11. Altalena pt.1

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Stava per finire la prima ora, quella di italiano, e Tore non era venuto, di nuovo. Era possibile che lo stesse rifacendo? Dopo quello che era successo il giorno prima, si sarebbe assentato di nuovo? Che motivo aveva di fare così? Che poi questa volta era stato diverso: la prima volta, quel sabato, era stato solo un impeto guidato dall'alcol, senza alcun coinvolgimento di nessun genere.

Questa volta era diverso, mi aveva baciata come se ne avesse un bisogno quasi fisico, potevo sentirlo nella sua stretta, nella sua bocca e vedevo nei suoi occhi quel desiderio in assenza di malignità che lo rendeva semplicemente la persona più dolce che avessi mai visto e, incredibile da dire, la più vulnerabile.

Non era una cattiva persona, lo sapevo, tutto quello che mi aveva mostrato fino ad allora era stato solo il suo vano tentativo di proteggersi dal mondo, da un mondo che con lui non era stato affatto buono. Forse non c'erano tre personalità di Tore, forse la sua vera e unica personalità era quella che mi aveva mostrato la sera prima, quella che mi aveva raccontato della sua famiglia - mi chiedevo ancora quale fosse la verità, pensai che i secondi dovessero essere i genitori adottivi - e della sua infanzia con quella punta di malinconia sul volto. Aveva deciso di aprirsi con me, come a ricambiare la sua invasione della mia sfera personale, quando mi aveva letta. Lo aveva fatto spontaneamente, mettendo a nudo la sua parte nascosta, quella che non gridava "sono un super-figo stronzo e mi vado bene così" ma "sono una persona normale e insicura, posso essere accettato?". Tutto questo glielo avevo letto negli sguardi ma cominciai a credere di aver inventato tutto, di aver immaginato tutto a tal punto da crederci veramente.

Forse davvero c'era un solo Tore ma forse era quella brutta e orribile personalità stronza che spesso ostentava e forse mi ero fatta una decina di film mentali su come questa fosse solo la sua corazza per difendersi dal mondo. Forse era solo lo stronzo che avevo paura fosse e stava solo continuando a divertirsi, provando anche a sedurmi da sobria solo per divertimento.

Mi sentii di colpo super stupida, ero caduta nei suoi giochetti? Si stava veramente prendendo gioco di me e io perdevo le giornate a pensarlo? In quel momento me la presi con Alice per avermi fatto capire quanto fossi presa da lui. Se lei non me l'avesse detto, non sarebbe successo tutto questo e adesso non mi sarei ritrovata come una stupida ferma ad aspettare che la personalità mutevole del mio compagno di banco decidesse di venir fuori. Capii di essere ancora più stupida, nel darle la colpa, e tirai fuori il cellulare, rispondendo al messaggio della sera prima che avevo volutamente ignorato in attesa di una versione ufficiale o, quantomeno, di capirci qualcosa.

Non ti ho detto nulla, stasera, perché non volevo che gli altri capissero. Ma io ho capito: DIMMI SUBITO CHE COSA È SUCCESSO.

Diceva infatti il suo messaggio, a cui risposi:

G: Non lo so nemmeno io che cosa è successo ieri. Comunque oggi mi guardano tutti un po' in modo strano, anche tuo fratello ogni tanto mi guarda e sorride, come se pensasse a qualcosa di divertente.

G: Barbara non la smette di guardarmi da quando sono arrivata.

A: Barbie è solo invidiosa, non c'è da meravigliarsene, si vede che il suo intento è giocare con lui, come ha sempre fatto con i ragazzi. Gliel'ho visto fare anche con quel cretino di mio fratello.

Ciro era un ragazzo meraviglioso e qualsiasi ragazza poteva ritenersi fortunata ad averlo. Di sicuro né io né Alice volevamo Barbara nella sua vita: non se lo meritava proprio.

Dimmi la verità, vi siete baciati?

Mi scrisse poi.

G: Sì, non so neanche come sia successo

G: Non è venuto a scuola oggi.

A: Che cosa?? Perché?

G: Ho smesso di chiedermi perché Tore fa quello che fa

Il Pezzo MancanteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora