Capitolo 22: Delusioni

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《Non ho voglia di scontrarmi con te, in nessun senso. Togliti di mezzo.》

《Penso tu non abbia scelta.》

Lauren si trovò tra due fuochi. Da un lato, Stephen volto a proteggerla e a proteggere sé stesso, d'altro, Kevin Kors, probabilmente intenzionato a regolare una vecchia questione ancora aperta. Una regolazione di conti.

《Allora è così che stanno le cose. Te la fai con lei. 》sibilò furente Kevin.

《Non sono cose che ti riguardano. Te l'avevo detto già. Stanne fuori. 》

Lauren si portò lontano da Stephen e altrettanto distante da Kevin. Per l'ennesima volta si sentì sola.

《Cosa significa questa storia? Perché ti ha rinominato con il cognome del mio medico?》chiese, più confusa che mai.
Come facevano a conoscersi?
Perché tanto astio?
Sopratutto, perché Kevin l'aveva chiamato Colton?

《Perché non glielo spieghi tu, Colton? Sicuramente Lauren apprezzerà conoscere la verità per voce tua. 》

L'atmosfera si incupì ancor di più. Lauren andava ancora attendendo una risposta, una spiegazione a quello strano incontro che, alla fine, non le sembrò più così tanto casuale.

《Sei il figlio di Colton?》la bocca le si contorse in una smorfia di disapprovazione. Tutto, avrebbe potuto pensare ad ogni cosa, ma non a questo.

《Te lo avrei detto.》Stephen tentò di avvicinarsi, ma Lauren fece un passo indietro. Si allontanò da lui come se tutto d'un colpo fosse diventato un estraneo. Lui non era più il ragazzo che aveva conosciuto nella sala d'aspetto di uno psicologo.

《Sono tutte bugie quelle che mi hai detto?》dopo tanto tempo, gli occhi di Lauren traboccarono di lacrime amare.
Si sentì talmente delusa da non potersi trattenere. Lui le aveva davvero spezzato il cuore, così come non le era mai successo. Ogni giustificazione sarebbe stata vana, ma Stephen ci volle provare lo stesso.

《C'è un motivo per cui non te l'ho detto. Non volevo mi giudicassi e mi allontanassi solo perché figlio del tuo psicanalista. Volevo mi conoscessi solo come Stephen. Sono io che ti piaccio, non la mia storia!》

Lauren scosse la testa, sorrise, ma per nulla divertita.
Lui non le sarebbe piaciuto mai, non più.

《Ti sei inventato una serie infinita di cazzate. Una situazione famigliare al limite dell'assurdo. E per cosa? Per farti accettare? 》la rabbia prese il posto del dolore. Lauren serrò la mascella, contrariata.

《Non ho detto solo bugie. Mia madre vive davvero a Ballymun. Convive là con il suo nuovo uomo. 》

Un applauso si intromise nel duello verbale. Kevin andava godendosi la scena, sempre più preso dalla piega che la conversazione aveva preso negli ultimi minuti.

《Non me ne importa nulla, Stephen! Mi hai mentito e questo basta per farmi un'opinione diversa su di te.》riprese fiato
Sentì di pretendere risposte, una volta per tutte.
《Com'è che vi conoscete?》

《Questa è decisamente una bella storia.》

Lauren percepì Kevin più vicino di quanto avesse voluto. Una breve pausa, prima di riprendere il racconto dell'ironico incontro.

《Sono venuto a cercarti da Colton. Ero da poco stato dai tuoi zii. Si sono fatti scappare notizie succulente, mi hanno fatto intendere fossi da un medico per sottoporti all'ipnosi. Non è stato difficile trovare Colton, è l'unico che in Dame street fa questo genere di cose. Ero venuto per mettirti in guardia, Lauren. È un ciarlatano. 》

《Non ti permettere... non offendere mio padre. Non è un ciarlatano. 》intervenne Stephen, fiamme e fuoco nella voce.

《Mi permetto, lo faccio eccome. Invece di parlare con Colton, mi sono imbattuto in questo energumeno che tu hai per fidanzato. 》lo indicò, con strafottenza. 《Mi ha letteralmente cacciato dallo studio. Non ci è voluto molto per capire si trattasse del figlio dello psicologo. Ho chiesto un po' in giro. Sono tutti in combutta contro di te, Lauren. Apri gli occhi. 》

《Siete tutti in combutta contro di me! Tu compreso! Sei venuto allo studio solo per dissuadermi dal ricordare gli orrori prodotti da tuo cugino!》finì con il riferirsi a Franklin, come al solito.

