Freddie
La porta è chiusa a chiave.
Le guardie stanno arrivando.
Sento i loro passi che si avvicinano.
Il piano sta andando a rotoli, ed è colpa di questa stupida porta.
Mi passo una mano sulla fronte imperlata di sudore.
Basta lamentarmi.
Annebbio solo il mio cervello privandomi della capacità di ragionare.
Mi tocco il petto, e le mie dita trovano conforto a contatto con la catenina alla quale non ho mai smesso di credere.
Me la slaccio e la ammiro per qualche istante, illuminandomi in un sorriso.- A-abbi fede, Freddie...e i tuoi sogni si avvereranno - la voce di Roger mi ritorna in mente, e con essa quel meraviglioso momento che stavamo vivendo.
E che potrà ritornare, se solo faccio come mi ha detto il mio amore.A quel punto alzo lo sguardo sulla serratura di ferro della porta, per poi tornare a guardare la catenina, e quel piccolo crocifisso.
Che fa al caso mio.
Più di qualsiasi altra stupida e comune chiave.
Stringo il ciondolo tra i polpastrelli tremanti e lo infilo nella serratura, facendole fare mezzo giro.
Per puro miracolo, si apre, e io finalmente mi tuffo nella realtà.
I colori del mondo sono più vividi, accesi come vernice fresca stesa sul dorso di un capolavoro.
Roger è il mio capolavoro, che mi permette di vedere il mondo da un'altra prospettiva, nuova, mai esplorata prima, proprio perché prima, lui non c'era.
È lui il senso della mia vita.
Devo andare a riprendermelo.Brian
Apro gli occhi.
Mi ritrovo rannicchiato in un furgone che mi è molto familiare.
Non ci do poi tanto peso e richiudo gli occhi, cercando di dormire.
Vengo sballottato da una parte all'altra più e più volte, fino a quando, capisco.
Sussulto, sbarro gli occhi, e mi ritrovo davanti due guardie penitenziarie, che mi scrutano con sguardo vigile, entrambi armati di pistola puntata su di me.
Do un'occhiata all'autista, per quanto riesco dato che è separato dal resto della vettura da una grata di ferro.
È attento alla guida, ma ogni tanto butta un'occhio allo specchietto retrovisore, e i suoi occhi mi fissano con un'espressione mista a terrore e odio.
So benissimo che cosa sta succedendo.
Mi stanno trasferendo in un altro carcere.
Così come stanno facendo con Deacy, a giudicare dal furgone che stiamo seguendo.
Alzo un angolo di sorriso.
Tutto sta andando secondo i piani.
Ora però, devo farmi venire in mente qualcosa al fine di continuare correttamente secondo il piano.
Mi guardo le mani, ammanettate e ferite ai polsi, proprio dove poggiano le pesanti manette di puro acciaio.- Signori...scusate. - a quel punto, le guardie sobbalzano, colte di sorpresa. - Non volevo disturbarvi, ma il fatto è che stavo dormendo così bene...fino a quando un dolore lancinante ai polsi non mi ha fatto svegliare. Queste manette mi stringono troppo, potete giudicare voi stessi...me ne potete procurare delle altre? - le due guardie si guardano allibite, mentre io le guardo beffardo, trattenendo una risata.
Non sono guardie esperte, sono giovani, e senza esperienza.Sarà una passeggiata metterle K.O.
Così, una delle due sospira, fruga nella tasca tirando fuori le chiavi e si inginocchia ai miei piedi, un po' titubante, aprendo le manette.
Che dilettante, non ha nemmeno preparato le altre manette.
A quel punto, gli tiro un pugno in pancia, facendolo tossire, per poi girarlo e afferrargli la mano che teneva la pistola, facendogli premere il grilletto e sparando tre colpi in pieno petto al suo amico, che cade a terra privo di vita senza aver nemmeno provato a sparare.
Dopo quel primo cadavere, decido di puntare all'autista, così atterro la guardia premendo un ginocchio sulla sua schiena per tenerla ferma, e sparo mirando allo specchietto retrovisore, che si spacca in mille pezzi di vetro e uno di essi si conficca nel suo occhio.
L'autista caccia un urlo di dolore, e così facendo perde il controllo del mezzo, andando a sbattere su un albero.
L'impatto è violento, e io perdo la pistola di mano e cadendo, lascio libera la guardia che tenevo ferma.
Il ragazzo si libera, e, con mani tremanti, ha il coraggio di prendere in mano la pistola fissandomi spaventato.
La punta sul mio corpo, ormai sdraiato in un angolino, ma io lo guardo con sufficienza.- Coraggio, sparami. Dritto al cuore - una goccia di sudore scivola dal capo del giovane.
Così, con un sorriso sadico, lo colpisco in faccia con un calcio e mi approprio della pistola, uccidendolo con due colpi in piena fronte.
A quel punto però, vengo colto di sorpresa, e due mani robuste mi circondano il collo, stringendo forte.
È l'autista.
Perdo nuovamente la pistola, e cerco di allentare la presa ferrea dal mio collo, ma non riesco, è troppo forte.A quel punto però, sento che qualcuno apre la porta dell'autista, e poi uno sparo.
La mia pelle si colora interamente di rosso, e la presa dell'autista si allenta, fino a svanire del tutto.
L'uomo cade sul sedile, privo di vita, e io mi volto per guardare incredulo il volto del mio salvatore.
È John, mi ha salvato.
Come al solito.
Faccio roteare gli occhi, e scendo dalla macchina.- Sei cosparso di sangue... - gli faccio notare io, aprendo l'altra porta e tirando fuori il cadavere dell'autista dai piedi.
- Ti sei visto te? Ti è esploso un cervello nei tuoi amati capelli... - controbatte John, facendo lo stesso con gli altri due cadaveri.
- Niente male, Brian...ma come al solito ti devo sempre salvare il culo io - mi canzona lui, e io gli faccio una smorfia.
- Su, non perdiamo tempo inutilmente. Andiamo a salvare Freddie -
Freddie
Cammino senza meta sul tetto da un po', attendendo nervoso Brian e John.
E se il piano non fosse andato come sperato?
Se li avessero catturati, o peggio, uccisi?
E tutto questo, è soltanto colpa mia.
Ma, ad un tratto, prima che mi demoralizzi del tutto, vedo un furgone della polizia, e due poliziotti in divisa scendono dopo aver parcheggiato proprio dietro la recinzione.Uno di essi, il più alto, mi fa un cenno con il braccio, e io sorrido, riconoscendolo.
Il secondo, John, non si gira nemmeno una volta verso di me, ma porge una corda a Brian che la lancia nella mia direzione.
Io la prendo al volo, per poi annodarla saldamente alla grondaia e iniziare a calarmi giù dal penitenziario.- Ce ne hai messo di tempo...si vede che non sei un criminale professionista... - commenta ironico John, con il viso sporco di sangue secco, una volta raggiunta la terraferma.
Io, tra un affanno e l'altro per via della discesa, inorridisco al loro aspetto.
- Ragazzi...vi siete attenuti al piano o vi siete un po' fatti prendere la mano? - alla mia domanda, John si stringe nelle spalle, e Brian, guardingo, mormora
- Ragazzi, io starei qui a parlare con voi anche tutto il giorno...ma dobbiamo andare, vi ricordo che siamo davanti al carcere più pericoloso d'Inghilterra... - a quell'avvertimento, balziamo tutti in macchina e Brian si mette alla guida, partendo a stecca verso la libertà.
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Come Amare Sull'orlo Del Baratro-Froger
FanficInghilterra, 1926: Michael Taylor, un ricco banchiere in cerca di un pianista che suoni nelle sue feste, assume Freddie Bulsara sotto consiglio del figlio Roger, interessato a lui in una forma ben lontana da una semplice amicizia.