« 𝐴𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑢' 𝑏𝑢𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑢𝑜' 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑛𝑜 » ⭐️
Benvenuti nel primo libro di questa serie di immagina. Spero che apprezzerete la storia!🫶🏻
Mi s...
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"Take, take, take it all, but you never give"
Su richiesta⚡️
Immagina...
Lavorare per lo S.H.I.E.L.D. era sempre stato il mio sogno. Ero entrata nell'esercito per poter fare qualcosa che aiutasse davvero la società, qualcosa a cui potevo contribuire direttamente. Avevo iniziato a lavorare per quella società circa cinque anni prima e mi ero subito ambientata ma era cambiato tutto dopo il fatidico incidente.
Un guasto elettrico aveva colpito la struttura. Era notte fonda ma io ero rimasta alla torre per poter finire di compilare le ultime scartoffie e finire il mio lavoro. Mentre uscivo, di fretta a causa dell'allarme scattato, un cavo scoperto mi era apparso davanti e mi aveva colpita senza che potessi evitarlo. La mattina seguente mi avevano trovata e portata di corsa in ospedale, l'infermeria della torre in realtà.
Da quel giorno il mio corpo era cambiato e l'elettricità aveva iniziato a far parte di me. Tony Stark l'aveva saputo, mi aveva preso sotto la sua ala e col l'addestramento stavo imparando a controllarmi. Con qualche difficoltà ero riuscita a guadagnarmi un posto alla torre e presto, secondo Tony, avrei avuto anche un posto tra gli Avengers. Inoltre l'elettricità non aveva solo iniziato a prendere possesso del mio corpo ma era arrivata anche al cervello aumentando le scosse passanti tra le sinapsi di esso. Ero diventata, inspiegabilmente, più intelligente, reattiva e sveglia.
«T/n?» la voce del signor Stark mi riscosse dai miei pensieri facendomi roteare sulla sedia girevole, le avevo sempre adorate «Sei di nuovo rimasta qui tutta la notte?» annuii in modo innocente.
«Potrei aver risolto il nostro problema» annunciai soddisfatta «Ho lavorato tutta la notte e dopo tanti caffè, bibite gassate e calcoli ho capito...» spiegai per filo e per segno al mio capo tutto ciò che avevo scoperto. Mi sentivo come se stessi per impazzire, avevo lavorato così tanto a quel progetto e avevo bisogno che funzionasse, almeno quella volta.
Il collaudo finì male, come i 17 precedenti «Non ti abbattere T/n. Il tuo lavoro e il tuo intelletto sono eccezionali, riproverai» feci una smorfia e sbattei la penna sul tavolo frustrata. Un calo di tensione fece cadere la stanza in una leggera oscurità per qualche secondo «Credo che dovresti prenderti una pausa adesso. Tra un paio d'ore Cap ti aspetta per l'addestramento» mi appoggiò una mano sulla spalla e annuii richiudendomi nei miei pensieri.
Mi alzai e camminai tra i corridoi pensierosa sperando che il tempo passasse velocemente. Ad un mezz'oretta dall'allenamento mi andai a preparare: top sportivo, leggings e sneakers. Arrivai in palestra con un leggero anticipo e i nervi ancora a fior di pelle. Avevo sempre odiato fallire in qualcosa e farlo ripetutamente non era certo la migliore delle situazioni. Dall'incidente controllare le emozioni era diventato veramente difficile e fondamentale, ogni minimo sbalzo di umore poteva rivelarsi quasi fatale.
Senza che me ne fossi accorta avevo iniziato a fare su e giù per la stanza «Nervosetta oggi?» Steve entrò guadagnandosi un'occhiataccia da parte mia. "Nervosetta" era dire poco «Tony mi ha-»