Kevin si fece più vicino, ma Lauren afferrò il cellulare, pronta per chiamare la polizia, qualora ce ne fosse stato bisogno.

《Statemi lontano, tutti e due. Siete uno più bugiardo dell'altro. Mi fate schifo.

Si allontanò con decisione, senza bastone e senza capire dove, in realtà, si stesse dirigendo. Tutto ciò che sentì, altro non fu che la delusione, lo sdegno, nei confronti di due persone di cui si era fidata. Capì di aver riposto male le proprie aspettative.

Stephen le corse dietro, incapace di farsi ascoltare.

《Ti devo delle spiegazioni, dovresti almeno ascoltarmi.》

《Non credo proprio di essere in grado di farlo. 》Lauren proseguì, dritta per la propria strada. Con una mano scacciò l'ennesima lacrima dal viso.

《Fermati, solo un momento.》la afferrò per un polso, obbligandola ad arrendersi.

《Non voglio sentire niente di quello che hai da dirmi. State facendo di tutto per farmi soffrire ancora di più, vi state davvero impegnando un sacco. 》si liberò dalla presa.

《Forse all'inizio ho sbagliato a non dirti nulla. Mi sei piaciuta, volevo conoscerti e, nascondermi dietro ad una bugia, mi era sembrata la cosa migliore. Ma ora è diverso, sono al corrente di cose che dovresti sapere. 》

《Non voglio sapere più nulla da te.》

《Mi dovresti ascoltare! Io so di Franklin, so tutto!》

Lauren bloccò l'avanzata sul marciapiede. Si voltò verso Stephen.

《Tu non sai niente di lui.》
Al solo sentir nominare il nome di Franklin le tremarono le gambe.

《Sono sicuro di aver ascoltato una conversazione, qualcosa che meriti di sapere. 》cercò di farsi ascoltare, ma ottenne l'ennesimo rifiuto. Lauren si tappò le orecchie, spingendo gli indici in profondità. Serrò gli occhi, con l'intenzione di scacciare la voce del ragazzo fuori dalla testa e dal cuore. Tutto, pur di allontanarsi da Stephen.

《Non voglio più avere nulla a che fare con te, né ora, né mai. Lasciami perdere. 》

Gli voltò le spalle, intenta più che mai ad andarsene. Kevin seguì la scena da spettatore, ma abbastanza vicino per farsi un'idea di tutta la faccenda.

《Sei stato un vero coglione, lo sai? Avresti potuto dirle la verità, su tutto. 》 disse il giovane, arrivato sino al fianco di Stephen per intimidirlo nuovamente.

《Lo avrei fatto, se solo tu non ti fossi impacciato negli affari miei.》

《Farle sapere la verità sarà più complicato del previsto. Avresti dovuto lasciarmi parlare con lei, quella volta in cui avevo avuto l'occasione, allo studio di tuo padre. 》

Forse Kevin aveva ragione. Forse Stephen avrebbe dovuto lasciargli carta bianca, la possibilità di poter parlare a Lauren. Si era sentito tremendamente geloso, alla vista di quel bel ragazzo biondo, al punto da desiderare solo di allontanarlo da lei. Eppure Kevin non era mai giunto allo studio del padre per corteggiare Lauren, ma per dirle una cosa che entrambi avevano intuito, una notizia che avrebbe cambiato le sorti della vita di lei. Stephen si rese conto di essersi giocato male le sue carte, sin dal principio.

Si preoccupò di trovare il numero di telefono degli zii, per informarli di ogni cosa. Del fatto di non aver potuto evitare di perdere Lauren, la quale andava ancora girovagando da sola per Dublino, alla mercé di qualsiasi pericolo.
Si preparò ad una violenta discussione, una ramanzina meritata. Aveva fatto una promessa e non era stato capace di mantenerla.
Qualsiasi cosa gli zii avessero detto, se la sarebbe meritata tutta. Aveva fallito con Lauren, in tutti i sensi, e non se lo sarebbe perdonato mai.


Cold Winds [COMPLETA IN REVISIONE]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora