro nell'azienda dei miei. 》

I Kors possedevano da decenni una piccola ditta di trasporti situata proprio in Dublino centro. Per lo più generi alimentari e prodotti locali, ma anche tessuti e pellame.

《Di che ti occupi?》

Lauren fissò i propri occhi in un punto dritto a sé, convinta di trovarci la sagoma di Kevin. Non si stavano trovando a discutere piacevolmente, entrambi ne furono più che convinti, sin dal principio.

《Di imballaggi e controllo merci. Senti, posso sapere perché dopo due anni di silenzi piombi in casa mia e fingi che non sia mai successo nulla?》

Lauren si rese conto del fatto che Kevin volesse saltare i convenevoli.
Meglio, pensò, smettendo di tartassarsi le unghie.

《Non posso essere quì per puro piacere?》

《Dal tono di voce che hai, direi di no.》convenne lui, versando del liquido in un bicchiere. Ne porse un altro verso Lauren, ma l'invito a bere venne sapientemente rifiutato.

《Ho ricevuto un messaggio, circa dieci giorni fa. Al momento non l'ho più, altrimenti te lo farei ascoltare. 》

A parte per il sottile, ma secco, intervento di Lauren, la casa ricadde nel silenzio. Persino i profumatori per ambienti provarono l'ebrezza della paura.

《Che genere di messaggio? Mi spiace Lauren. Non ti seguo.》

Ancora stavano giocando al gatto e al topo?

《Di recente, Franklin è stato quì?》

Lauren percepì un trambusto, un bicchiere infrangersi e dei piedi pesanti sul pavimento. Kevin si fece avanti nella sua direzione e a giudicare dal modo, la domanda non doveva averla presa molto bene.

《Dovresti andare via.》l'afferrò per un braccio con l'intenzione di spingerla verso l'uscita. A Lauren quel tocco violento provocò del fastidio, ma non per il contatto in se. La irritò constatare che Kevin fosse rimasto il solito vigliacco.

Cold Winds [COMPLETA IN REVISIONE]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora