Alice mi aveva mandato un messaggio chiedendomi di rinviare all'indomani il nostro incontro e così, qualche ora dopo, mi ritrovavo di fronte a una porta con un'enorme insegna che gridava La Perdizione. Tore era riuscito letteralmente a trascinarmici dentro. Quindi aspettai che il buttafuori all'ingresso ci facesse entrare per odiarne ancora di più l'atmosfera.
Con mia sorpresa, scoprii che l'atmosfera della perdizione trasudava spensieratezza e atarassia ovunque. Era qualcosa di decisamente fantastico. Decisi che quella sera anch'io mi sarei per una volta sentita solo una comune diciottenne in un locale e non la diciottenne con problemi economici e familiari.
Sentii le labbra di Tore solleticarmi un orecchio mentre sussurrava: «Questa notte è per te, principessa. Prenditi una pausa; starò io lucido per entrambi.»
Scossi la testa istintivamente, lui non era il tipo da "starò lucido per entrambi". «No.» dissi ad alta voce.
Mi mise una mano su un fianco, guidandomi verso il bancone. Anche attraverso la maglietta il suo tocco mi trasferiva quella sensazione di bruciore, quel fuoco e quel ghiaccio. «Non devi ubriacarti, principessa, basterà solo che ti rilassi un po'.»
Magicamente, il barman mi allungò una coppetta con un liquido azzurro semitrasparente all'interno, decorato con cannuccia nera e una foglia di menta sul bordo.
«E questo cos'è?» chiesi indicando il bicchiere.
Piegò un angolo della bocca in fare di sorriso. «Manda giù, non pensarci... altro che Red Bull!»
«Di cos'è fatto?»
Tore spinse il bicchiere nella mia direzione. «Non ci pensare.»
Presi un sospiro e obbedii, tutto d'un fiato. Avrei voluto iniziare con qualcosa di leggero ma non mi aveva lasciato scelta.
Nonostante il colore freddo, quel cocktail era qualcosa di totalmente diverso dall'impressione che la colorazione dava. Nel momento in cui mandai giù il liquido azzurrino, la gola, fino allo stomaco, fu percorsa da benzina e bruciata da una fiamma. Stranamente la testa iniziò a pulsare. Ma non era ancora nulla.
«Ehi, vacci piano, principessa.» mi avvertì Tore, togliendomi il bicchiere dalle mani. «Vogliamo toglierci un po' di pensieri e non entrare in coma etilico.»
«Devo rilassarmi, no?» Mi ritrovai a ridere, mentre chiedevo al barista dietro il bancone un altro di quello.
«Non conoscevo questo tuo lato... divertente.» disse con voce suadente, mentre si avvicinava pericolosamente. Per un attimo avvertii il bruciore sottopelle che la sua vicinanza mi procurava, ma quando iniziai a tracannare l'intero contenuto del bicchiere, quel bruciore sempre più forte fu gradualmente sostituito dal bruciore alla gola e dal martellare che sentivo in testa.
«Tutti abbiamo un lato nascosto.» Feci io, avvicinandomi senza quasi avvertire il sottopelle bruciare. Sembrava quasi un avvertimento, il fuoco che sentivo dentro quando ero vicina a lui.
«Vuoi conoscere il mio lato nascosto?»
No pensai ancora troppo lucida per adeguarmi a un locale come La Perdizione. Presi anche il suo bicchiere e mandai giù di botto. «Non lo so ancora.» Iniziava a girarmi pericolosamente la testa. Adesso sì che era arrivato tutto insieme. La testa iniziava a giocarmi brutti scherzi, le gambe quasi cedettero ed ero sicura che non sarei stata in grado di ballare come le persone che avevo davanti. Non sapevo se il suo cocktail fosse uguale al mio. Comunque ci provai, spinta da qualche bicchiere in più, che mi aveva sicuramente disinibita, riuscii a ballare quasi disinvolta e più ballavo più mi sentivo viva, più ballavo più mi veniva voglia di farlo. Presi Tore per una mano e lo costrinsi a seguirmi nella pista, in mezzo a tanti altri ragazzi che si muovevano in ogni direzione, mentre luci e un po' di fumo bianco annebbiavano le nostre viste. «Che ti prende, principessa?» Tore dovette urlare per farsi sentire, la musica mi rimbombava nelle orecchie a un volume spaccatimpani ma non importava, mi stavo lasciando andare.
«Voglio un altro di quelli» dissi
Tore rise e scosse lievemente la testa, il suo volto era di mille colori, illuminato dalle luci intermittenti. «Ti faccio bere io qualcosa di forte.»
Ci riavvicinammo al bancone e lui si avvicinò al barista, chiedendogli qualcosa che le mie non mi permise di sentire.
Continuammo così a mandar giù degli shot, uno dopo l'altro, alternando ad alcuni qualche "contorno" come del sale, del limone o del succo di frutta. Tutta roba che non bevevo da tempo. Piano piano tutto cominciava a essere più confuso ma sentivo quella sensazione di spensieratezza ed euforia che non sentivo da tempo. Ne avevo bisogno.
Fece un passo avanti, sorridendo di mezzo lato e allontanò tutti i bicchieri vuoti che c'erano nella porzione di bancone di fronte a noi. Mi urtò dolcemente, facendomi barcollare. Sentivo la pressione del suo corpo sul mio, schiacciato contro il bordo del bancone. Infilò le mani nelle tasche del mio giacchettino e mi attirò a sé, senza smettere di spingermi verso il bancone.
«Che credi di fare?» gli dissi, ridendo.
Mi guardava con quel suo mezzo sorrisetto da personalità uno, quella che odiavo ma, per qualche motivo, in quel particolare contesto non mi importava. «Che c'è, principessa, hai paura?»
Scossi la testa, ancora bloccata dal suo corpo che mi ancorava al bancone e lui premette le sue labbra contro le mie. Sapevano di menta e di alcol. All'inizio non seppi che fare, se fossi stata lucida, ero certa che l'avrei allontanato ma nonostante ne fossi consapevole, non ne fui capace. Avrei dovuto odiarlo per il modo in cui si stava approfittando di me e per un attimo quest'idea mi balenò in mente. Ma non ero capace di concretizzare un pensiero del genere. Tutto ciò che venne poco dopo il contatto fu dolore e gioia, fuoco e ghiaccio, ancora una volta. Una sensazione di perfetto errore mi pervase completamente.
Ricambiai il bacio, sentendo i suoi denti dritti e coi bordi perfettamente lisci. La testa mi diceva di staccarmi ma qualcosa dentro di me mi attaccava a lui come una calamita al frigo o, peggio, come due potentissime calamite. Mi strinse il labbro inferiore tra i denti, mordicchiandolo dolcemente poi, con poca più forza. Quel bacio, più che un primo bacio, sembrava un bacio familiare, come se le bocche si conoscessero, come se si muovessero da sole a una danza che entrambe conoscevano abbastanza bene. Come due ballerini che ballano insieme da anni e si ritrovano a improvvisare un nuovo ballo. Un nuovo bacio.
Mi voltai di colpo, staccandomi da lui. «Non avevamo un discorso in sospeso, noi?» non seppi nemmeno perché lo dissi. Ero quasi sicura che fosse così, ma non capii il perché. Subito dopo averlo detto, dimenticai il motivo. C'era qualcosa che la mia mente mi stava nascondendo. Per un attimo dimenticai anche perché avessi deciso di entrare in un locale del genere, perché avessi deciso di bere e perché fossi incollata a Tore. O perché lui lo fosse a me. Decisi di divertirmi e lasciare che il corso degli eventi procedesse da solo.
«Dimentica l'inferno.» disse solleticandomi la guancia in un sussurro, quando si staccò da me. Sfilò le mani dalle mie tasche e me le strinse in vita, attirandomi con più forza a sé.
Mi baciò il collo, poi tornò alle labbra, per niente timido. Feci per allontanarmi indecisa, quando fui colta da un capogiro.
Voltai la testa, vidi altri bicchieri da un lato e del caffè dall'altro. Scossi la testa. «T-Tore» balbettai. Strizzando gli occhi. Sentivo un forte fischio alle orecchie e il capo pesante. Per qualche secondo mi vidi costretta a fermarmi e sorreggermi.
Quando alzai gli occhi, Tore aveva ancora quel ghigno stampato sul volto. «Che c'è, principessa?» mi mise un braccio attorno alla vita, sorreggendomi. «Ci siamo andati pesanti?»
Anche le sue parole per un attimo mi sembrarono rimbombare per farsi spazio tra i fischi già presenti nelle mie orecchie. Ma ero quasi certa che non fosse solo l'alcol a farmi quell'effetto.
«Ehi» disse un po' più serio, prendendomi il viso tra le mani. «Vuoi uscire un attimo?»
Scossi la testa, confusa. Cercai di fare un passo ma barcollai. Sarei caduta se Tore non mi avesse afferrata per un braccio. In quel momento, il bruciore che era sparito dopo qualche bicchiere, quello sottopelle coperto da quello interno provocato dall'alcol, tornò. Più intenso di prima. Più vivo e invasivo di prima.
Sentivo il gelo impadronirsi della mia pelle e delle ossa e il sottopelle dominato dall'arsura. L'arsura. Il gelo. L'inferno.
Anche il gelo brucia, pensai.
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Il Pezzo Mancante
ParanormalGiulia è una normale diciottenne al suo ultimo anno di liceo quando il suo cammino incrocia quello di Salvatore Esposito (Tore), un ragazzo con un fascino da "bad-boy" sexy ma talmente misterioso ed enigmatico da metterle i brividi. Lei lo aveva già...
