6. Il demone pt.2

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Anche nelle due notti consecutive il sogno fu sempre lo stesso, sempre lo stesso vicolo buio che scopriva due cadaveri e quella cosa, che ogni tanto cambiava forma. Niente più uomo anonimo col coltello che mi minacciava, niente più assassino che si avvicinava col respiro pesante. Perché il sogno era cambiato? Per via della ricerca? Potevo essere così suggestionabile?

La terza notte, però, il sogno prese una piega diversa. Ero nello stesso vicolo buio, la donna e il bambino avevano già fatto la loro comparsa e anche l'uomo era lì a guardarmi sofferente. Questa volta al suo grido l'immagine non venne accecata da un fascio di luce ma illuminata. Ecco l'immagine di un giovane sorridente, che teneva per mano una ragazza, forse quella ragazza. Poi l'immagine cambiò di nuovo e adesso l'uomo martoriato giaceva ai piedi della donna morta, il bambino non c'era più e lui urlava e piangeva. Per un attimo mi sentii confusa, come se ciò che vedevo non avesse senso, come quando si guarda un film e nel bel mezzo del film compaiono i messaggi promozionali. Lo stesso giovane, dall'aspetto angelico ma sofferente mutò completamente: gli occhi lucenti divennero scuri e opachi, i lineamenti fini e dolci del volto s'infossarono e irrigidirono fino a diventare orribili cicatrici e i denti perfettamente bianchi divennero fauci da belva. Senza dire parola, la bestia affondò gli artigli neri nel collo della donna che iniziò a sprizzare sangue, con un volto sgomento si gettò a terra.

Gli occhi scuri e infossati della bestia mi fissarono per un po', prima di spegnere la luce che m'impediva di tornare a vedere il giovane che pativa sotto il peso del proprio corpo martoriato.

Mi svegliai di soprassalto. Riuscivo ancora a vedere quegli orribili occhi vuoti, come le orbite dei teschi ma più spaventosi.

Mi alzai, guardai la sveglia sul comodino. Le sei e venti. Era sabato, tra dieci minuti mi avrebbe comunque svegliato il bip insistente della sveglia, quindi decisi di alzarmi dal letto e trascinarmi in bagno per prepararmi a un altro giorno di scuola.

Mentre lavavo i denti, non potevo fare altro che pensare all'orribile mostro-demone che avevo visto nel mio sogno. Così, senza pensarci due volte, lo disegnai su un altro foglio del mio blocco. Non sapevo perché ma, nonostante quei disegni mi facessero venire la pelle d'oca al solo vederli, mi sentivo un po' meno pesante, disegnandoli. Come se scaricassi la pesantezza di quel pensiero sulla carta, come se cedessi a lei il fardello di doverlo sognare. Eppure continuavo a farlo.

«E questo cos'è?» chiesi a Tore più tardi, nell'ora di inglese.

Lo guardò per qualche secondo, come se lo stesse studiando, poi, con totale assenza di interesse, passò lo sguardo dal disegno a me. «Mi hai preso per un interpretatore di disegni?» chiese.

«Lascia stare.» Abbassai il blocco da disegno che tenevo sollevato all'altezza dei suoi occhi.

Lui però lo prese tra le mani, guardando senza attenzione la carta. «Da quando sei interessata ai demoni?» chiese con quella che parve sincera curiosità.

Scrollai le spalle. «Non lo so, non mi interessano. È solo che, dopo la ricerca... non so ho iniziato a sognarli.»

Trattenne una risata. Io non sapevo nemmeno perché gli stavo raccontando quella cosa. «Sogni demoni?»

Scossi la testa, infastidita e gli strappai di mano i miei disegni. «Non sogno demoni, ok? Non sono neppure sicura che siano demoni. Sogno...» omicidi. Tacqui, pensando che forse dire di sognare omicidi era peggio di sognare demoni.

«Cosa?» m'incalzo.

Sospirai e riposi il blocco dentro lo zaino.

«Sogni l'omicidio tanto spesso?» chiese.

Il Pezzo MancanteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora